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7.11.2012: “Le prime comunità cristiane e l’origine della Chiesa”

Autore // veritas
Postato il // 28 ott 2012

Mercoledì 7 novembre alle ore 18.30 presso il Centro Veritas conferenza su: “Le prime comunità cristiane e l’origine della Chiesa” con don Stefano Romanello, biblista.

Don Romanello tratterà delle comunità paoline, di cui fornirà una rassegna basandosi sulle  lettere dell’apostolo e la testimonianza del libro degli Atti.

Attraverso una rassegna della diffusione del messaggio cristiano e degli spostamenti dei primissimi gruppi di credenti in Cristo e degli ambiti geografici in cui tale esperienza è avvenuta, sarà possibile giungere ad enucleare tre aspetti interessanti e forse non largamente conosciuti che meritano attenzione e studio.

Il primo è l’organizzazione interna di tali gruppi che ha segnato infatti tutta la storia, la struttura e la gerarchia della chiesa successiva con riflessi pure sull’elaborazione e produzione teologica.

Il secondo elemento è il rapporto molto particolare che tali prime comunità avevano con il mondo ebraico di cui poco si sa e che invece tanto importante è per capire molti orientamenti e scelte che non solo hanno configurato l’intera cristianità ma che hanno anche veicolato il rapporto di continuità delle due religioni praticamente fino ai giorni nostri.

Il terzo è il rapporto con l’autorità romana che spalanca sfide e questioni epocali legato ai temi caldi del rapporto tra religione e politica , potere, decisionalità e comando, dell’interculturalità e interreligiosità, dell’inculturazione dell’annuncio del Kerigma. Sfide tutte lontane nel tempo ma attuali nei contenuti e nelle provocazioni che portano.

Stefano Romanello, nato a Udine, è presbitero dell’Arcidiocesi di Udine. Ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico e il dottorato in Teologia Biblica alla Pontificia Università Gregoriana. È docente stabile di Esegesi del NT nello Studio Teologico Interdiocesano di Gorizia – Udine – Trieste, affiliato alla Facoltà Teologica del Triveneto, di cui è direttore.

Oltre a numerosi articoli e contributi, ha pubblicato recentemente, tra l’altro, la monografia L’identità dei credenti in Cristo secondo Paolo (La Bibbia nella storia 22, Bologna 2011) e, con R. Fabris, il volume Introduzione alla lettura di Paolo, Roma 2009. (Anna Maria Rondini)

Sembra lontano nello spazio e nel tempo un titolo di questo genere ma la tematica va a solleticare punti nevralgici e non risolti del rapporto tra cristianesimo e mondo, conservando per questo una freschezza ed un’attualità che anche nell’ occasione della conferenza del 7 novembre tenuta da don Stefano Romanello al Veritas, non ha mancato di affascinare e trascinare.

Non è stata solo la verve del relatore e la sua profonda preparazione biblica a sortire quest’effetto ma anche l’apertura al presente che questo tema comporta. Tre le provocazioni più forti, quella delle radici essenziali della fede e dell’identità cristiana, quella del contatto e del dialogo con altre culture e religioni, quella infine del potere, della struttura interna delle comunità e della loro organizzazione.

La pista scelta da don Stefano è stata quella spazio temporale che dagli anni 40 d.c. in poi si sposta da Gerusalemme ad Antiochia e alla Turchia per arrivare infine alla grande Roma.

Le prime comunità cristiane sono un fenomeno complesso non unitario né sul piano teologico, basti pensare alle diverse risposte alla questione degli idolotiti in 1Cor 8-10 e Ap 2,14 , né su quello della  documentazione disponibile, non si sa per esempio nulla del grosso dei 12 apostoli o del discepolo che Gesù amava.

E’ a nostra conoscenza invece che il termine ekklêsia indica congregazione tipicamente locale ma non in sé chiusa, dato che ha una un’ideale comunione con le altre comunità.

Storicamente, nel libro degli Atti degli apostoli scritto attorno  agli anni 80-90 con obiettivi teologici, troviamo comunque informazioni di valore documentario. Il momento unitario è quello iniziale a Gerusalemme, ancora legato al tempio e alla legge, pur avendo spazi di aggregazione e di preghiera propri, come la frazione del pane. Tutti credenti ebrei quelli della comunità Gerosolimitana che non trovavano motivi per rompere con il culto templare e sinagogale.   La prima ekklesia appariva una delle tante “sette” giudaiche aperta però alle istanze culturali dell’ellenismo come si evince in At 11,2 dove l’adesione pagana avviene a prescindere da leggi quali circoncisione e purità rituale. Gli ellenisti, ebrei di lingua greca, i primi ad essere perseguitati, si pensi per esempio a Santo Stefano, trovano in Antiochia un polo di aggregazione, distante e diverso da Gerusalemme e da  qui  partirà una missione nell’attuale sud della Turchia con a capo Barnaba affiancato da Paolo.

Sarà sempre ad Antiochia che per la prima volta troveremo il nome di cristiani come vediamo in At 26. Tale espressione  sembra nata però non all’interno della comunità credente ma probabilmente al di fuori di essa e per questo messa in bocca  come nomignolo al re pagano Agrippa. Paolo che scrive tra gli anni 50 e 60, infatti, non lo conosce perché sta ancora all’interno d’Israele anche se la sua appartenenza israelita è sottoposta a un processo di revisione valoriale dove Cristo e non la legge è messo al centro del suo credo. Se questo è vero, si evince che neanche ad Antiochia i credenti hanno sentito la necessità di staccarsi dall’esperienza ebraica. Sarà in seguito a dissidi interni su problemi di purezza cultuale ed altro che le comunità conducono  altre forme di socializzazione quali le riunioni in assemblee domestiche

Le comunità paoline sono infatti organizzate sul  modello della domus con a capo i sovrintendenti domestici in greco episcopoi, guide residenziali delle comunità, distinte dall’apostolo che, nonostante alcuni periodi relativamente lunghi trascorsi in singole comunità, non è mai un leader residenziale.

La comunità cristiana che sbarca a Roma (e ancora oggi di preciso non sappiamo fondata da chi) fino agli anni 40, con documentazione di Svetonio, non appare separata dalla locale sinagoga, mentre nel 60 la cesura è consumata, come si avverte nell’esperienza della persecuzione neroniana.

Dopo il 70 con la distruzione del Tempio molte sette ebraiche vengono meno e gli ebrei si rinsaldano in un gruppo unico che sarà il rabbinismo.

L’esiguità del tempo non ha permesso di affrontare le parte “romana” dello sviluppo del cristianesimo, ma già la curiosità è stata creata, e non mancherà occasione di successivi approfondimenti.

(Annamaria Rondini)

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