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9.10.2013: Conferenza “Oltre la crisi antropologica”

Autore // veritas
Postato il // 26 set 2013

Riprende il ciclo di conferenze denominato i “Mercoledì del Veritas”. Quest’anno il filo conduttore degli incontri è “Oltre le crisi”.

La prima conferenza, mercoledì 9 ottobre, alle ore 18.30 affronterà la tematica: “Oltre la crisi antropologica“, relatore Giovanni Grandi, docente di Antropologia applicata all’Università di Padova.

“La consapevolezza che la società occidentale stia attraversando un tempo di crisi è ormai largamente diffusa. Risulta più complesso individuare le ragioni profonde della crisi e, di conseguenza, riflettere sulla possibilità di superarla. La crisi può assumere del resto molti volti ed essere esaminata da diversi punti di vista: qual è il contributo di una prospettiva di analisi antropologica? Lungo la parabola di vita di ciascuno si susseguono molte transizioni, ciascuna di esse impegna energie e conduce a dei cambiamenti; tuttavia la transizione più significativa è quella che ordinariamente riconosciamo come la «crisi della mezza età». Andare oltre questa crisi – una crisi antropologica – significa procedere lungo un percorso di maturazione ancora ricco di sfide. Non superarla significa smettere di crescere e, talvolta, persino regredire. Ma cosa accade quando gli adulti di una società per lo più non affrontano o non superano la «crisi della mezza età»? È possibile che la crisi sociale sia anche un riverbero del mancato superamento della crisi antropologica da parte di una parte consistente della generazione adulta? Quali sintomi segnalano l’avvicinarsi del tempo della crisi antropologica? Come disporsi per oltrepassarla continuando a maturare come persone? Perché il superamento della crisi antropologica costituisce una risorsa anche in senso sociale?” (Giovanni Grandi)

Età della vita

Interessante e stimolante la sollecitazione di Giovanni Grandi, che ha letto la crisi contemporanea a partire dalla crisi dell’uomo. La vita umana è un percorso che può essere rappresentato da una parabola: c’è un’ascesa, una fase di picco, una discesa. La fase di mezzo costituisce una crisi, in cui vanno affrontate le domande principali. Se si guarda la parabola, c’è un tempo di preparazione, poi il momento della della crisi e quindi una via di uscita.
Secondo il relatore, l’attuale crisi non è solo economica, ma riflette crisi antropologiche non superate o affrontate in modo improprio. Si può infatti anche restare ingabbiati nella crisi. In alcune storie di vita le crisi possono essere molto acute, ma un momento della verità arriva anche nelle vite più tranquille. Importante è riconoscerlo e, appunto, oltrepassarlo realizzando una crescita personale, che si ripercuote a livello sociale. Se non ci sono maturazioni personali, la società tutta resta accartocciata in un vicolo cieco. L’aspetto forte della crisi dei tempi presenti è l’immaturità personale di molti adulti.
Parlare di “parabola della vita” vuol dire attribuire alla vita stessa varie fasi. Una interpretazione tradizionale sancisce il passaggio dalla giovinezza all’età adulta quando si realizzano alcuni eventi: fine degli studi, entrata nel mondo del lavoro, formazione di una famiglia, nascita del primo figlio.
Giovanni Grandi ha invece portato all’attenzione dei presenti un percorso di tipo più interiore, che è quello tracciato dalla tradizione del monachesimo antico. Le età della vita sono caratterizzate dai “vizi”, intesi qui come caratteristiche – imprescindibili – della vita umana, ma con le quali occorre sviluppare una relazione equilibrata e serena. Eccoli, secondo la sequenza di Evagrio Pontico (Ebora, 345 – Egitto, 399) che fu monaco, asceta e scrittore cristiano: 1. ingordigia; 2. fornicazione; 3. avarizia; 4. tristezza; 5. ira; 6. accidia; 7. vanagloria; 8. superbia  (Antirrhetikos. Gli otto spiriti malvagi, ed. Qiqaion, 2005). Affrontare tali aspetti della vita costituisce il cammino di ascesi del monaco ma anche lo sviluppo armonioso della vita umana. I primi tre aspetti fanno parte dell’infanzia e della fanciullezza: sono il rapporto col cibo, con la sessualità, con i beni. Tristezza ed ira attengono a quel momento in cui si fanno progetti: tristezza è lo stato d’animo di colui che non accetta più il presente ma guarda sia al passato – una fase beata che non c’è più – sia al futuro ed al modo in cui può agire sul futuro stesso. Al momento in cui il progetto è elaborato, l’ira si abbatte su coloro che si mettono frammezzo. Gestire il conflitto tra il proprio progetto e quello degli altri comporta l’apertura alla riflessione, alla vita interiore, in cui chiedersi come lasciare spazio anche agli altri.
È l’accidia lo snodo decisivo, che, per citare Dante, si manifesta “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Lì il poeta si trova “in una selva oscura” dove la via dritta è smarrita, e può diventare preda delle fiere. In questa fase, l’uomo si trova in un tempo in cui va in crisi quello che aveva fatto finora. Come sulla cima di una collina, riesce a concepire la sua vita come un insieme e comincia a fare dei conti sui progetti che aveva iniziato. È una crisi della ripetitività: sarà capace di ripetere le stesse cose restando fedele al suo progetto? Sorge il dubbio di saper realizzare il progetto fino alla fine. Queste sono le grandi domande, che si possono fare solo ad un particolare punto della vita.
Lasciamo al lettore alcune sollecitazioni: si può uscire dalla crisi passando alle fasi successive, oppure non se ne esce e si regredisce alle fasi precedenti, come nel gioco dell’oca.
Progredire vuol dire affrontare la sfida del “lasciare”: accettare di passare il testimone ad altri, rinunciare al proprio ruolo – andare in pensione, vedere i figli andar via di casa – affidare via via la propria vita non più al proprio progetto ma ad un “altro”. Qui si può realizzare infine il massimo dell’ascesi del monaco e/o la serenità di vita di colui che, semplice uomo saggio, ha compiuto fino in fondo la sua parabola. (Tiziana Melloni)

 

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