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7 – 14 – 21 dicembre 2012: Incontri di Lectio divina di Avvento

Autore // veritas
Postato il // 16 nov 2012

Incontri di lectio divina di Avvento su: “La Quaresima del Natale”

Quest’anno le lectio di Avvento sono affidate ai cristiani Ortodossi. Il 7 dicembre inizierà il parroco della comunità romena p. Eusebiu Negrea, il 14 continuerà il  p. Rasko Radovic, parroco della comunità serba, il 21 concluderà il ciclo p. Gregorio Miliaris, archimandrita della comunità greca. Riguarderanno rispettivamente il digiuno, la preghiera, la carità. La lectio viene fatta di venerdì dalle 18.30 alle 19.30.

A seguire la sintesi dell’intervista data al nostro direttore da p. Radovic e trasmessa da Rai3 il 19 novembre.

Perché il periodo dell’Avvento viene chiamato nell’Ortodossia la “Quaresima del Natale”?

Perché nell’Ortodossia l’Avvento comincia il 15 novembre, quaranta giorni prima del Natale, ed è caratterizzato dal digiuno, dalla preghiera e dalla carità. In particolare dal digiuno perché i nostri Padri, i Patriarchi, hanno sempre digiunato prima di ricevere qualche messaggio o visita importante. Un digiuno interiore, fatto di attesa della venuta del Signore, mentre il digiuno rigoroso – tre volte la settimana, il lunedì, il mercoledì e il venerdì – viene riservato ai monaci. Ma anche i cristiani devoti sono invitati all’astensione dal cibo: in quei tre giorni si nutrono una sola volta al giorno, a pane ed acqua. Nei giorni di martedì e di giovedì è consentito un po’ d’olio e di vino, mentre il fine settimana è consentito il pesce. L’ultima settimana il digiuno si rafforza e la vigilia del Natale si mangia solo cereale bollito.

Dice San Basilio il Grande: “Siamo stati cacciati dal Paradiso perché abbiamo trascurato il digiuno: per tornare lì dobbiamo digiunare”.

Scrive uno scrittore contemporaneo: “La storia della salvezza è iniziata in un giardino ed è stata guastata dal cibo, la Buona Notizia si apre nel deserto ed è accompagnata dal digiuno. Solo con la preghiera e il digiuno certi demoni vengono scacciati (cfr Mc 9,29).

San Simeone di Salonicco fa un’analogia dell’Avvento con i 40 giorni del digiuno di Mosè prima di ricevere le Tavole della Legge: “Mosè digiunò 40 giorni nel deserto per ricevere il Decalogo inciso sulle Tavole mentre noi digiunando 40 giorni riceviamo la Parola non scritta con le lettere sulla Tavola ma il Logos incarnato del Dio Vivente, nato dalla Vergine”.

Il digiuno, la preghiera e la carità sono parti costitutive della Quaresima?

Certamente. Quanto al digiuno vale quanto dice il profeta Isaia: “Il digiuno che io gradisco è questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo” (58,6); perciò si alleggerisce il rigore del digiuno agli ammalati, alle mamme in gravidanza, agli operai addetti a lavori pesanti, ai bambini …

La vita popolare e religiosa del nostro popolo si è molto intrecciata: le feste religiose grandi o piccole si sono molto arricchite di tradizioni, usi e costumi popolari.

La Chiesa serba dedica le tre domeniche che precedono il Natale alla famiglia: ai bambini, alle mamme e ai papà. In ognuna ci sono segni e simboli che riflettono i legami reciproci e la necessità del loro scioglimento mediante i regali. Per ricordare come il Figlio di Dio è venuto per liberarci dai legami del nostro peccato per amore e per ricordare i doni dei Magi.

Quanto alla preghiera si ricordano il profeta Daniele e i tre fanciulli: “In mezzo alla fiamma come sotto una sottile pioggerella, per la rugiada dello Spirito, esultanti i fanciulli di Dio misticamente passeggiavano in essa e prefiguravano la Triade e l’incarnazione di Cristo, e poiché erano sapienti, grazie alla fede, estinsero la potenza del fuoco; anche il giusto Daniele poté chiudere le fauci del leone. I tre fanciulli, stando nella fornace infuocata, come sotto la rugiada, prefiguravano misticamente la venuta della Vergine che rifulse per noi senza bruciarsi”.  (dal Vespro del Sabato della Domenica che precede la Natività, Stichirà Tono pl. 4)

 … e come si esercita la carità?

Gli usi e le tradizioni popolari sono mezzi e non fini. La Chiesa ortodossa insiste molto non solo nel digiuno e nella preghiera ma di essere vicini ai più bisognosi, sempre, ma in modo particolare nei periodi di Avvento e di Quaresima. Consapevoli di vivere in una società pluralista e secolarizzata lascia alle inclinazioni e alle situazioni di ciascuno l’esercizio concreto della carità, rammentando che il cristianesimo non si adatta alle situazioni del momento né alle domande futili, ma si impegna a sacrificare la propria vita come Cristo ha fatto: Sono venuto non per i sani ma per i malati; per dare pane all’affamato, acqua all’assetato, vestiti all’ignudo e per visitare i malati e i carcerati … (Mario Vit)

LA LECTIO DI AVVENTO CON GLI ORTODOSSI

Come si sa la Chiesa Ortodossa non è una sola Chiesa ma è una famiglia di 13 enti autonomi, denominati dalla nazione nella quale si trovano (per esempio, la Chiesa Ortodossa Greca, la Chiesa Ortodossa Serba). Questi enti sono uniti nelle loro vedute sui sacramenti, sulla dottrina, sulla liturgia e sul governo della Chiesa, ma ognuno amministra i propri beni.
Il capo di ognuna delle Chiese Ortodosse è chiamato “patriarca” o “metropolita”. Il patriarca di Costantinopoli (Istanbul in Turchia) Bartolomeo I è considerato il patriarca ecumenico o universale. Egli è la figura più simile alla controparte del Papa nella Chiesa Cattolica Romana. A differenza del Papa, che è conosciuto come il VICARIUS FILIUS DEI (il vicario del Figlio di Dio), il vescovo di Costantinopoli è conosciuto come PRIMUS INTER PARES (il primo tra i pari). Egli viene onorato in modo particolare, ma non ha potere di interferire con le altre 12 comunioni Ortodosse.

“Amore” e “desiderio di armonia”; “dialogo” e “reciproco rispetto” sono i valori testimoniati dalla presenza di Bartolomeo I alla cerimonia dell’11 ottobre scorso che ha dato inizio a Roma all’Anno della fede e che ricorda i 50 anni dal Concilio Vaticano II.  Il Patriarcato di Costantinopoli è sempre stato impegnato nell’ecumenismo, che dal Concilio Vaticano II ha avuto una spinta fondamentale. Nel suo discorso Bartolomeo I ha ricordato le tappe che hanno portato fino all’apertura del dialogo teologico fra cattolici e ortodossi. Allo stesso tempo egli ha sottolineato che la tensione all’unità scaturita dal Vaticano II ha catalizzato la tensione all’unità anche fra le Chiese ortodosse. L’unità fra i cristiani, quella per cui Cristo ha pregato prima della “esperienza del Getsemani”, è in funzione della testimonianza comune del “messaggio di salvezza e guarigione per i nostri fratelli più piccoli: i poveri, gli oppressi, gli emarginati nel mondo creato da Dio”. “Nell’attuale crogiolo di violenza, separazione e divisione che va intensificandosi tra popoli e nazioni”, ha affermato Bartolomeo I, “l’amore e il desiderio di armonia che dichiariamo qui, e la comprensione che cerchiamo con il dialogo e il reciproco rispetto, sia di modello per il nostro mondo”.

Nello spirito ecumenico di Bartolomeo I, e proprio nelle giornate più rigide di quest’inverno, i tre rappresentanti dell’Ortodossia residenti a Trieste hanno tenuto la lectio divina al Veritas sul digiuno, la preghiera, la carità.

Ha iniziato Eusebiu Negrea, parroco rumeno, che ha specificato come il pio ortodosso digiuna più volte la settimana durante la “Quaresima del Natale” che inizia ben prima dell’Avvento cattolico. Il digiuno è una forma di condivisione del mistero dell’incarnazione e prepara al grande evento della nascita di Gesù.

Padre Rasko Radovich, responsabile della Comunità serba da più di vent’anni, ha riportato numerose testimonianze dei Padri ortodossi sul rapporto che unisce a Dio, rapporto “come l’aria che si respira”, “come

la luce per gli occhi”, “come il cibo per la vita”.

Infine, l’archimandrita Grigorios Miliaris, monaco parroco della Comunità greca ha sottolineato con forza come la carità vera non può prescindere dalla sua radice trinitaria: il vero dono deve trarre origine dal suo fondamento, Cristo.

“Riconoscere la parte di verità di cui l’altro è portatore può aiutarci a risolvere certe sfide del nostro tempo.”

(Luce Irigaray, Condividere con il mondo, Bollati Boringhieri, Torino 2009, p. 129.)

“Accettare di non essere destinatari di un messaggio edificante ma farsi coinvolgere dal desiderio di comprendere l’uomo, e appassionarsi a tutto ciò che lo gratifica, che lo agita, che lo commuove. Lasciarsi interrogare dalla realtà e immaginare, e quindi arricchirsi. Credo che sia questa la possibilità e la prospettiva di un incontro con spiritualità diverse.” (Edo Lavelli, in E siate riconoscenti, Quadrimestrale religioso, n. 2 maggio-agosto 2012, p. 28)  (Mario Vit)

 

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