26.10.2012: “Crucifige”
Venerdì 26 ottobre, alle 18.30, l’ “Accademia della Follia”, animata da Claudio Misculin, presenterà al Veritas lo spettacolo “Crucifige” di Claudio Bernardi, regia di Claudio Misculin. In scena: Claudio Misculin, Gabriele Palmano, Donatella Di Gilio, Dario Kuzma, Giuseppe Feminiano, Fabio Cassano, Fabio Portas, Barbara Busdon; Scenografie Diego Iaconcic. Musiche Claudio Misculin.
Fu il grido della folla al governatore romano che condannò a morte un innocente. La storia della ricerca e dell’eliminazione di un capro espiatorio, di qualcuno che paghi per le colpe di tutti, è iniziata non si sa quando, ha attraversato epoche, popoli e nazioni e continua ancora oggi, con mezzi modernissimi. Ogni volta che in uno stato qualcosa gira storto, nell’economia, nella salute, nel sociale, ogni volta riemerge con potenza e furore la caccia e la cacciata di capri espiatori. Con effetti disastrosi, perché il malessere non risolto alla radice è destinato a dilagare. La storia della Passione di Cristo non sarà una lettura religiosa, ma sociale, politica. La storia della Passione di Cristo è infatti la storia di come una società può cadere nella spirale del circolo vizioso del farsi male gli uni gli altri, generando discordia, violenza, ingiustizia, disagio, dolore, sofferenza. Nel contempo è l’indicazione della ricerca e della realizzazione del circolo virtuoso che fa prosperare una città, uno stato, una società.
Come annunciato, venerdì 26 ottobre, l’”Accademia della Follia” ha presentato al Centro Veritas lo spettacolo “Crucifige”, di Claudio Bernardi, con la regia di Claudio Misculin.
“Per poter veramente affrontare la “malattia” dovremmo poterla incontrare fuori dalle istituzioni, intendendo con ciò non soltanto fuori dall’istituzione psichiatrica, ma fuori da ogni altra istituzione, la cui funzione è quella di etichettare, codificare e fissare in ruoli congelati coloro che vi appartengono.
Ma esiste veramente un fuori, sul quale e dal quale si possa veramente agire, prima che le istituzioni ci distruggano?”(F.Basaglia, 1968)
Riflettevo su questo pensiero di Basaglia, a me caro, quando, tanto più coinvolta, in quanto parte di un pubblico ridotto, guardavo, al Veritas, lo spettacolo “Crucifige”.
Lo spettacolo rappresenta la vita e la passione di Cristo, innestandola su di una variegata quotidianità di fatti, rapporti, dolori, sopraffazioni e colpe; insomma sulla realtà della vita.
Succede qui, come nella vita, che, sotto la pressione di crisi economiche o sociali, di malattie o di epidemie o anche sotto l’esasperazione, per il persistere nel mondo di una endemica ingiustizia umana, emerga la ricerca di un capro espiatorio.
Il titolo del lavoro riecheggia la risposta che la folla diede a Pilato, che le offriva la scelta tra Cristo e Barabba.
La decisione di sacrificare l’incolpevole, caricandogli addosso la colpa, appaga, anche se non risolve il malessere del popolo.
Lo spettacolo così coinvolge su diversi piani:
- quello della storia di Cristo, vittima innocente, che placa il male del mondo, assumendolo;
- quello della realtà degli attori, le cui vite sono state e sono etichettate dalle istituzioni, ospedale psichiatrico e carcere, vittime, tutti, di quelle paure irrazionali verso la diversità e di quegli stigma ancestrali che portano le Istituzioni a difendersi, con l’esclusione dell’etichettato dal vivere quotidiano;
- coinvolge, infine, confermando quanto il teatro e l’opportunità di mettersi in gioco, contattando quella parte più vera di se stessi che le etichette non cancellano, offrano possibilità di scoprire e vivere la dignità di un proprio sé “non malato”.
(Franca Costa)