21/05/2014: Presentazione del libro: “Un mosaico di fiducia – Dalla parte dei deboli”
Presentazione del libro di don Mario Vatta: “Un mosaico di fiducia – Dalla parte dei deboli ” che si terrà presso il Centro Veritas, in via Monte Cengio 2/1 a – Trieste, mercoledì 21 maggio 2014 alle ore 18.30 con la presenza dell’autore.
Intervengono Pierluigi Di Piazza e Giorgio Pilastro.
Quando accordiamo la nostra fiducia,
abbiamo imparato a mettere la nostra vita nelle mani degli altri;
Dietrich Bonhoeffer
“C’è una parola che ricorre in modo “prepotente” nelle pagine di questo libro: fiducia. Tanto che anche il titolo la ripropone, affiancata alla metafora del mosaico. Anche il termine speranza è ripreso con una ripetitività quasi ostinata. Pur se in modo meno appariscente, più nascosto tra le righe. Parole quasi indicibili. Scomparse dai vocabolari quotidiani. Ed in effetti,non sembrano molti i motivi di fiducia e di speranza che percorrono questo testo. Almeno ad una sua lettura rapida esuperficiale.O limitata ai titoli dei capitoli. Si parla di povertà, di emarginazione, di «sotterranei di storie dimenticate», di vite in salita. Dovrebberoessere altri i sentimenti prevalenti. Non certamente la fiducia e la speranza: ma lo sconforto, a volte la rabbia, quasi sempre la frustrazione o, peggio, l’indifferenza. Come va declinata, allora, la fiducia e la speranza che don Mario Vatta elargisce a piene mani in questi articoli (sono quarantotto) apparsi sul giornale della Comunità di San Martino al Campo, “Il Punto”, dal dicembre del 2000 ad oggi?
È un gesto di coraggio. Limpido edeterminato. Dettato, innanzitutto, da una consapevolezzae dauna sollecitazionepiù intensedi un desiderio. L’esigenza incontenibile di dover parlare. Di dover salire “sui tetti”… e parlare. A volte gridare. Raccontare le storie, quelle con la “s” minuscola, viste attraverso le esperienze e le vite di chi sta in ultima fila, di chi è fuori, di chi non è mai riuscito ad entrare. Gli articoli di questo libro sono scritti per la Comunità di San Martino al Campo. Destinati ai volontari, agli operatori, agli amici della Comunità. E, proprio per questo, per tutti coloro che in qualche modo sono disposti ad ascoltare. Il coraggio che sostiene queste pagine è lo stesso richiesto ad uno sguardo che non si sposta davanti a ciò che appare inguardabile. Chenon si rifiuta di vedere. Lo stesso sguardo che da più di quarant’anni don Mario Vatta rivolge ai deboli, a chi non ha voce, ai giovani, ai dimenticati. «La nostra gente», ama ripetere.
Gli articoli percorrono tredici anni di questo cammino. Anni nei quali l’immobilismo e «la fatica dei nostri tempi» appare in tutta la sua evidenza. Eppure lo sguardo di don Vatta ha continuato a vedere, non limitandosi a guardare. In una tensione fatta di quotidianità. Di costanza. Ed è proprio in questa volontà trasformata in coraggio che vanno cercate le radici della speranza e della fiducia. Nell’annuncio di speranza per il quale i poveri sono “beati” per il solo motivoche non lo saranno più. Una speranza che non può, quindi, essere assente se volgiamo lo sguardo agli occhi dell’altro. “Amare gli uomini senza vergogna”, suggeriva Etty Hillesum. Anche lei, davanti a scenari ben più devastanti dei nostri, rifletteva nelle sue lettere sulla fiducia: in se stessa, negli uomini, in Dio.
È questo il messaggio che don Mario Vatta trasmette ai suoi lettori con questa raccolta di scritti? In tutta franchezza, chi scrive queste poche righe di introduzione non lo sa. Percorrere questi scritti ci conduce, però, in un percorso che non ci lascia indifferenti. Ci interpella. Nel Natale del 1942, Dietrich Bonhoeffer scriveva: “La fiducia resterà per noi uno dei doni più grandi, più rari e più gioiosi della convivenza umana”. Lasciamoci interpellare”. (Giorgio Pilastro)
Locandina: 21.05.2014 LOCANDINA Don Vatta
ARTICOLO
“Quando accordiamo la nostra fiducia, abbiamo imparato a mettere la nostra vita nelle mani degli altri”. Così afferma il teologo Dietrich Bonhoeffer. È sufficiente questa breve testimonianza per comprendere il valore e la portata della parola: fiducia. Un concetto apparentemente semplice, che racchiude, però, anche tutto il disagio e le difficoltà che possono derivare dal doverne costatare la drammatica insufficienza nella quotidianità delle relazioni umane. Affrontare il tema della fiducia ed auspicarne la necessità è, quindi, innanzitutto un atto contrario al conformismo dei nostri tempi.
La fiducia è una parola di primo piano nel titolo dell’ultimo libro di don Mario Vatta: Un mosaico di fiducia. Il sottotitolo non è meno impegnativo: Dalla parte dei deboli. Nella recente presentazione al Centro Veritas del libro, don Pierluigi Di Piazza ha sottolineato come, in questo caso, il titolo sia rivelatore e fedele espressione del contenuto. La pubblicazione raccoglie gli articoli e gli editoriali che don Mario ha scritto dal dicembre del 2000 alla fine dello scorso anno per la rivista della Comunità di San Martino al Campo, Il Punto.
Il testo ha certamente sullo sfondo la Comunità di San Martino al Campo. Il gruppo che don Mario ha fondato più di quarant’anni fa. Non solo perché è rivolto a lettori che con la Comunità condividono interessi, attività o semplicemente affinità culturali e sociali. La Comunità è presente, in quanto le riflessioni, gli approfondimenti, le considerazioni che don Mario esprime in questi scritti derivano, nella maggior parte, da fatti, avvenimenti, situazioni e, soprattutto, persone che hanno avuto una relazione con la Comunità. Da questo osservatorio e laboratorio don Mario trae spunto per sollecitare, per accompagnare, a volte per ammonire.
Questo sguardo sul mondo attraverso gli occhi dei più deboli è stato anche al centro del dialogo tra don Pierluigi Di Piazza e l’autore nel corso della presentazione. Soffermandosi, in particolare, sul significato del farsi prossimo, dell’accogliere con forza quel semplice e rivoluzionario invito contenuto nel Vangelo di Matteo: “… ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. (Mt, 25, 35-36). Una sollecitazione “laica”, perché il Vangelo non è confessionale, afferma don Mario. Il motivo per cui la Comunità di San Martino al Campo non è confessionale, è che si limita (!) ad essere (a cercare di essere) evangelica, ironizza, don Mario. Spiegando che il motivo di questa scelta iniziale, che continua ad essere confermata, era di non escludere nessuno: nessun volontario, nessun operatore, nessun sostenitore, dal poter partecipare all’attività di accoglienza e di ascolto di chi era bisognoso. Perché ognuno, credente o meno, possa realizzare il dettato evangelico del “ho avuto fame, ….”.
Una Comunità aperta, attenta alle necessità e contraddizioni dei tempi e pienamente inserita nel contesto della città di Trieste, dove opera. Dapprima accolta con freddezza, a volte osteggiata, quando per prima iniziò ad occuparsi dei tossicodipendenti. Prima che intervenissero le strutture pubbliche, prima che anche altri se ne occupassero. Poi, sempre più compresa per il suo lavoro a favore dei bisognosi, dei “vinti”, in una società che esclude, e ghettizza, coloro che non sono in grado o non possono camminare ai ritmi ed allecondizioni imposte.
La fiducia è, quindi, il parametro attraverso il quale misurare la capacità di cambiamento, di miglioramento. Senza fiducia il cambiamento diventa un’impresa quasi impossibile. Fiducia verso le nuove generazioni. Un capitolo del libro è dedicato a loro, con un titolo provocatorio: “Esistono… ce ne siamo accorti?”. Per don Mario nei loro confronti c’è stato un vero e proprio tradimento da parte delle generazioni più anziane. La società può evolvere, solo con l’apporto delle forze giovani, con le loro idee innovative, propositive.
Su questo scenario di un cambiamento necessario e che trae i suoi motivi di analisi e di riflessione proprio dalle storie e dal contatto con le difficoltà degli ultimi, dei deboli si inserisce la fiducia come motore ed anima di questa tensione verso un mondo nuovo. Come la costruzione di un mosaico: metodica e paziente realizzazione di un disegno composto da molti tasselli diversi che si integrano. Un mosaico di fiducia, appunto. (Giorgio Pilastro)
“L’epoca è difficile, il momento storico pesante. Scegliere l’inerzia, la rassegnazionepotrebbe sembrare la posizione più facile. Ma non è così. Gli eventi, anzi, ci spingono a farci carico del ruolo che ci appartiene, tentando di dare risposte, per quanto ci compete, nel momento presente. Non possiamo essere estranei al tempo che è il nostro tempo, nel momento in cui i cambiamenti ormai sono avviati portando in sé una buona dose di sofferenza, ma anche grandi prospettive di speranze concrete, di futuro per i giovani, nel momento in cui ci viene chiesto di non rinunciare a umanizzare la realtà. Perfino la tecnologia richiede di essere resa più umana e al servizio dell’uomo. Il Bimbo di Betlemme viene dal cuore di Dio che ne fa dono all’umanità perché proprio in Lui trovi la strada che porterà alle grandi risposte.
Nella risposta sta la speranza. Nella fiducia l’apertura al domani da consegnare ai giovani, che riedificheranno la società che oggi sta gemendo in cerca di una direzione che possa indicare il nuovo cammino. È in questa direzione che dobbiamo guardare, con gli occhi dei giovani. Impersonare la figura degli “uomini di buona volontà” riferita dagli Angeli la notte di Natale, sarà la dimensione dell’uomo nuovo che è l’uomo dell’umanità rinnovata. Guardare quindi alla Grotta non significa allontanarsi dalla lotta per un mondo nuovo, ma renderci protagonisti con fiducia per quello che individuiamo come “il domani”. L’augurio di buonNatale potrebbe contenere questi pensieri. Queste speranze”. (Mario Vatta)
Un mosaico di fiducia
LINT Editoriale, Trieste, 2013
Ci è nato un bimbo, dicembre 2013 – pag. 150-151