18.09.2013: Presentazione di: “Il flauto invece del bastone”
Mercoledì 18 settembre 2013, alle ore 18.30, in collaborazione con l’ACCRI, ci sarà la presentazione del libro: “Il flauto invece del bastone. Vita di mons. Franco Masserdotti” di Giovanni Munari e Francesco Pierli.
Interverrà Marco Giovannini, presidente dell’associazione “Franco Masserdotti” – Trento.
“Quando fui consacrato vescovo, una mia amica pittrice mi regalò un quadro del Buon Pastore. Bellissimo.
Il pastore non aveva in mano un bastone, segno di autorità e forza, quasi a dimostrare il bisogno di avere qualcosa in mano per allontanare i lupi. No, aveva in mano un flauto. Il flauto non allontana le persone ma le mette insieme. Ha un suono soave e gradevole. Fa capire che il pastore deve amare la bellezza, conoscere la tenerezza, deve far prevalere l’affetto sul ragionamento“. Dom Franco Masserdotti
Locandina: Locandina libro Il flauto invece del bastone
Presentazione del libro sulla vita di dom Franco Masserdotti
“Quando fui consacrato vescovo, una mia amica pittrice mi regalò un quadro del Buon Pastore. Bellissimo. Il pastore non aveva in mano un bastone, segno di autorità e forza, quasi a dimostrare il bisogno di … allontanare i lupi. No, aveva in mano un flauto. Il flauto non allontana le persone ma le mette insieme … Fa capire che il pastore deve amare la bellezza, conoscere la tenerezza, deve far prevalere l’affetto sul ragionamento”.
Queste parole di dom Franco Masserdotti, vescovo di Balsas in Brasile, morto tragicamente proprio otto anni fa, il 17 settembre 2006, sono le stesse che il Veritas può dire del suo stile, del suo modo di operare. Per questo ha voluto presentare il libro “Il flauto invece del bastone” proprio all’inizio dell’anno, quasi a ribadire la sua identità. Analogamente alla “cetra” che nel libro di Bruna Costacurta sull’ascesa al trono del profeta Davide, oppone il dolce strumento alla “fionda”, e analogamente all’ultimo numero di Esodo sulle riflessioni sulla pace intitolato: “Il pugno e la carezza”.
Dom Franco, ha detto il relatore Marco Giovannini di Trento, fa fatto dell’amabilità il tratto distintivo del suo operare: per questo fin dall’alluvione degli Anni ’60 ha saputo aggregare intorno a sé un gruppo di giovani che gli sono stati fedeli nel periodo universitario e che si sono uniti poi in Associazione di sostegno quando mons. Masserdotti è diventato vescovo. Non solo dolcezza, ma solida spiritualità essenziale e passione operativa e sociale hanno caratterizzato la sua azione pastorale. Insegnava al popolo che non doveva accontentarsi di mangiare il pesce, ma lo istruiva a pescare e ancor più a tenere pulito il fiume. Per questa sua azione sociale (che attualizzava gli studi fatti a Sociologia di Trento) è stato più volte fermato dalla polizia e imprigionato.
Ha trovato la morte misteriosamente ma coerentemente. Il pastore evangelico che l’ha investito non poteva sapere che quell’uomo in bici era il vescovo cattolico della diocesi; men che meno poteva immaginare che quell’uomo che si concedeva poveramente un attimo di sosta e di libertà per sé non si concedeva nulla.
La presentazione del libro su dom Franco è stata fatta in collaborazione con l’Accri, segno di comunione ecclesiale, ed è stata fatta proprio il 18 settembre, una giornata inquietante per i triestini: proprio 75 anni fa infatti, nel ’38, Mussolini promulgava da piazza Unità le leggi razziali; quelle leggi che hanno privilegiato il bastone invece del flauto, la fionda invece della cetra, il pugno al posto della carezza. Da quella scelta derivarono all’Italia e al mondo morti, distruzioni, lutti. (Mario Vit)