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26/03/2014: Conferenza “Oltre la crisi ambientale”

Autore // veritas
Postato il // 22 feb 2014

Mercoledì 26 marzo alle ore 18.30, presso il Centro Veritas in via Monte Cengio 2/1 a – Trieste, conferenza “Oltre la crisi ambientale” con Gianguido Salvi – geologo, coordinatore scientifico della Sezione di Trieste del Museo Nazionale dell’Antartide e ricercatore presso il Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste. Questa conferenza chiude il ciclo di incontri dedicati al tema “Oltre le crisi”.

“Quante crisi ambientali ha già affrontato il nostro pianeta e le crisi attuali si possono definire superiori, inferiori o forse sostanzialmente differenti?

L’analisi dell’evoluzione della vita sul nostro pianeta ci insegna che ad ogni estinzione di massa, che hanno colpito anche in modo rilevante le forme di vita che ci hanno preceduto, è sempre seguita una rinascita con nuove specie che hanno rimpiazzato e colonizzato le nicchie ecologiche liberate dagli organismi ormai estinti. Ma attualmente nell’epoca a cui abbiamo dato il nome di “Antropocene” qualcosa di profondamente nuovo ed rilevante sta modificando il concetto “geologico” di crisi ambientale.

Mutate situazioni ambientali e climatiche invadono quotidianamente il nostro vissuto: il surriscaldamento del pianeta con l’incremento conseguente di fenomeni quali uragani, cicloni o inondazioni. Non vi è ancora una chiara evidenza della correlazione tra il numero e l’intensità di tali fenomeni e l’antropizzazione. Frane, crolli, smottamenti accrescano di molto il numero delle vittime, queste situazioni sono da addebitarsi prevalentemente all’uomo: nei casi meno gravi (alluvioni, esondazioni) sono la deforestazione, le monocolture, la deviazione di corsi d’acqua ad alterare l’equilibrio idrogeologico del territorio. Altre profonde mutazioni in atto nel nostro pianeta sono meno evidenti, come ad esempio la tropicalizzazione delle zone temperate, con il conseguente incremento di malattie quali la malaria, o la drastica riduzione della biodiversità. In realtà, i danni ambientali si traducono in danni sociali e si ripercuotono in modo differente nella società, dove spesso acuiscono le diseguaglianze. Se infatti nei paesi in via di sviluppo lo sfruttamento delle risorse accresce ricchezze già consolidate lasciando alle popolazioni locali un ambiente compromesso, nei paesi ricchi le discriminazioni si spostano sulle fasce più disagiate, spesso costrette a vivere in luoghi poco tutelati e soggetti a forte inquinamento. Come uscirne, quali possibilità per superare l’attuale stato di “crisi ambientale”? Una possibile risposta viene offerta dalla comprensione che le cause umane della crisi ambientale sono prioritarie rispetto a ogni falsa rappresentazione e a ogni mito dello sviluppo e che affrontare i problemi dell’ambiente significa affrontare i problemi delle società. Il predominio dell’uomo sulla natura e quello dell’uomo sull’uomo rappresenteranno, infatti, le sfide della società del futuro”. (Gianguido Salvi)

Articolo:

Mercoledì 26 marzo alle ore 18.30, c’è stata la conferenza “Oltre la crisi ambientale” con Gianguido Salvi, geologo, coordinatore scientifico della sezione di Trieste del Museo Nazionale dell’Antartide, che ha chiuso il ciclo di incontri dedicati al tema « Oltre le crisi ». Salvi ha iniziato il suo discorso dando un contesto temporale al tema che avrebbe trattato perché la percezione del tempo gioca un ruolo importante nel comprendere la crisi ambientale, quindi, nascita dell’universo, circa tredici miliardi di anni fa, poi la vita sul nostro pianeta, circa quattro miliardi di anni fa, estinzione dei dinosauri, duecento cinquanta milioni di anni fa per avvicinarci sempre più alla nostra era, l’“Antropocene”, che consta di poche migliaia di anni, cosa che, rispetto al passato del pianeta, è paragonabile ad un battere di ciglia. Sin qui nulla di nuovo, si potrebbe pensare, ma è qui che Salvi ci ha fatto dono della vista del ricercatore. Per vedere “i segni dei tempi” non basta conoscere il livello di gas serra della nostra atmosfera, uguale a quello di ottocento mila anni fa, dice il nostro, bensì considerare il fatto che quei livelli sono cresciuti e diminuiti in un arco di decine di migliaia di anni, tempi geologici naturali, mentre oggi quei livelli li abbiamo raggiunti in poche decine di anni e non sappiamo che futuro stanno generando: questo può l’attività dell’opera umana, stressare la natura! D’altronde l’uomo non si adegua all’ambiente ma lo trasforma a sua misura. Come superare questa crisi generata dall’uomo? Capire che questi problemi non si possono risolvere sulla piccola scala del nostro orticello, ma su quella più grande del giardino della famiglia umana. (Vitaliano Raimo)

 

 

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