27/01/2014: Presentazione corsi secondo semestre
Lunedì 27 gennaio, presso la sede del Centro Veritas in via Monte Cengio 2/1 a- Trieste, presentazione dei corsi del II semestre:
1) SALMI DIFFICILI: OSTACOLI DA SUPERARE, docente don Antonio Bortuzzo, biblista
Il corso si articola in 12 lezioni, a cadenza settimanale, di lunedì, dal 3 febbraio al 5 maggio. Il docente affronterà in ogni lezione un tema ovvero:
1 lezione: Natura dei salmi e diverse tipologie di problemi che sorgono nella lettura, nello studio e nella preghiera individuale e liturgica.
2 lezione: Problemi legati alla natura del testo e della sua trasmissione.
3 lezione: Problemi connessi all’interpretazione del linguaggio e dei simboli.
4 lezione: Problemi derivanti dalla diversità del “punto di vista” del lettore. Le due interpretazioni, ebraica e cristiana, si escludono? Si integrano? Aiutano o disorientano?
5 lezione: Alcuni nodi inerenti alla storia della composizione dei salmi.
6 lezione: Alcuni ostacoli di carattere “spirituale”.
7 lezione: Il Salterio è una raccolta di preghiere “per ogni occasione” o una “guida” nel cammino spirituale dei singoli credenti e di tutta la comunità credente?
8 lezione: Alcuni salmi fondamentali nell’interpretazione del mistero di Cristo, loro uso nel N.T.
9 lezione: Salmo 110.
10 lezione: Salmo 22.
11 lezione: Salmi 1 e 2.
12 lezione: Il percorso della conversione e della salvezza: Salmo 51.
In ogni incontro saranno letti e commentati alcuni salmi o parti significative degli stessi ad illustrazione dei temi trattati.
2) PIRKE AVOTH (DETTI DEI PADRI), docente rav. Ariel Haddad, rabbino capo di Ljubljana
Il corso si articola in 12 lezioni, a cadenza settimanale, di martedì, dal 4 febbraio al 6 maggio.
Il testo preso in esame, chiamato in ebraico “Pirkeh Avoth”, letteralmente “Capitoli dei Padri”, meglio noto con il nome “Massime dei Padri”, è uno dei più letti, discussi e commentati dello scibile ebraico. In esso vi sono contenuti detti, aforismi, massime, motti sapienziali in massima parte sintetici e spesso lapidari di natura esclusivamente etica e morale e non giuridica.
È facile vedere in questi capitoli una “filosofia di vita” ebraica, un distillato di saggezza antica che parla a tutte le epoche indicando all’uomo la strada maestra da percorrere per raggiungere la completezza nel suo rapporto con il divino e nel suo rapporto con gli altri esseri umani. La lettura e lo studio di queste massime costituisce il giusto strumento per filtrare la farina dalla crusca. In altre parole filtrare ciò che è fondamentale da ciò che è superfluo nella propria esistenza.
Il corso proposto comprende la lettura, il commento e la discussione di brani scelti del Pirkeh Avoth, le Massime dei Padri della tradizione ebraica.
3) COMMENTARI CLASSI DEL CORANO E ALCUNI TEMI CHIAVE TRATTATI NEL CORANO, docente Ahmad Ujcich, portavoce del Centro Culturale Islamico di Trieste e del Friuli Venezia Giulia)
Il corso verte sulla conoscenza dei commentari (tafsir) classici del Corano.
Il Corano è, per il musulmano, la parola di Dio espressa in lingua araba ed è il fondamento della conoscenza spirituale e della ritualità quotidiana.
Per leggere il Corano in maniera rituale e per comprendere ciò che esprime è necessario conoscere l’arabo, ma non è sufficiente la sola conoscenza della lingua, perché, mentre alcune espressioni sono di facile interpretazione, altre sono ellittiche, simboliche , sintetiche, metaforiche, rimandano a conoscenze non espresse in dettaglio nel testo. Inoltre è importante conoscere l’occasione che ha determinato la discesa dei versi coranici, in che periodo sono stato rivelati.
In sintesi è necessario ricorrere a dei commentari che ci aiutino a dare la giusta interpretazione ai versi coranici.
La scienza dell’interpretazione del Corano (taf-sir) ha avuto nell’Islam una storia lunga e tormentata. Le prime generazioni di Musulmani si trasmisero rispettosamente quelle tradizioni esegetiche che venivano fatte risalire al Profeta stesso, ai suoi compagni e ai seguaci di questi ultimi. Nessuno osava dare del Testo sacro un’interpretazione personale, e questo soprattutto per le esplicite riserve di Muhammad e dei suoi più fidi compagni, che più volte avevano severamente messo in guardia dall’interpretare il discorso divino con i fallaci strumenti dell’opinione umana. Tutto ciò impedì che nei primissimi secoli dell’Islam nascessero dei veri e propri commenti al Corano, mentre si andavano raccogliendo alcuni gruppi di tradizioni a sfondo esegetico, che godevano di maggiore o minore fama a seconda dell’attendibilità di cui venivano ritenute degne e soprattutto del nome del compagno dal quale erano state trasmesse. Fra i discepoli diretti del Profeta, quello che indubbiamente godette a tale riguardo della considerazione più alta fu Ibn ‘Abbas, soprannominato “l’interprete del Corano”(mufassir al-Qur’an), per il quale si dice che Muhammad in persona avesse chiesto a Dio la scienza ermeneutica.
Quando dunque nacquero i primi commentari organizzati al Corano, si trattò per lo più di raccolte di materiale tradizionale, in cui quello riferito ad Ibn ‘Abbas aveva parte preponderante, anche se non esclusiva. Il massimo esempio di questo tipo di interpretazioni basate sulla tradizione è rappresentato dal monumentale commentario di Tabari che praticamente raccolse e vagliò tutti i documenti disponibili, riportando nel suo testo anche le interpretazioni discordanti. Le correnti più razionaliste, al contrario, propugnarono in seguito un tipo di commento coranico maggiormente basato sull’opinione personale (tafsir bi’r-ra’y), ed in questo tipo di esegesi eccelsero soprattutto i teologi della scuola mu‘tazilita, fra i quali spicca Zamakhshari (XII secolo).
Grande fu inoltre la tradizione dei cosiddetti commenti “mistici”, quelli cioè redatti
da vari maestri del Sufismo, nei quali viene data una considerevole importanza all’interpretazione simbolica ed ai riferimenti interiori del Testo sacro; il primo ed uno dei più importanti (e sfortunatamente anche uno dei pochi a rimanere tuttora inediti) di questi commenti è quello di Sulami ( X secolo).
I vari orientamenti di interpretazione coranica si scontrarono spesso fra loro, talvolta l’uno negando all’altro il diritto stesso all’esistenza. In altri casi, invece, un atteggiamento più conciliante portò ad un’esegesi che utilizzava al tempo stesso diverse modalità interpretative, senza esclusioni preconcette. I commenti dei Sufi, ad esempio, assai di frequente combinarono il materiale contenuto nelle tradizioni con un approccio più intimo e personale alla Parola divina.
Nei secoli si è formata una vera e propria scienza dell’interpretazione del Corano che ha individuato una serie di principi gerarchicamente ordinati cui fare riferimento nello sforzo interpretativo.
Il primo riferimento per cercare l’interpretazione del significato dei versi coranici è lo stesso Corano: si trova la spiegazione del significato di un verso in altri versi che trattano dello stesso argomento.
La seconda fonte di conoscenza sono le parole che il profeta Muhammad ha detto per spiegare alcune parti del libro sacro, detti che sono raccolti in ampie collezioni scientificamente compilate (Hadith).
La terza fonte sono le spiegazioni riportate dai Compagni del Profeta, anche questa raccolte nei volumi degli hadith.
Al quarto posto abbiamo i detti dei seguaci venuti dopo i Compagni del Profeta.
Al quinto posto c’è la conoscenza approfondita della lingua araba e delle sue regole.
Infine viene usata la deduzione e la deliberazione (che non sono contraddette dai precedenti principi), delle persone qualificate e autorizzate formalmente dopo un regolare percorso di formazione.
Durante la rivelazione del Corano furono relativamente scarsi i commenti di spiegazione anche grazie alla presenza illuminante dello stesso Profeta e alla purezza spirituale dei suoi Compagni. Il compagno che ha riportato più commenti è senz’altro il giovane cugino del Profeta Ibn ‘Abbaas e al suo commentario hanno fatto riferimento tutti quelli che in seguito hanno trattato la materia. Altre fonti dell’esegesi sono stati i Compagni IbnMas’uud e UbbayIbnka’b.
Il primo grande tafsir, in 30 volumi, è quello di Muhammad ibnJabiir al Tabarii (m. 923), sintesi di tutto lo scibile esegetico tradizionale, imprescindibile testo di riferimento per tutti i commentatori seguenti.
Nei secoli si sono susseguiti commentari più o meno ampi, con caratteri ora maggiormente legalistici , ora maggiormente linguistico grammaticali, ora maggiormente storiografici, ora con interpretazioni di carattere metafisico a seconda della predisposizione dell’autore.
La produzione di tafsir è continuata fino ai nostri tempi con introduzione di considerazioni di carattere sociologico, scientifico e persino politico.
Nel corso di quest’anno il docente intende continuare a presentare l’interpretazione dei commentatori classici leggendo dai testi l’esegesi di alcuni capitoli del Corano e mettendo in evidenza la ricchezza di contenuti e la molteplicità dei livelli di comprensione.
Purtroppo non ci sono traduzioni italiane dei tafsir, perciò il docente utilizzerà traduzioni in inglese o francese la cui bibliografia verrà presentata durante gli incontri.
I corsi sono a numero programmato, la partecipazione comporta la presentazione della domanda di iscrizione con i moduli disponibili in segreteria.
Gli studenti universitari che frequentano i corsi possono beneficiare dei crediti formativi assegnati dalle Facoltà agli Enti convenzionati con l’Università di Trieste.
Chi vuole avere maggiori informazioni può telefonare allo 040.569205 oppure scrivere a centroveritas@gesuiti.it
Modulo iscrizione corsi: DOMANDA ISCRIZIONE CORSI