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7 giugno 2013: Ora di adorazione

Autore // veritas
Postato il // 30 mag 2013

Vi ricordiamo che il Centro Veritas guiderà l’ora di adorazione nella chiesa del Sacro Cuore in via del Ronco venerdì 7 giugno 2013 dalle ore 16.30 alle ore 17.30.

Qui di seguito il testo:

E SIATE RICONOSCENTI!

(Ora di adorazione – 7 giugno 2013 – ore 16.30-17.30)

Canto: Cantiamo Te

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (3,15-16)

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti! La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali.

Per accogliere in noi la fede, la pace, la Parola occorre un profondissimo silenzio: è una esperienza di estrema povertà, in pura perdita e senza nulla di nostro, davanti al Signore. La fede è ricerca. Chi cerca ha fede. La fede più che possedere è un essere posseduti, un essere incontrati dal Mistero Infinito, nel Mistero Pasquale. In quest’ora di adorazione vogliamo chiedere gli uni per gli altri il dono di questa esperienza di incontro e ri-conoscenza.

Canone: Ubi caritas et amor (pag. 68)

Ri-conoscere: tra incontro e non possesso

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,16-17)

Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di Lui, gli disse in ebraico: “Rabbuni!” che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere!”

Pausa di interiorizzazione della Parola

Un nome, una parola, un suono: “Maria!” Un incontro che nasce dal riconoscimento della voce amica che la interpella personalmente. Un riconoscimento che nasce dal cuore e supera l’aspetto esteriore dell’uomo che lei ha di fronte proprio mediante uno sguardo che trascende la realtà superandola. Tale riconoscimento può apparire distaccato da ciò che è tangibile perché costituisce una nuova chiave di lettura della realtà stessa, che non si sostituisce ma la completa. Il riconoscimento racchiude in sé l’esperienza precedente della conoscenza. Questa conoscenza è insita dentro di noi come un’impronta mnemonica che richiede solo di essere richiamata, risvegliata e mantenuta. E forse solo l’ascolto della Parola di Dio permette di iniziare questa “altalena di incontri”; è la Parola a iniziare una serie di risonanze che ci coinvolgono in una sorta di turbinio che forse potrà piano piano ritrovare l’eco di questi incontri e riconoscimenti anche nei nostri comportamenti. È un conoscere-incontrare-riconoscere che si coniuga con gratuità e libertà. L’incontro biblico è solo incontro e non possesso: ci indica l’atteggiamento di gratuità profonda che dobbiamo imparare con Dio, con tutte le persone, con tutte le cose, con tutti gli avvenimenti. Incontrare non ha niente a che vedere con il possedere, neanche la verità. La risposta nell’Incontro è: “Non mi trattenere”.

Pausa di riflessione personale

Canone: Nada te turbe  (p. 68)

Riconoscere i doni di Dio

Dagli Atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Pausa di interiorizzazione della Parola

In ogni istante la persona è il risultato del suo passato: le esperienze compiute, gli errori commessi, le gioie vissute. Il passato si è concentrato nella carne, si è fissato nelle connessioni cerebrali, nelle emozioni, nei meccanismi istintivi. Incontrare Dio attraverso il passato significa riconoscere i doni ricevuti per svilupparli e gli errori per redimerli. Purificare il passato significa accogliere ora il dono di Dio non riconosciuto e interiorizzato a suo tempo: ora è possibile accoglierlo, perché se Dio è fedele nel tempo, quel dono allora non interiorizzato è ancora a disposizione. Riconoscere il “Dio che era”, perciò, significa rendersi conto che ora possiamo accogliere i doni che allora sono stati offerti ma per ignoranza, per superficialità, per pigrizia non sono stati accolti. Di fronte a Dio è possibile recuperare continuamente il passato.

Pausa di riflessione personale

 

Canone: Misericordias Domini  (p. 68)

Riconoscere la fraternità universale

Dal libro del profeta Malachia (2,10)

Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l’uno contro l’altro profanando l’alleanza dei nostri padri?

Dal Vangelo secondo Luca (10, 36-37)

Gesù disse: “Chi di questi ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.

Dal Vangelo secondo Matteo (25, 37-40)

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Pausa di interiorizzazione della Parola

La condizione comune di figli (almeno per chi ripete da anni il Padre Nostro) rende ineluttabile affrontare il tema della fraternità come risorsa possibile all’interno della relazione tra le persone e tra i popoli. È sacro ciò che è fraterno: la Chiesa ha questa strada obbligata. Riscoprire il valore di questa sacralità ci fa riscoprire la laicità di Dio e il suo immettersi “clandestino” nel mondo (venne senza visto). Dio si è talmente immerso nella vicenda umana che la fede è diventata gesto profondamente umano; egli non sopporta di essere messo in isolamento; questo si rompe solo con l’irruzione della fraternità. Anche i servizi offerti ai poveri possono mettere Dio in isolamento, se esprimono il potere di servire e non la carica sovversiva insita in ogni guarigione di Gesù: poter ascoltare, parlare, vedere, servire, seguire, dividere il pane. Allora anche la Chiesa o è fraternità o non è Chiesa. Chiesa di Dio, Chiesa del mondo sei davvero uno spazio in cui siamo tutti fratelli? Ognuno diverso dall’altro, ma tutti uguali in dignità? Tutti uguali in forza della vocazione e del battesimo? Tutti uguali perché condividiamo quel che abbiamo, fino ad essere una koinonìa, una comunione di fratelli e di sorelle? L’ospitalità è, infatti, la cultura stessa e non un’etica fra le altre. Dal momento che essa tocca l’ethos, che è come dire la dimora, la propria casa, il luogo di soggiorno familiare e la maniera di starci, il modo di rapportarsi a se stessi e agli altri, agli altri come propri simili o come stranieri, l’etica è l’ospitalità.

Pausa di riflessione personale

Canto: Credo in Te (pag. 13)

Gli spunti di riflessione sono stati tratti dal calendario 2013 “E siate riconoscenti” dei missionari clarettiani; da “Le radici evangeliche della fraternità” (intervento di E. Bianchi all’OFS – Padova, 28 maggio 2010) e da J. Derrida, “Sull’ospitalità” – selezione a cura di Arianna Ius, Rossella Crevatin  e  Ilaria Arcidiacono. 

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