ott
29

5/11/2014 – Conferenza: “Il Concilio Vaticano II: letture contrastanti”

Autore // veritas
Postato il // 29 ott 2014

Nell’ambito del ciclo di incontri dedicati al tema della continuità e discontinuità vi ricordo la conferenza di mercoledì 5 novembre, alle ore 18.30 presso il Centro Veritas (via Monte Cengio 2/1 a – Trieste) su: “Il Concilio Vaticano II: letture contrastanti“. Interviene don Carlo Molari, teologo

Il tema continuità/discontinuità sarà declinato da don Carlo Molari rispetto all’evento fondamentale per la Chiesa che è stato il Concilio Vaticano II.

E’ noto come, rispetto al Concilio, si siamo formate due correnti interpretative, due ermeneutiche, che lo vogliono l’una all’insegna della continuità rispetto alla Tradizione; l’altra all’insegna di una discontinuità forte specie in relazione ad alcuni temi.

Già papa Paolo VI nel 1966, ad un anno dalla chiusura del Concilio, evidenziò due tendenze interpretative considerate errate: « E [...] sembra a Noi doversi evitare due possibili errori: primo quello di supporre che il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo rappresenti una rottura con la tradizione dottrinale e disciplinare che lo precede, quasi ch’esso sia tale novità da doversi paragonare ad una sconvolgente scoperta,  [...] E altro errore, contrario alla fedeltà che dobbiamo al Concilio, sarebbe quello di disconoscere l’immensa ricchezza di insegnamenti e la provvidenziale fecondità rinnovatrice che dal Concilio stesso ci viene».

Don Carlo Molari, che avremo il piacere di avere di nuovo ospite del Centro Veritas, illustrerà anzitutto

1. come la discussione sulla discontinuità del Concilio rispetto alla tradizione abbia consentito lo sviluppo di altre nozioni fondamentali, quali: rivelazione, fede e dottrina, possibilità di formulazioni dogmatiche.

2. Tratterà poi di alcune riflessioni sui punti caldi della discussione sulla discontinuità conciliare: 2.1. ecumenismo 2.2. dialogo interreligioso 2.3. Libertà di coscienza.

3. Infine, come conclusione, tratterà del soggetto e delle condizioni della continuità nel cammino ecclesiale.

Don Carlo Molari, nato a Cesena nel 1928, diventato sacerdote nel 1952 e laureato in teologia dogmatica e in utroque iure nella Pontificia Università Lateranense, ha insegnato, fin dal 1955, teologia dogmatica nella medesima università e in seguito nella Facoltà teologica della Università Urbaniana di Propaganda Fide e nell’Istituto di scienze religiose dell’Università Gregoriana. Consigliere dell’Associazione Teologica Italiana, ne è stato segretario dal 1970 al 1978. È stato membro del comitato di consultazione della sezione dogma della rivista internazionale Concilium. È stato aiutante di studio della Congregazione per la dottrina della fede dal 1961 al 1968 e come tale ha lavorato alla segreteria della commissione dottrinale del Concilio Vaticano II. Per un sessennio è stato membro del Comitato di consultazione della sezione dogma della rivista internazionale Concilium. Svolge tuttora un’intensa attività pastorale.

I suoi interessi sono rivolti soprattutto alla ricerca di modelli teologici che rispondano alle necessità spirituali delle persone di oggi, all’incidenza della svolta linguistica della cultura sulla formulazione della dottrina della fede e ai rapporti tra teologia e scienza.

(estratto da http://www.oreundici.org/carlo_molari/carlo_molari_biografia.shtml)

ARTICOLO

Continuità e discontinuità sono due categorie formali di interpretazione di una determinata realtà. Ogni fatto, o insieme di fatti (come il Concilio che ha dato luogo a tante discussioni e a tanti documenti, spesso frutto di difficili mediazioni) può trovare interpretazione mediante uno dei due criteri o anche di entrambi, quando se ne vogliano cogliere i diversi aspetti. Sia che si tratti di fatti storico-sociali che di fatti biografici. Certo, l’interpretazione il più delle volte non è “innocente” e spesso chi ne sposa una sola lo fa per utilizzare quel determinato fatto, evento, per comprovare la propria visione del reale, per dimostrare un assunto che intende portare avanti. Così, chi interpreta il Concilio alla luce di una lettura di continuità lo fa per contrastare quelle che paiono fughe in avanti di tipo socio-politico o dottrinario. Viceversa chi lo interpreta solo alla luce di una lettura di discontinuità può volerne evidenziare solo gli elementi di rottura con la tradizione.

Proprio sugli aspetti dottrinari del Concilio ci ha parlato al Veritas il 5 novembre scorso don Carlo Molari, teologo ben conosciuto ai frequentatori del Veritas perché nostro caro amico. Al Concilio egli partecipò lavorando alla segreteria della commissione dottrinale nella sua veste di aiutante di studio della Congregazione per la dottrina della fede, incarico che ricoprì dal 1961 al 1968.

Da subito ha dichiarato di voler mostrare come di fatto il Vaticano II ha realizzato quella che oggi viene considerata in ambito cattolico la necessità di coniugare insieme continuità e discontinuità con la propria tradizione. Il suo perciò è un approccio che coglie gli aspetti del Concilio appartenenti ad entrambe le suddette categorie formali e li coglie nei loro profili problematici. Infatti, – dice – «il problema è complicato – ma per un altro verso illuminato – dal fatto che nel frattempo – dal Concilio ad oggi – il problema della continuità e della rottura ha cambiato statuto. La teologia ha infatti appurato che ogni formulazione contiene una variabile culturale che non può essere individuata se non attraverso il cammino storico della conoscenza umana».

Lo schema del suo intervento è stato il seguente:

1) La discussione sulla discontinuità del Concilio rispetto alla tradizione si è sviluppato in un nuovo contesto socioculturale e filosofico che ha modificato i presupposti stessi della discussione e in parte ha contribuito allo sviluppo di altre nozioni fondamentali come: la Chiesa come popolo di Dio in cammino e soggetto della fede; il conseguente rapporto fede e dottrina; l’ermeneutica come interpretazione necessaria; la possibilità stessa di formulazioni dogmatiche.

2) Alcune riflessioni sui punti caldi della discussione sulla discontinuità conciliare: l’ecumenismo; il dialogo interreligioso e la libertà di coscienza.

3) Conclusione: soggetto e condizioni della continuità nel cammino ecclesiale.

Caterina Dolcher

Clicca qui per leggere la  Relazione di Carlo Molari Veritas 2014

 

×

Questo sito usa cookies tecnici e di terze parti. Chiudendo questo banner o interagendo con il sito si acconsente all'uso dei cookies. MAGGIORI INFORMAZIONI