3/12/2014 – Presentazione del libro: “Francesco tra i lupi”
Mercoledì 3 dicembre, alle ore 18.30, presso il Centro Veritas in via Monte Cengio 2/1 a – Trieste, presentazione del libro di Marco Politi: “Francesco tra i lupi“. Sarà presente l’autore.
Dalla seconda di copertina del volume:
“Ha spezzato l’immagine di una Chiesa matrigna, ha rifiutato la pompa imperiale, non conosce barriere tra credenti e non credenti, nessun pontefice europeo ha vissuto come lui la miseria degli emarginati, è vicino alle angosce di uomini e donne di ogni credo. È immerso nella modernità, pratica la tenerezza e la compassione.
Ma in Vaticano crescono le resistenze ai suoi audaci programmi di rifondazione della Chiesa come la partecipazione dei vescovi al governo ecclesiale, l’inserimento di donne ai vertici decisionali, l’approccio nuovo ai divorziati e omosessuali.
Ripulire lo Ior e le finanze vaticane è una fatica immane. L’episcopato italiano è un problema per il papa argentino.
La rivoluzione è agli inizi: l’esito è incerto e il tempo non è molto.
Francesco tra i lupi è la storia, mai raccontata prima, delle sfide nascoste alla rivoluzione di Bergoglio e dell’opposizione al papa più popolare dei nostri tempi, con particolari inediti sulla sua elezione”.
Articolo sull’incontro
Mercoledì 3 dicembre è stato presentato al Veritas il libro Francesco tra i lupi, direttamente dall’autore, Marco Politi. Politi è un giornalista che più volte ha fatto visita al nostro Centro ed è un vaticanista di lunga carriera.
Perché scrivere un libro su papa Francesco quando già molti altri hanno riempito le librerie di volumi su Bergoglio? Perché c’era l’urgenza di esporre un’analisi che mettesse in luce non tanto la figura carismatica del pontefice quanto il conseguente impulso riformatore che direttamente e indirettamente tocca un miliardo di persone.
Ma questa riforma, secondo Politi, è arginata da un forte movimento di opposizione sia dentro il Vaticano che anche fuori. Il Papa è in minoranza anche perché finora ha cambiato molto poco in termini di nomine e strutture.
Sta succedendo la stessa cosa che era successa con Giovanni XIII. La sua base elettorale è disorientata dai suoi modi.
Gli elettori di Francesco infatti non volevano un italiano né un curiale. Ma cosa volevano? Pulizia negli affari finanziari, un papa pastorale e un papa che avesse maggiori rapporti con i vescovi.
Francesco è andato al di là. L’intervista con Scalfari ne è un esempio. Si tratta di un puro pretesto per dialogare con il mondo al di là dei contenuti e delle polemiche che erano seguite.
Un altro aspetto è la creazione del Consiglio degli 8 cardinali. Innovatore è sicuramente il fatto che il Papa non sceglie persone esclusivamente che la pensano come lui. È una logica inclusiva. Tutti sono chiamati a partecipare collegialmente al governo della chiesa. Questa collegialità sinodale è uno dei leit-motiv del pontificato di Bergoglio.
A questo proposito trasforma radicalmente il sinodo. I sinodi, secondo la descrizione di Marco Politi, erano diventati dei simposi universitari. I vescovi dicevano la loro ma l’esortazione apostolica la faceva il Papa.Adesso i vescovi possono fare proposte singole. Viene interpellato anche il popolo (categoria cara a Bergoglio) al quale viene rivolto un sondaggio di domande.Naturalmente, siccome questa impostazione porta a un serio dibattito, la stessa si può rivelare un boomerang. L’ultimo sinodo è la prova di questo. C’è in atto un processo di delegittimazione da parte di molti giornalisti. Ma per il Papa è importante mantenere in modo questo processo.
Un altro modo di opporsi all’impulso riformatore di Francesco è la passività. Applaudire il papa senza muovere un dito. Secondo Politi molti episcopati non si stanno impegnando per sostenere i temi di Papa Francesco. Per esempio, nessuna conferenza episcopale sta includendo le donne, oppure si percepisce una certa inerzia nella lotta agli abusi sessuali. Eppure fare pulizia non suscita terremoti, ma sana ferite e assicura giustizia.
In prospettiva? Forse anche questo papa si dimetterà. La presenza di un papa emerito non è un fatto straordinario e diventerà sempre più normale. Il Papa deve essere operativo. Per abituarci a questo, Francesco invita Benedetto in occasioni pubbliche, proprio a mostrare ancora una volta la collegialità come cardine della vita della Chiesa. Questo papato a termine rende la situazione più difficile, perché può far crescere le pressioni di opposizione per spingere alle dimissioni.
Infine Politi si è chiesto come maii movimenti laicali non scendano in campo per difendere il papa? Forse anche in questi ambienti laicali è necessario sviluppare un maggiore senso di corresponsabilità. Forse la sfida più grande che ha davanti Francesco. (Francesco Crosilla)