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28/11/2014 – Calendario Lectio di Avvento 2014

Autore // veritas
Postato il // 10 nov 2014

Gli incontri di Lectio di Avvento 2014 sono guidate dal pastore valdese Ruggero Marchetti secondo il seguente calendario:

venerdì 28 novembre. Prima meditazione: Luca 1, 5-25

venerdì 5 dicembre. Seconda meditazione: Luca 1, 26-38

venerdì 12 dicembre. Terza meditazione: Luca 1, 39-56

venerdì 19 dicembre. Quarta meditazione: Luca 1, 57-80

Le quattro meditazioni su Luca 1 si svolgono al Centro Veritas, in via Monte Cengio 2/1 a – Trieste, di venerdì, dalle 18.30 alle 19.30

 

Abbiamo intervistato il pastore Marchetti sulle motivazioni della scelta dei brani su cui farà la meditazione:  

  

    1. Perché questa scelta, forse un po’ scontata, del primo capitolo  “vangelo dell’infanzia” in Luca?          L’Avvento è il tempo dell’attesa e proprio il cosiddetto “vangelo dell’infanzia” in Luca è quello che forse più dell’omologo “vangelo dell’infanzia” di Matteo mette bene in evidenza la dimensione dell’attesa: basti pensare che in Luca 1,21, noi troviamo questa frase: “Il popolo intanto era in attesa”, che certo lì si riferisce all’attesa specifica di Zaccaria nel tempio, ma il cui significato possiamo benissimo allargare all’attesa della redenzione che si focalizzava nella figura del Messia; e che poi in 2,25,dopo il racconto della nascita di Gesù a Betlemme, del vecchio Simeone si dice che “aspettava la consolazione di Israele”. Chi aspetta, spera. E poiché oggi la speranza è la grande assente nelle nostre esistenze e nella nostra società, mi è sembrato importante riprendere in mano dei testi che traboccano di speranza.C’è però anche da dire che in queste pagine non mancano l’inatteso e la sorpresa dell’inatteso. Ho accennato a Zaccaria nel tempio. Se c’era un luogo deputato a vedere il compimento dell’attesa di Israele era proprio il tempio: il luogo per eccellenza della preghiera del popolo e della presenza di Dio. Ebbene, Luca ci dice che, “quando gli apparve un angelo del Signore, in piedi alla destra dell’altare dei profumi, Zaccaria li vide e fu turbato e preso da spavento”: l’apparizione dell’inviato del Signore proprio nel cuore del tempio suscita il terrore in un uomo pio e giusto come era Zaccaria!Questo significa che in realtà, siamo sempre impreparati e spiazzati davanti all’agire di Dio, o meglio, che Dio agisce in maniera da spiazzarci e così ci ricorda che non possiamo mai pensare di padroneggiarlo in alcun modo coi nostri riti e la nostra pietà.Di più, in maniera implicita ma chiara, qui c’è l’idea che il tempio è superato, che l’opera di salvezza che sta per avvenire andrà ben la di là dei suoi cortili e di tutto il suo apparato. Non è un caso se, subito dopo, l’angelo del Signore si recherà a Nazareth, da una piccola fanciulla di un’oscura cittadina della periferica Galilea: è lì, come e dove nessuno poteva neanche lontanamente immaginare che tutto avrà inizio. 
    2.             2.   C’è la storia dell’Avvento e ci sono i suoi protagonisti. Cos’è che la colpisce in                   queste prime figure del vangelo?       La loro semplicità, e forse – pensando alla società dell’epoca – la loro condizione di irrilevanza e addirittura di emarginazione. Zaccaria è uno dei tanti sacerdoti del tempio (non è certo di quelli che contavano, della cerchia del Sommo Sacerdote!), e sua moglie Elisabetta è una povera donna sterile, e per questo irrealizzata e infelice, e tutti e due sono anziani “avanti nei loro anni” (fra l’altro, se pensiamo a come il vangelo dell’infanzia si chiuda con le figure degli ancora più anziani Simeone e Anna, è bello vedere che Luca ci presenta i vecchi come quelli a cui è dato di cogliere, prima e più dei giovani, il “nuovo” che Dio ha iniziato a operare). Se poi continuiamo nella elencazione dei protagonisti della nostra vicenda, Maria è una povera piccola fanciulla dell’assoluta periferia della terra di Israele, e più precisamente di quella Nazareth da cui – si era convinti – “non poteva venire nulla di buono” (cfr Giovanni 1,46), e anche Giuseppe non è certo un personaggio particolarmente in vista… e pensiamo poi alla mangiatoia di Betlemme, pensiamo ai pastori, i primi che gli angeli chiamano ad andare dal bambino appena nato… Insomma anche nelle persone che chiama a preparare e a vivere direttamente l’evento della nascita del proprio figlio, il Signore si conferma il Dio che sta dalla parte dei poveri, degli umili. 
      1. C’è qualche altra cosa, qualche altro elemento del racconto di Luca che la colpisce?         Sì, la gioia che pervade questi testi dall’inizio alla fine e che si esprime soprattutto nelle preghiere che li caratterizzano e arricchiscono:  la benedizione di Elisabetta, il cantico di Maria, il cantico di Zaccaria. E poi verranno il canto degli angeli del Natale e il cantico di Simeone. Sono appunto, preghiere e sono però insieme e soprattutto dei canti di riconoscenza e gratitudine a Dio, espressioni semplici e sublimi di un’infinita gioia. Non a caso alcuni di questi testi sono diventati l’espressione della preghiera quotidiana di generazioni e generazioni di credenti.Oggi la preghiera è in crisi. Per me è in crisi perché ne abbiamo fatto soprattutto una preghiera quasi esclusivamente di richiesta, e anzi l’ultima risorsa nelle nostre crisi esistenziali. Riprendere in mano questi cantici pur così conosciuti, e riprenderli in mano reinseriti nel contesto del racconto evangelico, ci può forse aiutare a riscoprirli nella dimensione che è loro propria della gratuità: qui c’è solo la grazia sorprendente del Signore e la spontaneità di una risposta che vuole essere soltanto lode, e basta. Ma proprio perché è soltanto pura lode, si fa testimonianza, proclamazione delle grandi opere di Dio, della sua grande opera in Gesù.   
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