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20.11.2013: conferenza “Oltre la crisi della famiglia”

Autore // veritas
Postato il // 30 ott 2013

Mercoledì 20 novembre 2013, alle ore 18.30 presso la sede del Centro Veritas in via Monte Cengio 2/1 a – Trieste, alla conferenza: “Oltre la crisi della famiglia“, relatrice Antonella Deponte, consulente familiare – Università di Trieste.

“Oltre – crisi – famiglia: tre parole che ci danno una chiave di lettura per la complicata realtà che stiamo vivendo. La famiglia è in crisi, si mette in discussione persino la definizione di famiglia, quindi c’è un lavorio a livello concettuale e teorico che da una parte vuole distruggere, dall’altra probabilmente ci è utile per ridefinire, chiarire prima di tutto a noi stessi quale famiglia vogliamo e che cosa “fa famiglia”.

La famiglia è condizionata e schiacciata da politiche inadeguate o assenti, da dinamiche di economia globale assolutamente ostili, da pressioni culturali delle direzioni più varie.

Ma c’è un “oltre”: ci sono famiglie che non si arrendono, famiglie che fanno comunità, perché l’unione fa la forza, famiglie che vivono nel privato ma si donano nel pubblico, perché il bene di uno diventi il bene di tutti…

C’è speranza, ci deve essere, e c’è lavoro da fare per tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. (Antonella Deponte)

Articolo sull’incontro

Il 20 novembre nuovo incontro al Veritas sul tema dell’”Oltre le crisi”. Si è parlato di famiglia con la psicologa e psicoterapeuta Antonella Deponte. La Deponte ha introdotto con un’indicazione sul concetto di crisi in psicologia: se il termine “crisi” ha in sé un elemento di rottura con il passato e di apertura al futuro, in psicologia è usato proprio con questa accezione di “passaggio”, in termini di evoluzione e di crescita se la crisi è gestita bene, altrimenti in termini di stagnazione o regressione. Il tema della crisi della famiglia è molto vasto perché le implicazioni vanno ben al di là della psicologia e hanno radici nell’economia, nella politica e nella sociologia. A volerlo considerare “solo” dal punto di vista delle dinamiche relazionali, è complesso per la ricchezza e la profondità delle relazioni presenti nella famiglia.

Tutte le sofferenze che le famiglie oggi vivono, secondo la Deponte, hanno origine da problemi di identità e di appartenenza. Alcuni tratti uniscono le varie “crisi” -  del concetto stesso di famiglia, dei rapporti di coppia, dei rapporti tra genitori e figli, dei i ruoli genitoriali, dei rapporti intergenerazionali – ed uno di essi è la mancanza del senso della storia. La persone si raccontano attraverso storie e, in particolare, gli adolescenti costruiscono la loro identità raccontando più volte varie storie, fino a trovare quella che più li soddisfa. Anche gli adulti ri-raccontano la loro storia per adattarla ai nuovi eventi, per integrare nella propria identità gli altri che incontrano, le cose che succedono. Così i bambini, che imparano chi sono dalle storie che sentono raccontare su di loro, in famiglia prima di tutto. La storia di un Paese ne costruisce l’identità e viceversa l’identità che un Paese vuol darsi modifica la lettura della Storia.

Ma oggi la famiglia manca di storia, vuoi per la frequente lontananza dalle famiglie di origine, vuoi per la vita frenetica, vuoi per la centratura sul sé piuttosto che sugli altri (e sulla famiglia nel suo insieme), vuoi per l’affermarsi della famiglia mononucleare. Manca la prospettiva che ci fa riconoscere da dove veniamo, che cosa ciascuno ha costruito fin qui, che cosa vogliamo costruire insieme e la consapevolezza che siamo figli dei nostri genitori e dei nostri avi e che pure i nostri figli avranno questa eredità, figli di una cultura, di tradizioni e di storie. Se manca questa consapevolezza, come preparo me stesso e i miei figli al futuro? Si resta incastrati in un eterno presente. Se è la storia che dà significato e lega gli eventi, se non ho storia non ho significato, sono un puzzle di cose che ci/mi sono capitate, di persone che ad un certo punto si trovano sotto lo stesso tetto e, nello stesso tempo, a questa situazione viene dato un certo carattere di eternità: si fatica a pensare che ogni tempo è un tempo che non tornerà e che quindi va vissuto bene, in pienezza.

Alla fine la Deponte ci confida che mentre preparava la conferenza, cercando una sintesi intellettualmente onesta tra studi e letture, esperienza professionale e umana, dati e statistiche, ad un certo punto ha sentito due brevissimi interventi del Papa dal recente pellegrinaggio delle Famiglie: disarmante! «Tre parole ha usato, e in quelle tre parole sono condensate pagine e pagine di psicologia. Un parametro ha dato, ed è la sintesi di strumenti e metodi indagati da generazioni di studiosi.  Tre parole: permesso, grazie. scusa» (Caterina Dolcher)

 

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