I frutti della Pasqua: cinque incontri di lectio divina
QUARESIMA 2013
I FRUTTI DELLA PASQUA
Si respira in giro un’aria di stanchezza, del “già visto”, dello scontato, del ripiegamento sul quotidiano. Si vorrebbe educare a cogliere e promuovere la novità, l’apertura al nuovo: a vedere e favorire aspetti innovativi; la vita è in continuo cambiamento: perché non educare a cogliere il giorno nel cuore della notte, l’adulto nel farsi del bambino, la pianta nella debolezza e piccolezza del seme?
Si tratta quindi di prestare attenzione alle nuove acquisizioni, ai nuovi orizzonti, alle nuove prospettive, alle esperienze nuove: ciò che di nuovo è o appare nelle nostre realtà o all’orizzonte.
Le Lectio di Quaresima di quest’anno saranno tenute da chi opera nel quotidiano per seminare segni di speranza.
15 febbraio: Lc 9, 12-17: il pane per cinquemila uomini, a cura degli Scout (don F. Gollinucci)
22 febbraio: 1Pt 5, 1-4: le guide della comunità, a cura della Caritas (don R. Pasetti)
1 marzo: Mt 20, 1-16 : i lavoratori nella vigna, a cura della Pastorale giovanile (don V. Muschi)
8 marzo: Lc 9, 28-36: la trasfigurazione, a cura della Comunità di Sant’Egidio (Angelo Occhioni)
15 marzo: Lc 24, 13-35: i discepoli di Emmaus, a cura della Cappella universitaria (don L. Gridelli)
La lectio si tiene al Centro Veritas, di venerdì, dalle 18.30 alle 19.30
LECTIO DIVINA
La lectio divina è un atto di lettura della Bibbia, lettura meditata e orante della Parola di Dio, chiamata appunto lectio divina da Origene (thèia anàgnosis) e indica l’applicazione quotidiana alla Scrittura per meditarla, pregarla e metterla in pratica.
Può essere una lettura individuale o comunitaria che si svolge comunque in quattro momenti: lectio, meditatio, oratio e contemplatio (secondo la formulazione di Guigo il Certosino, del XII secolo).
Il primo momento della lectio divina è la lettura. Si legge la Bibbia nella fede che in essa Dio ci viene incontro ed entra in relazione con noi e non va confusa con un pio esercizio di lettura spirituale di un’opera edificante.
Occorre evitare il dilettantismo di chi sceglie soggettivamente i testi o la temerarietà di chi sceglie un brano a caso perché “mi dica qualcosa”. Criteri pratici di lettura sono: la lettura continua di un libro biblico oppure i testi (o il solo Vangelo) della liturgia del giorno.
Il secondo momento è la meditazione: la lectio divina cerca il volto del Signore liberando il credente da atteggiamenti autoreferenziali, di ascolto di se stesso. La meditazione è approfondimento del senso della pagina biblica, dunque «studio», sforzo per superare la distanza culturale che ci separa dal testo. Questo momento è importante per rispettare il testo e non «falsificare la Parola di Dio».
Nella meditazione si fa emergere – magari con l’aiuto delle note o di un buon dizionario biblico – la punta teologica del testo, il suo messaggio centrale, o comunque un suo aspetto che in quella concreta lectio divina si rivela «parlante», “ci dice qualcosa”.
Con la preghiera la parola uscita da Dio ritorna a Dio in forma di ringraziamento, lode, supplica, intercessione: la lectio divina si apre al «colloquio tra Dio e l’uomo» e diviene familiare. È lo Spirito che guida questo momento, ma a ispirare la preghiera è anche la Parola di Dio ascoltata: la lectio educa a una preghiera non devozionale, ma biblica ed essenziale. «La Parola di Dio cresce con chi la legge», dice Gregorio Magno: se il testo biblico è immutabile, il lettore muta, cresce, e l’assiduità con la Scrittura gli fa vivere i passaggi della vita come relazione con il Signore. Analogamente all’amore, più lo si frequenta più arricchisce, si approfondisce.
E infine il quarto momento: la contemplazione. Che non allude a «visioni» o a esperienze mistiche particolari, ma indica la progressiva conformazione dello sguardo dell’uomo a quello divino, il quotidiano allenamento ad assumere lo sguardo di Dio su di noi e sulla realtà, la purificazione dello sguardo del cuore che arriva a discernere la terra, il mondo e gli uomini come templum, dimora di Dio.