4.12.2013: Conferenza “Oltre la crisi economico-finanziaria”
Mercoledì 4 dicembre 2013, alle ore 18.30 si svolgerà presso la sede del Centro Veritas, in via Monte Cengio 2/1 a – Trieste, il quinto incontro dei Mercoledì, dal titolo “Oltre la crisi economico-finanziaria”. A trattare il tema sarà Alice Pesiri, di Banca Etica.
In questi ultimi cinque anni il mondo della finanza è entrato in maniera massiccia sulle pagine dei giornali, sulle notizie della rete e nei talk-show mediatici; segno che è una dimensione che domina e influenza la vita quotidiana. Sembra che la finanza sia una realtà indomabile, autonoma, imprevedibile e temibile.
Dalla crisi dei mutui alla speculazione sui derivati, passando per lo spread e i downgrade a raffica, si ha la percezione che il cittadino possa fare ben poco. Al massimo un po’ di beneficenza.
E invece no! È possibile oggi agire in maniera intelligente e competente facendo in modo che la finanza segua delle regole etiche e sia a supporto della società e non viceversa. È possibile investire la propria liquidità presso enti che prestano denaro al fine di sviluppare progetti utili alla società e allo sviluppo di realtà emergenti.
Tutto questo e molto altro sarà oggetto dell’incontro di mercoledì prossimo, dove potremo inoltre interagire con Alice Pesiri e porle quelle domande che spesso non trovano così facile risposta.
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Sintesi della conferenza a cura di Francesco Crosilla
Si è svolto mercoledì 4 dicembre scorso l’incontro dal titolo “Oltre la crisi economico-finanziaria”, nell’ambito dei Mercoledì del Veritas. A presentare la tematica è stata invitata Alice Pesiri, di Banca Etica.
La relatrice ha voluto anzitutto delineare una breve introduzione alla finanza, per poi illustrare come si sia arrivati alla situazione attuale, a partire dalla crisi del 2008. Con queste premesse ha potuto mostrare come la crisi sia diventata pubblica per concludere con un’operazione volta a decolonizzare l’immaginario.
Nella sua parte introduttiva Pesiri ha voluto subito semplificare le idee spiegando che la finanza non è altro che l’insieme degli scambi di denaro: denaro che a sua volta è sia strumento di scambio che prodotto. Gli scambi di denaro vengono intermediati tramite singoli o tramite istituzioni finanziarie (banche, assicurazioni, fondi di investimento) che effettuano investimenti in azioni, obbligazioni, valute o titoli derivati. Tutto questo al fine di remunerare anche il denaro prestato loro dai clienti.
Ma come si arriva dalla crisi del 2008 alla situazione attuale? Il 15 settembre 2008 la banca Lehman Brothers presenta istanza di fallimento e il mondo si accorge dell’enorme buco creato dai mutui subprime cartolarizzati e fatti circolare in tutto il mondo; la prima stima parla di 4.000 miliardi di dollari. Questa situazione contingente diventa l’occasione per portare alla luce alcune distorsioni del mercato: la cosiddetta finanziarizzazione dell’economia.
Ovvero al fatto che il valore di mercato delle transazioni finanziarie supera di molti ordini di grandezza il valore dei beni sottostanti effettivamente scambiati nel mondo. Ciò vale in particolare per il mercato delle valute, per i titoli derivati (tra cui vanno menzionati in particolare i CDS, Credit Default Swap, con i quali ci si assicura dal fallimento di una controparte), per il cosiddetto High Frequency Trading (la modalità per la quale le transazioni finanziarie vengono gestite direttamente da sistemi informatici che permettono frequenze altissime di operazioni) e per le vendite allo scoperto (vendita di un titolo che non si possiede direttamente, ma si prende a prestito).
Ma la crisi di Lehman Brothers, pur nascendo come una crisi del debito privato, diventa nel corso degli anni una questione di debito pubblico, perché gli Stati stanziano ampi programmi di salvataggio di proporzioni non lontane dal valore del loro PIL. Questa progressiva spesa da parte dei Paesi provoca un aumento del debito pubblico: per esempio nell’area Euro il rapporto debito/PIL passa dal 60% del 2008 al 75% del 2009. Un aumento del 15% nell’arco di un solo anno.
Queste scelte economico-politiche mettono in crisi gli Stati che sono costretti a intraprendere politiche di austerità e tagli alla spesa pubblica (oltre ad una tassazione più pesante). Questi fatti fanno riflettere su quanto la finanza influenzi le scelte politiche e sono questi stessi fatti ad aver aperto la strada alle molte critiche (giuste o sbagliate) ai governi tecnici che sono stati messi in piedi in alcuni Paesi europei. Alla finanza sregolata viene contestato di essere un elemento che riduce la democrazia nei Paesi che dei principi democratici hanno fatto la loro bandiera.
Che fare dunque? È possibile per il singolo cittadino operare in modo da rendere la finanza uno strumento utile e non meramente speculativo? Alice Pesiri si è soffermata su queste tematiche nella sua ultima parte, quella relativa alla decolonizzazione dell’immaginario; ovvero sullo sfatare alcuni miti. Per esempio quello del massimo profitto, dell’efficienza, dell’utilità dei tagli per la riduzione del debito pubblico.
Le proposte in gioco sono molte e differenziate: dalla tassazione sulle operazioni finanziarie che sarebbe un ostacolo agli effetti negativi dell’High Frequency Trading, alla separazione tra banche commerciali e banche d’affari. Altre soluzioni possibili sono il controllo dei flussi di capitali, la lotta all’evasione fiscale e ai paradisi fiscali, la diminuzione delle possibilità di uso della leva finanziaria e infine la finanza etica.
In particolare quest’ultima è un modo di concepire la finanza tenendo conto dell’impatto dell’attività finanziaria sull’ambiente e la società. Presta quindi attenzione alle condizioni non economiche delle attività finanziate e finanzia chi opera nei settori della cooperazione internazionale, dell’ambiente, delle energie rinnovabili, della cooperazione sociale e della cultura.
Cerca di mettere in pratica questa frase di Andrea Baranes, della fondazione culturale responsabilità etica: “Oggi la speculazione domina la finanza. La finanza controlla l’economia. L’economia determina le scelte politiche. La politica impatta sulla vita delle persone. Cambiare rotta è semplice: dobbiamo ribaltare l’attuale scala di valori e leggere al contrario la frase precedente”.