15 marzo 2013: quinto incontro di Lectio di Quaresima
Venerdì 15 marzo – Lectio divina, a cura della Cappella universitaria (don Lucio Gridelli)
Lc 24, 13-35 : i discepoli di Emmaus
L’ultima lectio di questa Quaresima 2013 è stata dedicata alla lettura e commento di un brano del Vangelo di Luca (24, 13-35) “I discepoli di Emmaus” ed è stata guidata da don Lucio Gridelli, che ama molto questo brano e per questo lo ha scelto per noi. Don Lucio è un anziano sacerdote molto amato in Diocesi e che nella sua vita di sacerdote ha ricoperto una grande quantità di incarichi. Quello che però non ha mai lasciato è l’assistenza spirituale agli scout (il baloo degli scout) e degli universitari. E’ in questa veste che è stato invitato al Veritas. Don Gridelli è stato anche professore di matematica e fisica nei licei triestini e la sua formazione scientifica trova riscontro nella sua essenzialità e capacità sistematica che abbiamo apprezzato anche in occasione di questa lectio. In partenza don Lucio si chiede perché Luca ci racconti dell’incontro di Gesù risorto con questi due discepoli dei quali troviamo solo un accenno nel Vangelo di Marco e nulla negli altri. Luca scrive 30 anni dopo la resurrezione per la sua comunità che si domanda come si può incontrare Gesù ora che non è più visibile: il suo perciò è un discorso didattico. Gli occhi dei discepoli erano impediti a riconoscere Gesù in quel forestiero che si era loro accostato lungo la strada: quattro sono gli elementi che hanno aperto loro la possibilità di riconoscere il Signore. Quattro gli elementi che sempre sono necessari per incontrare il Signore Gesù e perché i nostri occhi si aprano: l’attenzione al forestiero che passa – i discepoli accettano di accompagnarsi con Gesù che in quel momento non riconoscono ed anzi sembra a loro un forestiero -, l’ascolto della Scrittura secondo la capacità di recezione di ciascuno – Gesù spiega a loro le Scritture, cominciando da Mosè -, l’Eucarestia – i discepoli lo riconoscono nello spezzare il pane – e il confronto con la Chiesa – i discepoli fanno subito ritorno a Gerusalemme per raccontare agli Undici il loro incontro col Signore e come l’hanno riconosciuto nello spezzare il pane -.
Tutti e quattro sono indispensabili: l’incontro e l’accoglienza dell’altro, l’ascolto della Parola, la grazia del sacramento e la comunione nella Chiesa. Tuttavia, come ci insegna Matteo 25, quella indispensabile assolutamente è la Carità, l’accoglienza dell’altro. La Parola, l’Eucarestia e l’appartenenza alla Chiesa senza la Carità sono pratiche vuote, riti inutili che non ci consentono di incontrare veramente il Signore. La Carità anche da sola può muovere gli uomini di buona volontà all’incontro con Dio e su quella saremo giudicati. (Caterina Dolcher)
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13 marzo 2013: “Chiesa e modernità: risvolti ed echi della crisi modernista”
Mercoledì 13 marzo 2013, con inizio alle ore 18.30 avrà luogo un incontro con Giovanni Miccoli, storico di Trieste, su: ” Chiesa e modernità: risvolti ed echi della crisi modernista“
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8 marzo 2013: quarto incontro di Lectio di Quaresima
Venerdì 8 marzo 2013: Lc 9, 28-36. La trasfigurazione
Lectio divina di Quaresima guidato da Angelo Occhioni (Comunità di Sant’Egidio)
Venerdì 8 marzo si è tenuta la quarta lectio di quaresima tenuta da Angelo Occhioni, membro della comunità di Sant’Egidio.
Il brano di riferimento della lectio è quello del vangelo di Luca dove si narra della trasfigurazione di Gesù Cristo (9,28-36).
La Quaresima non è un tempo qualsiasi, è un periodo durante il quale, pur continuando la nostra vita ordinaria, siamo chiamati a riconsiderare il nostro rapporto con Dio. Questi giorni che ci separano dalla Pasqua, possono essere giorni di un vero e proprio cammino interiore, perché stare con Lui lasciandoci guidare dalla sua presenza, dalla sua parola e dal suo esempio, ci aiuta a far crescere in noi gli stessi sentimenti di Gesù.
Il vangelo ci presenta Gesù che sale sul monte assieme ai tre discepoli a lui più legati: Pietro, Giacomo e Giovanni. Anche noi oggi siamo condotti in un luogo alto quando veniamo strappati dal nostro egocentrismo. Gesù si lega a quel gruppetto di uomini, impasta la sua vita con loro, pur sapendo che sono deboli, fragili, limitati, ma proprio per questo li prende con sé e non li lascia da soli, anche se non sempre capiscono.
La Quaresima è il tempo della speranza di Dio su di noi e sul mondo, è il tempo in cui cambiare il cuore per ritrovarlo. Siamo chiamati ad essere grandi! Ad esserlo nell’amore e nella fede! Senza visione e senza fede finiamo per perderci e quindi restiamo piccoli e legati alla terra. È Gesù che apre agli uomini del mondo la via del cielo. Saliamo insieme, non da soli, saliamo insieme a Gesù sul monte per aprirci alla visione larga del mondo e del cielo. Occorre salire in alto per vedere in modo diverso la vita di ogni giorno.
Nulla di finito può colmare il nostro cuore, afferma Occhioni, scegliamo allora l’ascesi del cuore: il digiuno dall’orgoglio, che gonfia e ci rende miseri; la preghiera confidente e insistente che allarga e cambia il cuore; l’elemosina, il dono gratuito che ci fa trovare l’altro divenendo suo prossimo. Lì sul monte, vicino a Dio, Gesù prega e nella preghiera il suo volto cambia aspetto. L’ascolto, il colloquio personale con Dio, il silenzio, cambiano il cuore. La comunione con Dio “trasfigura” Gesù, lo rende luminoso, lucente, bello come solo l’energia dell’amore sa fare, amore che è la stessa forza straordinaria della resurrezione.
“Il suo volto cambiò d’aspetto e iniziò a splendere come il sole e la sua veste divenne candida e sfolgorante”(v. 29). Gesù non si trasforma in un’altra persona, commenta Occhioni, la sua bellezza sfolgorante è l’amore che dona e che ha dentro e che riceve da Dio. La sua umanità contiene e riceve da Dio la luce che non finisce. Così anche la nostra povera umanità diviene diversa quando ascoltiamo il Signore e quando ci rivolgiamo a lui! È l’amore che ci cambia.
La sicurezza non è mai da trovare in sé, ma sempre nella Parola di Dio. La sicurezza è nella voce del Padre che dice: “Questi è il figlio mio, l’eletto; ascoltatelo !”.
La Trasfigurazione non è una bellezza finta, virtuale, immaginaria, conclude Occhioni, è la pienezza della nostra vita, è magnificenza e bellezza. La gloria rivela l’anima, l’identità più profonda di una persona. Dobbiamo vedere solo Gesù ! Non vedere nient’altro, non farsi distrarre da niente, ma avere occhi solo per lui. Cari amici, ascoltiamolo e riconosciamo la sua presenza nella sua parola, nel suo corpo che ci dona la forza di amarlo, nei fratelli e nei poveri che sono i suoi e nostri fratelli più piccoli. Infatti per conservare quella luce e quella presenza, dobbiamo scendere con Gesù verso l’umanità. Salire con lui nell’amore e nella preghiera, ma poi scendere con lui nel servizio e nell’umiltà verso gli altri. (Vitaliano Raimo)
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2 e 3 marzo 2013 Lectio: “Il ruggito del Signore”
Segnaliamo la lectio del libro del profeta Amos guidata da p. Cesare Geroldi S.I., promossa dall’associazione Cardoner (il cui programma è scaricabile dal sito www.cardoner-ts.it)
L’incontro si svolge con orario 9.15-12.30/ 15.15-18.39 presso il Centro Pastorale “P. Enrico Mariotti S.I.” in via del Ronco, 5 – Trieste.
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1 marzo 2013: terzo incontro di Lectio di Quaresima
Venerdì 1 marzo: Mt 20, 1-16 : i lavoratori nella vigna. Lectio Divina con commento di don Valerio Muschi, della Pastorale giovanile.
Valerio Muschi ha voluto far precedere il cap. 19 di Matteo sul giovane ricco come premessa del brano sui lavoratori della vigna (Mt 20, 1-16) per sottolineare la tensione tra merito e grazia: “E’ più facile per un cammello entrare nella cruna di un ago che un ricco entrare nel regno dei cieli”, “Chi si salverà? Impossibile agli uomini non a Dio”, “Molti dei primi saranno ultimi, degli ultimi primi”.
La parabola. Riguarda la vigna, quindi Israele e la Chiesa. C’è anche qui una tensione tra i lavoratori che a varie riprese vanno a lavorare e la paga riservata a ciascuno, tra l’improvvisazione della chiamata e il lavoro duro sotto il sole, tra la vigna vastissima e il padrone instancabile e la scarsa qualificazione degli operai, non ultima la loro comparizione all’ultimo momento. Dov’erano prima? Cosa facevano?
La parabola sottolinea la libertà, la giustizia e la magnanimità del padrone che non si lascia condizionare dai mormorii di alcuni che lo ritengono illogico e ingiusto.
Torna in questa parabola il contrasto del giovane ricco tra le cose osservate fin dalla giovinezza e il Regno di Dio, tra l’opera umana e il dono di grazia ben superiore.
Israele è geloso dell’inserimento dei pagani arrivati alla fede nell’ultimo momento? E la Chiesa ha da lamentarsi se qualcuno non cristiano la supera in giustizia e carità?
Il trasporto con cui don Valerio parlava l’abbiamo capito dopo: anche lui è un operaio dell’ “ultima ora”. E’ nato nel ’75; “illuminato sulla via di Damasco”, prete solo dal 2000, coltivava prima una passione non proprio confacente con lo stato sacerdotale, la musica. Dopo aver sostenuto il peso di diversi ministeri come cappellano dal 2012 è parroco di Santa Rita. Per 5 anni ha seguito la Pastorale giovanile. Attualmente all’impegno pastorale associa quello di frequentante i corsi ecumenici all’Istituto San Bernardino di Venezia. Frequenza il linea con la parabola commentata.
E in Pastorale giovanile ha imparato la gratuità e l’imprevedibilità. Quei giovani che trovano poco spazio all’interno della Chiesa, che non hanno voce e che invece – come i lavoratori della vigna – possono essere portatori di istanze nuove, nuovi linguaggi. (Come le recenti elezioni politiche insegnano). Stare dalla parte degli ultimi, senza giudizi, come chi sta con la Comunità di San Martino al Campo: questa è la lezione attuale della parabola dei lavoratori della vigna. (Mario Vit)
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Dimissioni Papa
11 febbraio 2013
Quella che segue è la trascrizione integrale della dichiarazione con cui Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni. La dichiarazione è stata rilasciata oggi, durante il Concistoro per tre canonizzazioni.
Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.
Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti.
Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.
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27 febbraio 2013: Presentazione di: “Al monte santo di Dio. La mia vita con la comunità di Dossetti”
Mercoledì 27 febbraio, alle ore 18.30, suor Cecilia Impera della Piccola Famiglia dell’Annunziata, presenta il libro: «Al monte santo di Dio. La mia vita con la comunità di Dossetti» (Il Margine editore).
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22 febbraio 2013: secondo incontro di Lectio di Quaresima
Venerdì 22 febbraio 2013 – 1 Pt 5, 1-4: le guide della comunità. Lectio Divina con commento di don Roberto Pasetti, direttore della Caritas Diocesana
Questa serata è stata dedicata alla lettura e commento di un brano estratto dalla Prima Lettera di Pietro (5,1-4) dedicata agli “anziani”.
Don Pasetti ha voluto chiarire subito come gli anziani non siano solamente i presbiteri, i saggi, ma tutti noi – “anziani nella fede” in quanto abbiamo fatto esperienza di Dio – chiamati ad essere “stranieri e pellegrini” in cammino verso la Gerusalemme Celeste che è la vera meta. Noi chiamati alla bellezza.
È stata interessante la sottolineatura di come Pietro esorti e non imponga agli anziani di pascere il gregge. Questo compito va svolto “non per forza ma volentieri” (5,2) e nella gratuità.
Gli spunti di riflessione sono stati molti e hanno saputo smuovere in noi partecipanti pensieri diversi. Riguardando non solo il ruolo dei presbiteri nella Chiesa, ma anche quello di tutti noi che vogliamo testimoniare con le nostre scelte di vita il nostro credo (l’“essere anziani nella fede”), accogliendo volentieri la volontà del Padre, ne è scaturito un ricco e coinvolto confronto sulla libertà di coscienza (anche collegata alla recentissima “rinuncia”di Papa Benedetto XVI) e sul rispetto delle “regole – leggi” cui dobbiamo sottostare con fiducia, in scelte importanti nel seno della Chiesa, tra le quali quelle riguardanti la vita ecclesiale dei divorziati, e il dibattuto tema dell’accostarsi al sacramento della comunione per i medesimi. Abbiamo avuto anche il dono di una sentita condivisione personale.
Ci sono state quindi delle riflessioni sul tema della morte e della liberazione dalle limitatezze della vita umana.
La serata si è conclusa come sempre con la preghiera e con la sensazione, per tutti, di aver trascorso un’ora nella serenità di una Parola che nutrendo accoglie e rinfranca. (Ambra Cusin e Giorgio Zaccariotto)
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20 febbraio 2013: “Riforma e Controriforma”
INCONTRO SUL TEMA “RIFORMA E CONTRORIFORMA: DALLA GUERRA AL DIALOGO”
Mercoledì 20 febbraio al Centro Veritas, con inizio alle 18.30, avrà luogo un incontro con Stella Morra, teologa, e Ruggero Marchetti, pastore valdese, membro della Commissione culturale del Veritas.
Si tratta della settima conferenza dei Mercoledì del Veritas. Il titolo “Riforma e Controriforma: dalla guerra al dialogo” rivela l’intenzione di voler andare ad approfondire la tensione tra tradizione e rinnovamento che si è sviluppata a partire dalla rivoluzione di Lutero.
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15 febbraio 2013: primo incontro di Lectio di Quaresima
QUARESIMA 2013
Incontro di lectio divina di Quaresima: I FRUTTI DELLA PASQUA
15 febbraio: Lc 9, 12-17: il pane per cinquemila uomini, a cura degli Scout (don F. Gollinucci)
Si è tenuta il 15 febbraio al Veritas la prima Lectio divina: Lc 9, 12-17 sul tema « Il pane per cinquemila uomini » a cura del Gruppo Scout e di don Fabio Gollinucci.
Fabio è entrato negli scout a 11 anni e ha seguito tutto il percorso nel gruppo TS2 “S. Caterina” dell’Associazione Scout d’Europa (FSE) fino a diventare capo nella branca esploratori. Ha lasciato questo incarico per entrare in seminario e poi da prete ha continuato saltuariamente a seguire i vari gruppi a Trieste. Al ritorno dall’esperienza missionaria in Kenya è stato chiamato per un servizio come Assistente nazionale della branca Scolte che ha svolto per due mandati, cioè per 6 anni.
Ora, come parroco a SS. Pietro e Paolo da più di un anno, si ritrova a contatto diretto con un gruppo molto attivo dell’AGESCI.
Il percorso scout è stato molto importante per la sua vita umana e di fede, lo ha aperto alla vocazione sacerdotale ed è tuttora un sostegno per il cammino di ogni giorno. Una volta scout, sempre scout!
Lucio Bernetti e Lisl Brandmayr hanno trascritto in due articoli le loro impressioni.
12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”. 13Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare”. Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”. 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: “Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa”. 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
12a – Il declino dell’uomo è strutturale (fisico – sociale – storico)
12b – Buio / Deserto / Fame / Impotenza (ad aiutare – servire – amare)
provocano nei discepoli una reazione di fuga dalla responsabilità (mancanza di
fiducia e paura)
13a – « Voi stessi date loro da mangiare» è il cuore del brano!
Questa parola va accolta a due livelli di profondità:
I) Gesù interviene con autorità (dice + agisce): invitandoli a provvedere loro stessi
al cibo per la folla è lui per primo che li sta alimentando del vero cibo (la sua Parola)
e del loro vero bisogno: la fiducia per crescere come figli/discepoli/apostoli.
II) L’invito di Gesù è di darsi come cibo, donarsi agli altri che hanno bisogno. Anche
in questo caso l’autorità di Gesù consiste nel fare lui per primo ciò che chiede ai
suoi. Il vertice del comandamento dell’amore consisterà nell’offrire tutto se stesso per
amore, ma già ora avviene nel delegare ai suoi (e a noi che ascoltiamo) la sua “potenza d’amore” e nel renderli coscienti di poter fare lo stesso in lui e con lui. (tre passi dello scoutismo: educazione, fiducia, servizo).
13b – La seconda reazione dei discepoli oscilla tra il non comprendere e il non voler
Icapire, rimanendo di fatto nella prospettiva commerciale del comprare/agire senza
profitto (perdere fa paura quando non si hanno le spalle coperte).
Ma Gesù aveva detto date e non lasciate che si arrangino da soli.
14 – Gesù è cosciente della loro poca fede e prende in mano la situazione, portandoli
con fiducia e pazienza da una situazione problematìca alla sovrabbondanza.
Possiamo scorgere tre atteggiamenti:
- Pedagogico: insegna facendo
- Profetico: pone un segno che però è già realtà (tutti mangiano)
- Pasquale: trasforma una situazione di bisogno/morte in trasmissione di vita.
E in questo modo di procedere sono i discepoli vengono formati a scoprire le
potenzialità di vita e di amore nascoste negli altri.
1l passaggio vitale è triplice:
- dalla mia fame alla sazietà di tutti
- dall’io che compro per gli altri al dono che sono per lor
- dal mi arrangio al con-divido
Ancora una testimonianza dello scoutismo. Il suo treppiede.1) La strada, così come è. 2) La comunità ( non si può fare da soli). 3) L’amore concreto (credo perché ho visto). (Lucio Bernetti)
***
In ascolto di ciò che lo Spirito suggerisce a chi si adopera a testimoniare la speranza nella vita quotidiana attraverso linguaggi ed esperienze nuove, che emergono nella coscienza del credente attento a cogliere i segni della Pasqua nel buio della notte della Quaresima, si è svolta la prima lectio tenuta da don Gollinucci, cappellano (?) di un gruppo dell’Agesci molto attivo nella sua parrocchia di S.Pietro e Paolo. Egli stesso scout, questo percorso formativo ha contribuito alla sua vocazione sacerdotale ed è tuttora un sostegno per il cammino di ogni giorno.
Il tema affrontato è tratto dal vangelo di Luca 9,vv. 12-17, la moltiplicazione dei pani. Invitati anche noi un po’ in disparte, come i discepoli, a vivere la Parola” che si realizza ora in questa lectio”, don Gollinucci ci ha accompagnato nel percorso attraverso il quale Gesù guida i suoi discepoli, sottoposti come noi ad una condizione di declino strutturale, che è fisico, sociale e storico. Il buio, il deserto, la fame e l’impotenza provocano infatti in essi una reazione di fuga dalla responsabilità, per mancanza di fiducia e paura. Questa condizione li porta a non comprendere e creare resistenza, rimanendo di fatto nella prospettiva commerciale del comprare/agire senza profitto (perdere fa paura quando non si hanno le “spalle coperte”). Gesù è cosciente della loro poca fede e prende in mano la situazione, traendoli con fiducia e pazienza da una situazione problematica alla sovrabbondanza.
Nel comportamento di Gesù possiamo scorgere tre atteggiamenti: pedagogico (insegna facendo),profetico (ponendo un segno che però è già realtà: tutti mangiano), pasquale (trasforma una situazione di bisogno/morte in moltiplicazione di vita). In questo modo di procedere i discepoli vengono formati a scoprire le potenzialità di vita e di amore nascoste in se stessi e negli altri. Il passaggio vitale è triplice:dalla mia fame alla sazietà di tutti, dall’ io che compro per gli altri al dono che sono per loro, dal mi arrangio al con-divido.
Il cuore del brano sono le parole “voi stessi date loro da mangiare!”. Sono parole che vengono accolte a due livelli di profondità: in primo luogo Gesù interviene con autorità (dice + agisce): invitandoli a provvedere essi stessi al cibo per la folla, è lui per primo che li sta alimentando del vero cibo (la sua Parola), facendo loro scoprire il loro vero bisogno: la fiducia di crescere come figli/discepoli/ apostoli. In secondo luogo l’invito di Gesù è di darsi come cibo, donarsi agli altri che hanno bisogno. Anche in questo caso l’autorità di Gesù consiste nel fare lui per primo ciò che chiede ai suoi. Il vertice del comandamento dell’amore consisterà nell’offrire tutto se stesso per amore, ma già ora avviene nel delegare ai suoi (e a noi che ascoltiamo) la sua “potenza d’amore” e renderli coscienti di poter fare lo stesso in lui e con lui. L’invito è di cambiare la mentalità dello scambio e del profitto alla mentalità del servizio e della gratuità.
Caratterizzante dello Scoutismo, conclude don Gollinucci, è il cosiddetto “treppiede”, formato dai tre elementi:la strada, che significa accogliere ciascuno così com’è e saper parlare a tutti, la comunità, che ti insegna a condividere ed a scoprire che - così facendo -avanza sempre e il servizio, l’amore concreto che dal “credere ti porta al vedere l’altro”.
La fine dello Scoutismo è una partenza. La fine, la Pasqua, è un inizio. Nel buio si scopre la novità, nuova forza di vita che viene trasmessa.
La lectio si è conclusa con le risonanze suscitate nei partecipanti e la preghiera finale. (Lisl Brandmayr)
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