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6 luglio 2013: Convegno: “Scienza e fede”

Autore // veritas
Postato il // 02 giu 2013

Sabato 6 luglio 2013 – dalle ore 10.00 alle 13.00, presso la Sala consiliare del comune di San Pietro al Natisone, il Centro Veritas, in collaborazione con la Forania di S. Pietro al Natisone e l’Associazione “don Eugenio Blanchini” di Cividale del Friuli, propone a tutti gli interessati il convegno sul tema: “Ha la scienza sostituito la religione nel mondo contemporaneo?” con p. Gaetano Piccolo S.I., direttore dell’Istituto filosofico “Aloisianum” di Padova.

Eppure c’è un’altra via per comprendere la relazione rìtra scienza e religione: un dialogo che crei coesistenza e cooperazione tra le due sfere.

Moderatore: Simone Bordon, direttore del Consiglio pastorale foraniale.

Locandina: Locandina Convegno Veritas

Riportiamo qui di seguito il testo preparato dal relatore:

Saggio Finale-Gaetano Piccolo|1

HA  LA SCIENZA SOSTITUITO LA  RELIGIONE NEL MONDO MODERNO?

Introduzione

Dopo le critiche di Feuerbach, Marx e Freud e partendo dal rigetto della Metafisica da parte del Neopositivismo1, la religione ha perso la sua influenza nel mondo moderno. Come indica l’attuale grande interesse per le teorie di Darwin, la conoscenza scientifica sembra rappresentare l’unica via per costruire il futuro del genere umano.

Senza dubbio, scienza e religione hanno scopi diversi: la scienza è interessata alla natura e mira a conoscere la natura allo scopo di migliorare la condizione umana; la religione invece è interessata al senso della vita e tenta di rispondere alle domande dell’essere umano. Alcune questioni si collocano ai confini ( o la soglia) tra scienza e religione (ad esempio le questioni etiche).

       Questo saggio intende sostenere che c’è un’altra possibile via per comprendere la relazione tra scienza e religione: un dialogo che crei coesistenza e cooperazione tra scienza e religione è possibile.

Un dialogo ha sempre bisogno di riconoscimento reciproco (Davidson 1984). In questo caso  deve essere riconosciuta  nella religione una forma di razionalità; se questo è possibile, la domanda “ha la scienza sostituito la religione nel mondo moderno?” perderà il suo senso e la sua importanza.

Questo saggio tenta innanzitutto di dare una definizione di religione. In secondo luogo, tratterà il rifiuto della religione come privo di significato o non-scientifico. Infine,  proporrà alcuni argomenti in favore di una forma di razionalità nella religione.

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1 Il Neo positivismo è un movimento scientifico e filosofico nato all’inizio del XX secolo con il Circolo di Vienna

 

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1. Verso una definizione di religione

Poiché l’argomento principale di questo saggio verte sul riconoscimento di una forma di razionalità anche nella religione, sarà utile tentare una definizione di religione. Questo è il primo problema, poiché alcuni autori ritengono sia impossibile trovare l’essenza della religione. Secondo questi autori, noi possiamo studiare solamente le condizioni o gli effetti di un particolare tipo di comportamento sociale, in questo caso, comportamento religioso. Ad esempio, questa è l’idea di Max  Weber (cfr. ALDRIDGE: 20072 , 30). Formulando una teoria analoga, anche Emile Durkheim considera la religione un insieme di credenze, cosicché  coloro che accettano queste credenze e queste pratiche formano una comunità morale (cfr. ALDRIDGE: 20072 , 32).

Comunque, sarebbe meglio riconoscere che è inutile cercare “un insieme di fattori comuni che tutte le religioni devono possedere” (ALDRIDGE: 20072 , 40).  Possiamo infatti seguire Wittgenstein e applicare anche all’idea di religione il suo concetto di “somiglianza di famiglie” (WITTGENSTEIN: 1958, §§ 65-71):  considerando i membri di una famiglia, possiamo scoprire alcune caratteristiche simili, anche se ogni membro della famiglia possiede in più caratteristiche fisiche sue proprie. Allo stesso modo, le religioni presentano alcuni elementi comuni, ma anche differenze e non tutte le religioni condividono gli stessi elementi comuni e le stesse differenze, esattamente come i membri di una stessa famiglia.

Il credere sembra essere una delle caratteristiche comuni delle religioni. Quindi si tratta di capire se il credere sia qualcosa di razionale.

A partire infatti dal secolo scorso, la scienza è stata considerata la pietra di paragone della razionalità (cfr. STANMARK:  1995, 13). Ancora oggi gli  scienziati sfidano i credenti a provare la razionalità della fede.

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2. Rigetto della religione in favore della scienza

Il conflitto tra scienza e religione non è  un problema recente, poiché, almeno nel mondo occidentale, filosofi e scienziati hanno  riflettuto fondamentalmente sempre,  su questa relazione, partendo dai loro diversi punti di vista.

Dal Medio Evo al XX secolo la questione su Dio è stata dibattuta in modi diversi dal Razionalismo e l’Empirismo, l’Idealismo e il Realismo (cfr. MCGRATH: 1999, 58-66). Secondo il Razionalismo, tutte le idee, e quindi anche l’idea di Dio, derivano dal pensiero (cfr. Tommaso d’ Aquino, Descartes, Hegel).  Secondo gli empiristi, Dio non ha provvisto l’essere umano di idee innate, ma gli ha dato facoltà empiriche per cogliere le idee (un esempio è l’Essayconcerning Human Understanding di Locke, scritto nel 1690).

L’Idealismo, in particolare nella Critica della Ragion Pura di Kant (1781), afferma che noi possiamo conoscere solo le cose che ci appaiono e non le cose come sono  in se stesse. A causa dei limiti della ragione, non possiamo giammai conoscere Dio. L’idea di Dio, infatti, non può essere conosciuta dalla nostra ragione, perché questa idea è fuori dallo spazio e dal tempo. Al contrario, secondo il Realismo, l’esistenza del mondo oggettivo non dipende dalla nostra mente. Anche in questo caso, però, non possiamo sapere se Dio è un oggetto che esiste fuori dalla nostra mente.

Comunque, il primo duro  attacco alla religione potrebbe trovarsi in Feuerbach, nella teoria della religione come proiezione dei desideri umani (cfr. MCGRATH: 1999, 194). Secondo il suo punto di vista, l’idea di Dio sorge dall’esperienza umana. Seguendo questa traccia, Freud sostiene che, se nella Bibbia si dice che Dio creò gli esseri umani a sua immagine, in realtà gli esseri umani crearono Dio a loro immagine (cfr. MCGRATH: 1999, 194).

Tuttavia, possiamo trovare una messa in discussione specifica della razionalità delle credenze religiose nel rifiuto, teorizzato dal Circolo di Vienna, di ogni tipo di metafisica. Il Circolo di Vienna comprende un gruppo di intellettuali che propose una  visione scientifica del mondo nel primo quarto del XX secolo (cfr. MCGRATH: 1999, 73).  Il dibattito tra razionalità e religione è, in questo caso, collegato al principio di verificabilità: una affermazione ha significato se può essere verificata empiricamente.

saggio finale-Gaetano Piccolo|     Quindi formulazioni metafisiche, etiche e religiose sono semplicemente senza senso.

 

Se il Circolo di Vienna espresse il principio di verificabilità, nello stesso periodo K. Popper propose il principio di falsificabilità (cfr. MCGRATH: 1999, 78). Secondo Popper, una formulazione è scientifica se può essere falsificata. Si noti che Popper dice “scientifico” non “significativo”. Infatti egli non è interessato al significato, ma alla demarcazione tra scienza e non- scienza (cfr. STENMARK: 1995, 63). Le credenze religiose non possono essere falsificate; quindi non possono mai essere relazionate ad una teoria scientifica.

Seguendo la teoria della falsificabilità di Popper, Flew offre un buon esempio: due esploratori giungono in una radura nella giungla; uno dei due ritiene che ci sia un giardiniere invisibile che si occupa della radura; l’altro non crede nell’esistenza del giardiniere e quindi decidono di verificare la presenza di un giardiniere invisibile. Poiché non ci sono tracce del giardiniere, il primo esploratore, che crede nella sua esistenza, considera  il giardiniere abile nell’occultare la sua presenza. Secondo Flew, le asserzioni religiose sono come proposizioni che mirano a dimostrare l’esistenza del giardiniere invisibile (cit. in MCGRATH: 1999, 78).

Le teorie che ho  illustrato sono solo esempi del rigetto della religione nel mondo moderno. Alcuni autori hanno tentato di sintetizzare queste diverse idee definendo una  messa in discussione scientifica del credo religioso (cfr. STENMARK: 1995, 13):  (1) se le credenze religiose reclamano di essere considerate razionali, devono soddisfare gli stessi standards di razionalità delle credenze scientifiche; (2) ma le credenze religiose non sembrano soddisfare questi standards di razionalità; (3) quindi la religione deve essere considerata irrazionale.

Per concludere, un altro tipo di obiezione alla significatività delle affermazioni religiose fa riferimento ai limiti del linguaggio. Wittgenstein, e molti filosofi dopo di lui,  sostiene che il nostro linguaggio può sottolineare o semplicemente descrivere i fatti che si verificano nel nostro mondo. Quindi egli si chiede se sia veramente possibile per la teologia parlare di Dio: “se le parole umane sono incapaci di descrivere l’aroma caratteristico del caffè, come può essa far fronte a qualcosa di così impalpabile come Dio?” (cit. in MCGRATH 1999, 149-150).

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3. La dimensione razionale della religione

I membri della Scuola di Francoforte hanno in linea generale criticato le credenze religiose ed accettato solitamente  la teoria della proiezione di Feuerbach.  Comunque, uno di essi, Habermas, ha aperto recentemente un dialogo con la Chiesa Cattolica. All’interno di questo dialogo, dice Habermas, i credenti da un lato devono cercare di tradurre le loro parole in espressioni comprensibili allo scopo di evitare di  essere dogmatici. D’altra parte, i non credenti devono rinunciare alla convinzione che la religione non sia razionale (cfr. ALDRIDGE: 20072 ,221).

Questo significa che un possibile dialogo tra scienza e religione può iniziare solo all’interno del principio di carità. Questo principio è stato proposto da Davidson ed è la condizione indispensabile per iniziare un dialogo autentico: noi dobbiamo assumere che le affermazioni della persona con la quale stiamo parlando potrebbero  essere razionali (DAVIDSON: 1984, 210).

Tuttavia, alcune teorie avverse alla religione, come la teoria della religione come  proiezione del desiderio umano di Feuerbach, presentano alcuni limiti. Ad esempio, possiamo notare che non tutte le cose,  che sono oggetti del nostro desiderio, proprio per questa ragione non esistano. In altre parole, a livello di logica, il desiderio per un oggetto non implica che l’oggetto non esiste (cfr.MCGRATH: 1999, 195).

Rispondere alle obiezioni del Neo-positivismo (Circolo di Vienna, Popper…) è molto più difficile. Come illustrato più sopra, queste obiezioni possono venir raccolte sotto il nome di sfida scientifica al credo religioso. In generale, questi pensatori mostrano di possedere una concezione riduttiva della razionalità (cfr. STENMARK: 1995, 76).

Per questa ragione potremmo  rispondere affermando che le credenze religiose presentano un altro tipo di razionalità (cfr. STENMARK 1995, 82). Wittgenstein (1966), ad esempio, ritiene che il significato delle credenze sia diverso se parliamo di credenze religiose, di credenze nella scienza o di credenze nella vita ordinaria. I credenti religiosi infatti non si rapportano alle loro credenze con una  convinzione proporzionata all’evidenza, a differenza di ciò che avviene con le credenze scientifiche.

 

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 Inoltre, in una delle sue ultime opere, The PhilosophicalInvestigations ,  Wittgenstein ci fornisce una risposta possibile al Circolo di Vienna. Ciò è importante perché il Circolo di Vienna  concepiva  che il principio di verificabilità derivasse dalla lettura del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein. Nel testo di PhilosophicalInvestigations (1958, §19; §23),  egli scriveche una affermazione è significativa se appartiene ad un gioco linguistico, cioè un linguaggio comune e compreso da un gruppo sociale. La descrizione di Wittgenstein di un gioco linguistico ci permette di definire anche il discorso religioso come un gioco linguistico. Di conseguenza, anche le affermazioni religiose sono significative.

Pertanto,  il fatto è che scienza e religione hanno obbiettivi differenti, ma ciò non implica una diversa natura della razionalità (STENMARK: 1995, 269). In altre parole,  la stessa razionalità dovrebbe essere vista in relazione con pratiche diverse (l’uso della razionalità nella scienza e l’uso della razionalità nella religione).

Un altro tipo di obiezione, dicevamo, si riferisce ai limiti del nostro linguaggio, che sarebbe inadeguato a  parlare di Dio. Già nel  Medio Evo  teologi come Tommaso d’ Aquino proposero di usare l’analogia per parlare di Dio. Specificamente un modo per parlare di Dio è, per esempio, la metafora. Infatti, secondo  Aristotele, la metafora è  “l’uso di attribuire ad un termine un predicato che appartiene propriamente a qualcos’altro” (cfr. MCGRATH: 1999, 154). Per questa ragione possiamo utilizzare parole  che si riferiscono generalmente a oggetti del  nostro mondo per dire qualcosa, più o meno vera,  su Dio.

In conclusione, potremmo descrivere alcuni esempi di dialogo tra scienza e religione.

Il primo esempio è l’applicazione di una teoria scientifica alle credenze religiose. Riprendendo un’idea di Duhem, un fisico francese, Quine spiegò  che un fisico non può mai sottoporre una singola ipotesi ad una verifica sperimentale (cfr. MCGRATH:  1999, 67). Infatti, quando una teoria (cioè un insieme di ipotesi) fallisce, noi non sappiamo se il fallimento dipende da un’ipotesi centrale (nel qual caso

 

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dobbiamo abbandonare la teoria) o se invece dipende da un’ipotesi sussidiaria (nel qual caso la teoria deve essere modificata).

Questa teoria potrebbe essere applicata anche ad una questione teologica: l’esperienza della sofferenza è spesso proposta come una ragione per affermare che Dio non esiste. Dio infatti è amore, quindi non può desiderare la nostra sofferenza, ma, poiché noi soffriamo, ciò significa che Dio non esiste. Utilizzando la tesi Duhem-Quine, possiamo riconoscere un errore in questo sillogismo. L’esperienza della sofferenza umana ci richiede di modificare la nostra teoria su Dio, non necessariamente di abbandonarla. Ad esempio, dovremmo  semplicemente rivedere la nostra idea sull’onnipotenza di Dio.

Un altro suggerimento per pensare una relazione tra scienza e religione ci viene da H. Gadamer (1999, 126).  Egli ritiene che l’opposizione fede-conoscenza dovrebbe ricordarci  la  polarità greca mythos-logos .  Mito e logos sembrano infatti compatibili tra loro, così da poter essere definiti complementari. Gadamer sostiene che c’è la stessa relazione tra fede e conoscenza e tra religione e scienza.

Un’altra idea, più complessa, di una relazione complementare tra scienza e religione è stata proposta daTeilhard de Chardin. Egli considera il mondo un’unica entità in evoluzione.  Egli era convinto che non ci sono discontinuità all’interno del processo di evoluzione (cfr. MCGRATH: 1999, 222). Quindi egli sostiene che la materia è, dal primo momento, qualcosa di razionale e consapevole, “una coscienza rudimentale”.

In questo contesto, Teilhardde Chardin si chiede come Dio sia coinvolto nell’evoluzione. Quindi Teilhardde Chardin è un esempio di uno sforzo di trovare una relazione  tra scienza e religione. Nel suo articolo  “Cosa credo” (cit. in MCGRATH 1999, 222), egli scrive che l’universo è in evoluzione e che l’evoluzione procede verso lo spirituale. Ma per lui lo scopo di questa evoluzione è il Cristo universale.

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Conclusione

L’intenzione di questo saggio era di rilevare che la scienza non ha bisogno di sostituire la religione, poiché  scienza e religione rispondono alle domande degli esseri umani in modo differente. Di conseguenza si potrebbe suggerire una possibile coesistenza e cooperazione, cercando di rispondere alla teoria di Feuerbach e all’attacco del Circolo di Vienna alla religione: il desiderio di un oggetto non implica  che l’oggetto non esiste, inoltre ci sono tipi differenti di razionalità, poiché ci sono usi e pratiche differenti della razionalità.

A partire poi dalle proposte di Wittgenstein, questo saggio ha dimostrato che le  affermazioni religiose potrebbero essere significative perché appartengono ad un  gioco linguistico. Ciò significa anche che è possibile parlare di Dio utilizzando forme differenti del linguaggio come l’analogia e la metafora.

Infine, sono stati descritti alcuni esempi pratici di cooperazione tra scienza e religione.

Per concludere,  sebbene ci sia nel mondo moderno una tendenza a voler sostituire la religione con la scienza, ciò non sarebbe un guadagno per l’essere umano.  Gli usi della razionalità non sono fortunatamente limitati a quello scientifico. Se noi rinunciamo all’uso della razionalità in tutte le sue forme,  rinunciamo alla ricchezza della nostra mente.

BIBIOGRAFIA

Aldridge, A. (20072): Religion in the Contemporary World. A Sociological Introduction. Cambridge: Polity.

Davidson, D. (1984): Inquiries into Truth and Interpretation. Oxford: Clarendon Press.

Gadamer, H. (1999): Hermeneutics, Religion, and Ethics. New Haven: Yale University Press.

 

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Habermas, J. (1987): The Theory of Communicative Action. Cambridge: Polity.

Ikeda, D. (1965): Science and Religion. Tokyo: The Sokagakkai.

McGrath, A. E. (1999): Science and Religion. An introduction. Malden: Blackwell.

Ott, M. R. (2007): The Future of Religion: Toward a Reconciled Society. Leiden-Boston: Brill.

Richardson, J. – Leiter, B. (2001): Nietzsche. Oxford: Oxford University Press.

Ricoeur, P. (1974): The Conflict of Interpretations. Essays in Hermeneutics. Evanston: Northwestern University Press.

Russell, B. (1957): Why I Am Not a Christian: and other essays on religion and related subjects. London: Unwin Paperbacks.

Smart, N. (19982): The world’s Religions. Cambridge: Cambridge University Press.

Stenmark, M. (1995): Rationality in Science, Religion, and Everyday life. A Critical Evaluation of Four Models of Rationality. Notre Dame (Indiana): University of Notre Dame Press.

Wittgenstein, L. (1966): Lectures and Conversations on Aesthetics, Psychology and Religious Belief. Oxford: Basil Blackwell.

Wittgenstein, L. (1958): Philosophical Investigation. Oxford: Basil Blackwell.

 Riportiamo di seguito l’articolo di Ilaria Banchig apparso su DOM il 15 luglio 2013

Scienza e religione «sono espressione non di forme diverse di razionalità, ma di uso diverso della razionalità. Scienza e fede hanno, infatti, scopi diversi, per questo applicano la realtà in modi diversi». Il dialogo tra questi due concetti è importante come dialogo tra dimensioni diverse dell’umano. Scienza e fede dovrebbero confrontarsi e dialogare secondo il «principio di carità», cioè secondo un presupposto positivo della razionalità dell’interlocutore, un rispetto per le domande e la ricerca dell’altro.

Lo ha evidenziato p. Gaetano Piccolo, direttore dell’Istituto filosofico «Aloisianum» di Padova, nel convegno «Ha la scienza sostituito la religione nel mondo contemporaneo?» che si è tenuto sabato 6 luglio nella sala consiliare di S. Pietro al Natisone. L’ha organizzato dal Centro Culturale «Veritas» di Trieste, in collaborazione con la Forania di S. Pietro al Natisone e l’associazione «Don Eugenio Blanchini» di Cividale del Friuli. Hanno salutato i presenti il sindaco di San Pietro al Natisone, Tiziano Manzini, il presidente del «Blanchini», Giorgio Banchig, e il direttore del consiglio pastorale foraniale, Simone Bordon, che ha moderato l’incontro.

Il perché di questa iniziativa è stato illustrato dal direttore del centro «Veritas», p. Mario Vit. «I sacramenti sono ormai diventati un rito di socializzazione mondana, dove prima ancora di essere un fatto religioso, l’appuntamento diventa una festa, quando non si prescinde addirittura dai riti di iniziazione cristiana e si crescono i figli senza i sacramenti», ha detto. In questo contesto, il prete diventa funzionario di riti svuotati del loro significato religioso. «Non si tratta, però – ha proseguito –, di un’opposizione teoretica tra scienza e fede, bensì di un atteggiamento ‘pratico’ gregario. Più che di opposizione si tratta di indifferenza, di ateismo pratico».

Praticità e fede, non sono, però, incompatibili, ma sono due aspetti fondamentali dell’essere umano.

«Non va negato – ha affermato p. Piccolo all’inizio della sua relazione – che, se la teologia cristiana non entra in contatto con la scienza, si trova su un binario morto». L’attenzione della Chiesa per la scienza è iniziata durante il pontificato di Giovanni Paolo II che ha dedicato al problema fede/scienza l’enciclica «Fides et ratio». Qui il pontefice afferma che la conoscenza ha un’unica fonte, pertanto la verità della fede e quella cui giunge la ragione non possono essere in contraddizione.

Nel suo intervento, il direttore dell’«Aloisianum» si concentrato in particolar modo sull’importanza che la conoscenza scientifica può avere per la fede. «Secono lo scienziato gesuita p. Teilhard de Chardin – ha affermato – Dio è presente in tutte le cose. La relazione tra scienza e fede va affrontata alla luce del fatto che “niente è profano, quaggiù, per chi sa vedere. Anzi tutto è sacro».

Il divario tra scienza e fede si acuisce nel primo quarto del XX secolo con il neopositivismo logico del Circolo di Vienna secondo cui ha senso solo ciò che è verificabile.

«Quando mettiamo a confronto religione e scienza – ha detto p. Piccolo – dobbiamo tenere conto dei diversi metodi che vengono applicati. Se la scienza usa come metodo la dimostrazione, la religione usa, invece, l’argomentazione che può essere più o meno persuasiva, ma per definizione mai definitiva». Questa struttura impone al credente l’apertura, l’umiltà, il beneficio del dubbio e l’ascolto rispettoso delle argomentazioni altrui. A partire dalla realtà sperimentabile, la fede cerca un senso ulteriore, più profondo.

Alla relazione di p. Piccolo è seguito un ampio dibattito.

 

 

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