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27 aprile – 1 maggio 2014: viaggio a Terezin e a Praga

Autore // veritas
Postato il // 28 mar 2014

VIAGGIO A PRAGA  E  TEREZIN -  UN VIAGGIO NEL VIAGGIO

Anche quest’anno andremo in viaggio.

Non è  un viaggio organizzato direttamente dal Veritas  come quello che ci ha condotto in Israele due anni fa con l’obiettivo dell’educazione alla “grata sobrietà”: dajenu (“questo ci sarebbe bastato” – tratto dalla liturgia di Pesah, Pasqua). Né come quello, organizzato l’anno scorso e poi non realizzato per il numero insufficiente di partecipanti, a Terezin, Praga ed Auschwitz,  che aveva lo scopo di approfondire un  tema che affondava le sue radici negli interrogativi sorti durante la  visita dello Yad va Shem a Gerusalemme: l’accettazione e la custodia dell’altro.

C’è però una continuità: come vi è stato già annunciato, Il viaggio è organizzato,  con la partecipazione del Veritas,  dal docente del corso di  “Introduzione alla conoscenza dell’ebraismo”, Davide Casali, aiuto rabbino della comunità ebraica di Venezia, cha ci farà da guida  ed ha nuovamente come meta Praga e Terezin. Programma più contenuto quindi,  ma forse proprio per questo più fruibile, che consente di riprendere i temi già pensati della diversità, delle cause della violenza e della discriminazione e di tuffarsi nella storia della Shoah ad esercitarsi nel discernimento di ciò che è bene e male e riflettere sul fatto che la responsabilità delle proprie azioni, anche nei periodi più tenebrosi della storia collettiva, è sempre personale.

Esiste poi un’altra continuità: in Israele abbiamo fatto memoria dell’esodo dall’Egitto, della liberazione dalla schiavitù, dei  tanti muri di estraneità che ancora ci dividono e dei deserti da attraversare;  ora faremo un viaggio in cui fare memoria di un altro esodo ancora attuale, quello dai nostri pregiudizi di cristiani, dai nostri atteggiamenti di emulazione, di condanna e di disprezzo e di persecuzione, in breve da “un antigiudaismo perdurante – come scrive Enzo Bianchi – mai contraddetto in modo decisivo da parte delle istituzioni, dei magisteri, delle voci autorevoli delle diverse Chiese. È innegabile – continua Bianchi – che papa Giovanni XXIII, il Vaticano II e il suo decreto Nostra aetate abbiano rappresentato in questo senso una svolta epocale. Questo richiede però di perseverare in un lungo cammino che non si accontenti di liquidare l’antigiudaismo come “errore teologico” e di condannarne la prassi nella storia, ma che diventi anche esame critico delle sue motivazioni e ispirazioni… Cammino lungo, faticoso, che comporta un lavoro su di sé, ma cammino assolutamente necessario se non vogliamo arrestarci alla cura dei sintomi senza sanare le cause”.

Quindi  con l’atteggiamento del dajenu, la sobrietà e la riconoscenza, che abbiamo appreso in Israele, riempiremo il nostro zaino da viaggio di nuove memorie e  riflessioni. Siamo saliti a Gerusalemme, “in cui tutti siamo nati” (Salmo 87 (86), 5) ed ora scenderemo nella fossa di Gerico, a curare la nostra umanità ferita dal clima del silenzio, l’indifferenza e la passività, affinché non ci siano più ore buie e vergognose come quelle della Shoah, cifra di tutti i genocidi, le epurazioni, le pulizie etniche che costellano la nostra Storia.

Faremo un viaggio nella storia e nella cultura dei nostri fratelli maggiori, visitando il ghetto di Praga, luogo in cui vissero grandi studiosi e sapienti della Tradizione ebraica e, grazie alla guida dello stesso Davide Casali, che è un musicista esperto di musica klezmer e concentrazionaria e ad Alessandro Carrieri, un esperto di musica concentrazionaria, già noto al Veritas per la sua competenza in materia, avremo il dono di conoscere la impegnativa realtà di Terezin anche attraverso la specificità della musica. A Terezin, infatti, tra i 150 mila ebrei che qui vennero deportati, ci furono molti artisti e musicisti, che qui composero le loro opere, riportate alla luce nel corso degli anni e che ora vengono riproposte in varie occasioni anche per la loro qualità artistica.

Concludo ricordando ciò  che diceva padre Mario:  c’è modo e modo di fare un viaggio. Turistico o finalizzato? Finalizzato certamente, ma con un ingrediente in più, perché il viaggio è non solo  occasione di  studio e riflessione, ma di sperimentare vivendo: l’accettazione, la fraternità, la cura dell’altro, la discrezione, la puntualità,  la pazienza, la condivisione; diventa un’occasione di stringere nuovi rapporti, rinsaldare quelli vecchi, fare “incontri ravvicinati”. Il viaggio diventa un  parlare  un linguaggio che diventa anche fisico, dormi magari con chi non conosci e stai con chi ti capita in pullman. Un viaggio nel viaggio.

“Tenendo saldi i nostri passi sulle Tue tracce, non hanno vacillato i nostri piedi” dice il Salmo 17, 5. Allora, sistemiamo con cura ed essenzialità il nostro bagaglio  e partiam, partiam!

 (Lisl Brandmayr)

Il m° Davide Casali di Musica Libera, in collaborazione con il Centro Veritas, organizza un viaggio a Terezin e a Praga per far conoscere le due città e per approfondire la tematica della musica concentrazionaria, già affrontata in diverse lezioni dei suoi corsi tenuti al Centro Veritas. Al viaggio parteciperà anche il dott. Alessandro Carrieri, esperto di musica concentrazionaria.

Imperatore Giuseppe II tra il 1780 e il 1790, nacque come città-fortezza; ai tempi della seconda guerra mondiale fu completamente modificata e trasformata in Ghetto Ebraico e utilizzata dai Nazisti come campo di transito per gli ebrei, la cui destinazione finale era il campo di concentramento di Auschwitz. Entro la fine della guerra, circa 150.000 Ebrei passarono per Terezin, e altri 35.000 morirono di malattie e di fame. Contemporaneamente i nazisti utilizzarono Terezin per i loro scopi di propaganda ingannevole, inducendo i visitatori della Croce Rossa a pensare che Terezin fosse un fiorente centro culturale e commerciale. Ora Terezin ricorda la sua oscura storia nella seconda guerra mondiale, in cui migliaia di ebrei sono morti.

Allegato 1:

In questo campo-ghetto molti ebrei hanno composto musica.

Ecco il programma del viaggio a Terezin e a Praga dal 27 aprile al 1° maggio 2014 (5 giorni, 4 notti):

27 aprile, primo giorno. Partenza da Trieste in pullman e arrivo in serata a Terezin;

28 aprile, secondo giorno. Intera giornata a Terezin (visita della “grande fortezza” e della “piccola fortezza”);

29 aprile, terzo giorno. Giornata libera a Praga (con possibilità, per quanti lo desiderino, di visitare il Museo e il Cimitero ebraico accompagnati da Davide Casali);

30 aprile, quarto giorno. Il mattino a Terezin (visita del Museo. Il Museo del Ghetto si trova nella piccola città di Terezín, all’interno di un grande edificio, proprio nel centro del paese. Ci sono diverse esposizione, tra cui una collezione di disegni realizzati da bambini vittime dell’Olocausto, in cui si riflettono le loro vite e le attività quotidiane dei campi di concentramento. Ci sono anche cartine dell’evoluzione per territorio dell’invasione nazista, testimonianze, fotografie ed un ricreazione con oggetti autentici delle stanze dei ghetti ebraici.), il pomeriggio e la sera a Praga con cena ad un ristorante kosher;

1° maggio, quinto giorno. Partenza da Terezin e arrivo a Trieste in serata.

Terezin: TEREZIN

Musica concentrazionaria: MUSICA concentrazionaria

RESOCONTO DEL VIAGGIO

Dal  27 aprile al 1 maggio u.s. si è svolto il viaggio a Terezin (Theresienstadt)  e Praga, organizzato dall’Associazione Musica Libera di Trieste con la partecipazione del Centro Culturale Veritas. Il gruppo, composto da 30 partecipanti, è stato guidato   dall’aiuto-rabbino di Venezia Davide Casali, musicista ed esperto di musica concentrazionaria e da  Alessandro Carrieri, storico e studioso di musica concentrazionaria.

 Il viaggio di cinque giorni comprendeva la visita di Terezin: la piccola fortezza, la grande fortezza e ghetto lager, con il museo, la casa ebraica e la piccola sinagoga, il crematorium, la stazione di Bohusovice (Bauschowitz) e la visita del quartiere ebraico di Praga, le  sinagoghe e il cimitero.

La prima giornata dopo l’arrivo è stata dedicata alla visita di Praga, in particolare del quartiere ebraico con le varie sinagoghe, la Maiselova, la Spagnola, bellissima nella sua impronta moresca e la sinagoga Vecchia-Nuova che è tra le più antiche d’Europa. Adiacente alla sinagoga Pinkas, trasformata in un Monumento commemorativo dellevittime dell’olocaustodella Moravia e della Boemia, che ha le pareti rivestite dai nomi scritti a mano dei 77.297 ebrei praghesi uccisi dai nazisti,  sorge l’antico cimitero, impressionante per la presenza di dodicimila lapidi, che si affastellano l’una sull’altra nel poco spazio disponibile e tra la quali spiccano alcune tombe appartenenti a grandi rabbini praghesi del passato. Al primo piano della sinagoga abbiamo visitato l’esposizione permanente intitolata “I disegni dei bambini di Terezin del 1942-44″.

La seconda e parte della terza giornata di viaggio è stata dedicata alla visita di Terezin, che comprende la piccola fortezza (Kleine Festung) a forma di stella, costruita alla fine del ’700 come avamposto contro i prussiani, poi utilizzata come prigione per detenuti militari e avversari politici. Visitando i cameroni, le celle, l’infermeria, i bagni, i cortili, le varie stanze dell’amministrazione e i luoghi delle esecuzioni è possibile rivivere in qualche modo la vita durissima dei prigionieri. Di fronte alla piccola fortezza, collegata da una strada fiancheggiata da lapidi commemorative del cimitero ebraico, sorge la città lager di Terezin, la grande fortezza ( Grosse Festung).

I suoi abitanti, all’incirca settemila persone, vennero trasferiti nel 1941 per lasciare il posto a  centocinquantamila ebrei, provenienti dapprima da Praga, poi da tutti i paesi d’Europa, che da qui transitarono per andare  a morire nei campi di Auschwitz e Birkenau. A Terezin però, per gli stenti e le epidemie, una buona parte dei deportati  non sopravvisse.

 Tra questi ci furono molti intellettuali ed artisti di notevole fama, come Heinrich Rauchinger, Friedrich Munzer, Hans Krása,  Rafel Schächter,  Fritz Weiss,  Gideon Kremer,  Pavel Haas,  Gideon Klein, Viktor Ulmann, che  per un certo periodo poterono continuare a creare le loro opere. Parte di queste sono giunte fino a noi ed ora vengono fatte conoscere al grande pubblico. Qui i bambini ebrei frequentarono la scuola. Nel museo di Terezin e in quello di Praga migliaia di disegni testimoniano il loro vissuto del ghetto e i loro sogni non ancora infranti. Qui furono composte opere musicali e teatrali, suonarono orchestre e cantarono cantanti famosi e grandi cori, composti tutti da ebrei. Paradossalmente proprio in questa città lager si visse un periodo di fioritura culturale in un periodo tra i più oscuri della storia. La maggior parte dei protagonisti morirono nei campi di sterminio, sopravvissero poche centinaia di persone. Qui venne girato il famoso film-propaganda  dal titolo “Hitler regala una città agli ebrei” che doveva convincere il mondo della falsità delle notizie sul trattamento disumano degli ebrei, di cui è possibile vedere alcune immagini nel video disponibile ai visitatori  della piccola fortezza.

L’ultimo pomeriggio del viaggio è stato dedicato  a Praga e si è concluso con una cena kasher nel quartiere ebraico. 

Qui di seguito riportiamo alcune risonanze e riflessioni del viaggio.  Nel sito è possibile vedere alcune foto dei luoghi visitati.  (Lisl Brandmayr)

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Cari tutti, siamo ritornati da un viaggio che ci ha regalato molte emozione (e qualche sorpresa) ma credo che in generale sia stata per tutti un’ottima esperienza e avrò sempre il ricordo di come abbiamo passato il tempo insieme. Anche la visita a Praga è stata molto bella e affascinante, andare a mangiare con voi al ristorante kasher è stato un autentico piacere.

Speriamo di rivederci tutti in altre occasioni liete e spirituali che ci permetteranno di crescere spiritualmente e ci aiuteranno a scoprire nuove emozioni che questa vita terrena ci sta dando.

A presto e Shalom (Davide Casali)

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Cari bambini e cari fratelli ebrei ho tanto desiderato incontrarvi lì dove voi avete lasciato la vita; e nel giorno del mio 67 compleanno ho desiderato raccogliervi tutti con le mie mani e portarvi nel cuore. Ora mi sento pieno della vostra riconoscenza, del vostro non sentirvi abbandonali; di essere stimati. Non ho potuto fare altro per voi che esservi accanto in un giorno importante della mia vita. Mi avete riempito della vostra presenza…Anch’io come Re David alla morte del figlio Assallone desidero dire di fronte a voi: “Non potrete voi ritornare a me, ma io tra non molto raggiungerò voi”.

Una carezza a voi tutti, uno per uno, indistintamente per quel vostro sacrificio che segna anche l’infinito del mio limite umano. Grazie! (Giovanni Allotta)

Terezin 2014
….di Praga che cosa si può dire, se non che si tratta di uno dei più bei “musei” a cielo aperto e perché no, anche quelli “nascosti”: arte, cultura, musica, letteratura, sogni, saggezza, un compendio di ingegno umano… guidato in molti casi, dalla Mano divina.
Terezin è un viaggio nella Gerusalemme sofferente. Forse, molti dei martiri sacrificati sull’altare del satanico nazismo, non sono mai stati nella Città Santa, ma per il solo fatto di appartenere ad essa, e quello di conoscere lo Shemà Israel sono stati uccisi: bambini, mamme, papà, nonne, nonni.
Sono rimasti i disegni dei piccoli e la musica dei grandi, arte ispirata dalla volontà di sopravvivere, cultura della speranza, quali messaggi profondi, di uno spirito che non si voleva dare per vinto.  La fortezza grande e quella piccola di Terezin, musei lager a cielo aperto, testimonianze reali di un tempo vicinissimo al nostro, opera dell’ingegno disumano e diabolico.
Se qualche problema logistico c’è stato, un particolare ringraziamento va a Luisa, Davide ed Alessandro, che egregiamente lo hanno risolto. Un equipe di validissime guide da ogni punto di vista: spirituale, storico e organizzativo.
Per il tipo di viaggio che si andava ad intraprendere, affrontare un po’ di sacrificio era quasi un dovere morale, questa doveva essere per tutti noi Terezin. Grazie. (I Coniugi Perini)

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Terezin, in tedesco Theresienstadt, città di Teresa, di Maria Teresa, imperatrice d’Austria, nella Repubblica Ceka, ha un dolce nome di donna, che però nasconde in sé una storia tragica.

Prima fortezza austroungarica e prigione per gli avversari politici; vi fu rinchiuso e vi morì Gavrilo Princip, l’attentatore di Sarajevo che provocò lo scoppio della 1° guerra mondiale; poi città lagher, dove il nazismo “ospitò” gli ebrei, in prevalenza musicisti, cantanti, artisti anche di fama europea, trasformandola anche in specchietto per le allodole durante la visita della Croce Rossa.

Il viaggio nasce dalle lezioni di ebraismo tenute al Centro Veritas da Davide Casali e in particolare dalla lezione tenuta da Alessandro Carrieri sulla musica concentrazionaria e che ci ha accompagnato nel viaggio.

Ho visitato parecchi campi di concentramento e di sterminio nazisti: sono tutti uguali nella loro barbara concezione, ma Terezin dà una sensazione diversa: non è un campo di sterminio, ma un ghetto lager, cittadina racchiusa da mura, in cui gli internati continuavano una loro vita autoorganizzata pur entro le ferree regole poste dal tallone nazista.

Oggi è una tranquilla cittadina, ma 70 anni fa vi furono relegate fino a 80.000 persone, ove ne potevano stare si o no 5 – 6000.

Capisci cosa voleva dire quando visiti il Museo del ghetto, quando passi nel misero alloggio, di pochi metri quadri, ove vivevano in sovraffollamento famiglie intere, quando guardi i disegni dei bambini, con le loro speranze e le loro paure; perché periodicamente partivano i convogli per Auschwitz- Birkenau, questo un campo di sterminio, e non sapevi se domani sarebbe toccato a te.

Ripercorriamo le tappe della sofferenza e dell’umiliazione: il percorso, di 3 km, tra la stazione ferroviaria di Bohusovice e il ghetto che migliaia di famiglie (uomini, donne, bambini con i loro bagagli) percorrevano a piedi con qualsiasi tempo, illusi dalla propaganda che aveva loro promesso una nuova casa dopo il trasferimento coatto dalla città di provenienza.

Durante la sosta del pullman, passeggiando tra le case, ho provato a rivivere quei giorni, a “vedere” la gente, i saluti, il lavoro degli artigiani, i giochi e le grida dei bambini, le facce di quella gente; no, noi non possiamo immaginare, se non superficialmente.

Eppure, proprio in tale situazione di degradazione, emerse la forza insopprimibile dell’animo umano, nella sua forma più alta, quella dell’arte: musica, canto, teatro, arte figurativa; ci fu una ricca fioritura di composizioni, ad opera in particolare dei grandi musicisti che erano rinchiusi, quasi tutti purtroppo finiti nelle camere a gas di Birkenau.

Una grande ode alla forza dell’uomo e al predominio dello spirito sulla barbarie, bene interpretato dal titolo, dato al suo bel libro, da poco in libreria, da Alessandro Carrieri: “Lager musik e resistenza” sull’esperienza di alcuni musicisti a Terezin.

Abbiamo fatto anche una breve visita a Praga; l’ultima volta che ci sono stato era più di trent’anni fa, in pieno regime comunista, con i suoi controlli opprimenti, le corone che dovevi cambiare obbligatoriamente alla frontiera cecoslovacca, per ogni giorno di permanenza, ma che poi non riuscivi a spendere, perché non trovavi nulla di decente, a parte il cibo; solo nei negozi per stranieri potevi comprar qualcosa, ma in valuta straniera, preferibilmente in marchi o dollari. La gente era opaca, quasi triste, vestita in tono dimesso. Solo la bellezza dei palazzi, dei monumenti, dei giardini e delle chiese leniva il senso di oppressione che allora sentivo.

Oggi Praga è una città piena di vita, splendida, con tutti i lati positivi, ma anche forse con le paccottiglie, che il mondo capitalista le ha rifilato alla caduta del regime.

Interessante la visita alla vecchia – nuova sinagoga, al vecchio cimitero ebraico, sotto un temporale e alla sinagoga spagnola e, per finire, la cena kasher. (Adriano Marson)

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La mattina seguente il ritorno dalla visita al quartiere ebraico di Praga e a Terezin  sono stata presente a un funerale. Insieme a parenti e amici abbiamo pregato a lungo, abbiamo cantato per la defunta e l’abbiamo ricordata in vari modi. In quell’occasione mi è venuto in mente che i deportati dalla piccola e dalla grande fortezza di Terezin, dopo aver sopportato anni di persecuzione, di separazione dai familiari, di umiliazioni, di sofferenze fisiche e morali tali che li hanno portati ad una morte atroce non hanno avuto delle degne esequie funebri. Penso che per i familiari, eventualmente sopravvissuti, sapere che per loro non sono stati intonati i salmi adatti, che non sono stati sepolti con la cura e la devozione necessaria abbia recato un ulteriore dolore.  Scrivere a mano, con infinita pazienza, sulle pareti della sinagoga  Pinkasova tutti i nomi degli ebrei boemi e moravi morti nella shoah ritengo che possa essere stato un piccolo, piccolissimo dono per tutto il bene che non hanno avuto, un minimo compenso al loro funerale che non è stato celebrato. (Gianna Tassan)

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RISONANZE TARDIVE

Niente avviene per caso?

Siamo partiti il 27 aprile per Terezin, il cosiddetto lager dei bambini, e Praga. Perché ci siamo andati? Cosa ci ha spinto a fare questo viaggio all’interno del mondo della Shoah e dell’ebraismo? Cosa cercavamo e cosa abbiamo trovato? Perché abbiamo fatto questo viaggio e non un altro? E’ per un fatto puramente intellettuale o  culturale? Per saperne di più quando poi parliamo con gli amici? Cosa ci rimane, che traccia ha lasciato dentro di noi? Ora che abbiamo riguadagnato le nostre tranquille occupazioni, le nostre rassicuranti abitudini nel tran-tran della nostra città, cosa ci resta? Siamo un po’ cambiati? La nostra umanità si è sentita interrogata, è cambiato il nostro senso del tempo, delle relazioni con le cose e con le persone? Siamo diventati un po’ più sobri e disponibili? Siamo più capaci di attraversare l’imprevisto con il  bagaglio leggero? Riusciremo a sentirci stranieri e di passaggio nella vita?  Più custodi e meno padroni? Quelle pietre e quei mattoni rossi, quei disegni solari, quelle lapidi tutte in fila, quelle pareti ricoperte di nomi e di date sulla sinagoga riusciranno a incidere la nostra carne e trasformarla? A parlarle e convertirla sul fine del cammino della nostra vita? Sì, un certo disagio l’abbiamo provato, una certa pena, forse orrore, forse abbiamo sentito risuonare dentro di noi anche l’abbaiare dei cani e gli ordini urlati  dei tedeschi sotto le pensiline della ferrovia di Bauschowitz, ci ha impressionato la forca nella piccola fortezza oppure abbiamo udito gli spari sotto la tettoia, dove venivano fucilati i prigionieri, ma forse si rende necessario un tempo di lettura e rilettura degli stessi avvenimenti, aprendo e riaprendo il cuore ogni volta, ripercorrendo una, due, dieci volte le tappe del ricordi del viaggio, le emozioni e le sensazioni, la visione dei luoghi, degli oggetti, le luci e le ombre dei bugigattoli bui, usati come prigione, annusare il ferro dei forni crematori, l’umido del lettini di legno della casetta di una famiglia ebrea. Forse dobbiamo riandare a quando siamo arrivati a Terezin stanchi morti la prima sera e non abbiamo trovato l’albergo promesso dall’agenzia turistica di Praga, ma un accomodamento in una pensione con un bagno per sette persone, le stanze più simili a quelle di un ostello dove la promiscuità era d’obbligo, senza l’acqua per lavarsi e solo un minuscolo asciugamano in dote. Forse che questa situazione non ci fa ripensare a quelle famiglie ebree che arrivate con i convogli dal ghetto di Praga o da Brno, con le loro valigie piene, convinte di trasferirsi a Terezin per vivere in appartamenti con balcone, si sono trovate i mitra tedeschi puntati addosso e divise, uomini e ragazzi da una parte, donne e bambini dall’altra, costretti ad una lunga marcia nel gelido inverno e buttati in cameroni, espropriati delle loro cose e dei propri affetti? Certo, direte, non si possono fare confronti! È vero, ma quale è stata la nostra sensazione, il nostro malessere, il disagio, anche lo sdegno, l’impressione di essere stati presi in giro! Non abbiamo sentito subito il fastidio di essere in troppi, di dover fare i turni, di doverci limitare, non abbiamo reagito subito chiedendo un albergo diverso, una sistemazione decorosa, la privacy richiesta e promessa? Non abbiamo aggredito quasi il nostro capogita, chiedendo spiegazioni e la sua aiutante Luisa non si è fatta venire un gran mal di testa a forza di fare divisioni, calcolare stanze e persone? Ed era in fondo una piccola cosa, che si è risolta in una giornata, per fortuna!

Voi direte, che c’entra?

Etty Hillesum, la scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah, nel suo diario scrive: Io credo che dalla vita si possa ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze, ma che si abbia il diritto diaffermarlo solo se personalmente non si sfugge alle circostanze peggiori. Spesso penso che dovremmo caricarci il nostro zaino sulle spalle e salire su un treno di deportati (Diario 1941-43). E scrive ancora: Non tutti sonocome quell’uomo che era spontaneamente partito con un convoglio, e che alla domanda “Perché?” aveva risposto di voler essere libero di partire quando piaceva a lui. Mi aveva fatto pensare a quel giudice romano che aveva detto a un martire: “Sai  che io ho il potere di ucciderti?”, al che il martire aveva risposto: “Ma sai che io ho il potere di essere ucciso?”.

Certamente non ci siamo trovati in una situazione irreversibile, come è stato per Etty Hillesum, che comunque avrebbe potuto salvarsi ed ha scelto di seguire la sorte del suo popolo, ma perché non approfittare e considerare una grazia ogni minimo contrattempo che ci è  offerto di provare nella nostra carne il disagio che altri hanno vissuto  radicalmente e senza ritorno? Perché non credere che non tutto ciò che sa di morte e di fallimento, lo è necessariamente e che la prova non va fuggita, ma attraversata e raccolta in una relazione in cui anche le realtà più dure rivelano un senso che ci porta un po’ più lontano? (Lisl Brandmayr)

 

 

 

 

 

 

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