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28.10.2012: “La rivoluzione siriana ci interpella”

Autore // veritas
Postato il // 19 ott 2012

P. Paolo Dall’Oglio S.I., fondatore della comunità monastica di Deir Mar Musa in Siria, attualmente espulso dalla Siria, interviene alle ore 17.00 al Centro Veritas sul tema: “La rivoluzione siriana ci intepella”.

Segue alle 19.00 la Messa nella chiesa del Sacro Cuore di via del Ronco, presieduta da p. Dall’Oglio.

Nell’occasione proponiamo un testo di p. Dall’Oglio tratto dall’ultimo numero di Popoli, mensile dei Gesuiti e  l’ intervista di Pietro Vernizzi al padre gesuita.

“Esule da un trimestre, ho vissuto il viaggio del Papa in Libano come una tappa del mio vagabondare. Ho incontrato siriani fuoriusciti in tanti Paesi: piaga irrimarginabile dell’escluso, del reietto e del fuggitivo. Incontro i potenti della Terra, scoprendoli così impotenti nella tragedia del popolo siriano, un pezzo della non gestibilità globale. Troppe mafie, interessi settari… Paralisi pazzesca della diplomazia, clima da Guerra fredda: Russia e Iran a far fronte come se senza Bashar cascasse il mondo; e gli altri a corto d’idee alternative alle armi (idee invocate dal Papa) e rassegnati allo strazio d’un popolo in rivolta. È curioso che Paesi armati fino ai denti scoprano ora una vocazione gandhiana. Nel frattempo i bombardamenti mietono vittime a migliaia e distruggono Aleppo, un gioiello! Il progetto? Distruggere la Siria, per poi dividerla su base settaria.

Mentre volava verso Beirut, il Papa ha detto una cosa che è stata male interpretata. Dopo avere affermato che la democrazia è importante e che quindi la Primavera araba è una cosa buona, ha detto che è un peccato grave vendere le armi alle parti belligeranti in Siria. Si, certamente è un peccato grave vendere le armi, per mero interesse, a chi le usa per opprimere altri. Tuttavia, in una prospettiva di non violenza, di cui il Papa è promotore, esistono armi lecite, addirittura dolorosamente doverose, e sono quelle impugnate a difesa degli oppressi. O diciamo esplicitamente che governanti e cittadini di Europa e Stati Uniti commettono un peccato grave ad avere armi nei loro arsenali, di qualunque tipo, in qualunque misura e qualunque uso ne facciano, oppure dobbiamo ammettere che si danno casi in cui l’uso delle armi è giustificato. Non può essere peccato dare ai siriani i mezzi per difendersi. È peccato l’omissione di soccorso.

Certo bisogna decidere che le armi non devono essere l’ultima parola. Le armi devono essere una maledetta medicina per una costringente necessità, immediata e momentanea, ma le ultime parole devono essere riconciliazione, non violenza, cultura del superamento della violenza. La via della diplomazia non sarà successiva alla lotta armata, ne fa piuttosto parte mentre pare le si opponga. L’azione non violenta resta la più urgente. Pensiamo da adesso a come estrarre i giovani da sotto le macerie della violenza alla quale sono stati costretti, per riabilitarli a una società di fraternità solidale. Il Papa, con la sua visita in Libano, è un faro. Di fronte agli episodi anche recenti di islamofobia e di reazioni islamo-isteriche, proponiamo che tutti, cristiani e musulmani, si esercitino nell’islamosofia, nella prudenza, nella pazienza, nella saggezza lungimirante” (p. Paolo Dall’Oglio S.I.).

Milizie cristiane armate dal regime per supportare l’esercito regolare. È  la notizia riportata dall’Ansa, che cita le parole di un commerciante della città vecchia di Damasco, secondo cui “i servizi di sicurezza hanno distribuito le armi alle nostre famiglie circa un mese fa. Ci hanno detto che servono a proteggerci contro i terroristi. Il fucile lo tengo, ormai qui è pieno di criminali”. Il Sussidiario. net (23 settembre 2012) ha intervistato padre Paolo Dall’Oglio, vissuto per 30 anni in Siria prima di essere espulso per le sue posizioni contrarie al regime. Giovedì un comunicato stampa del ministro degli Esteri siriano è giunto ad accusare il sacerdote di essere sul libro paga di Al-Qaeda.

Padre Dall’Oglio, partiamo da quest’ultima accusa …

Il comunicato del ministero degli Esteri di Damasco dimostra la paranoia del regime. È un fatto preoccupante, perché quando si dice che questo regime potrebbe avere qualche capacità negoziale, fatti come questo rivelano che evidentemente non è così. Quando Lakhdar Al Ibrahimi, inviato speciale dell’Onu in Siria, cerca di riallacciare il dialogo con il governo siriano, lo sta facendo con qualcuno che non si fa scrupoli nell’accusare un sacerdote di essere legato ad al-Qaeda.

Nel comunicato si afferma anche che lei sarebbe un sostenitore della no fly zone …

Ho sempre messo in guardia sul fatto che una no fly zone senza caschi blu sul territorio rischierebbe di fare aumentare i massacri, creando una situazione di anarchia generalizzata. Nel frattempo il popolo siriano è condannato a morte dall’indifferenza internazionale, bombardato dal cielo e dai carri armati. La Russia non vuole la soluzione giusta, cioè la no fly zone e le forze sul terreno a protezione dei civili.

Che cosa si può fare allora?

Il ministro degli Esteri belga ha proposto delle “zone medicalmente assistite”, cioè delle oasi protette. È  doveroso permettere al popolo siriano di proteggersi dagli aerei, e questo significa dotarlo di missili terra-aria, e dai bombardamenti dei carri armati, attraverso delle difese anticarro. La comunità internazionale ha invece il dovere di scegliersi i partner più sicuri. Le “zone medicalmente assistite” potrebbero essere degli esperimenti sul confine turco, giordano e libanese, cui parteciperebbero esperti e operatori militari dell’Esercito Siriano Libero per trovare la formula in grado di proteggere il popolo siriano ed evitare che finisca in mani non desiderabili.

Quali sarebbero le conseguenze sul piano politico?

Ciò permetterebbe una graduale avanzata, sia militare sia diplomatica, per convincere Russia e Iran a cambiare cavallo. Per questo l’azione del presidente egiziano, Mohamed Morsi, può essere preziosa. L’obiettivo finale è una Siria unitaria, pacificata, pluralista, eventualmente nella forma di una federazione, garantita dall’impegno dei protagonisti del conflitto come Russia, Iran, Arabia Saudita, Turchia e Nato.

 Secondo l’Ansa, i cristiani siriani starebbero formando delle milizie filo Assad …

Si tratta di cristiani armati alleati del regime nelle valli a Ovest del fiume Oronte. Si è tentato di armare i cristiani di Aleppo e Damasco; c’è in generale un rifiuto da parte loro, con la sola eccezione appunto della zona a Occidente della montagna alawita. Si parla anche della creazione di gruppi armati cristiani nell’Esercito Siriano Libero. Si tratta di piccoli gruppi e io ho preso posizione a sfavore di questa iniziativa. Se ci sono dei giovani cristiani che si sentono in dovere di partecipare alla guerra di liberazione, lo possono fare nell’Esercito Siriano Libero nel quale ci sono cittadini siriani di tutte le religioni. Mi sembra invece una follia creare dei gruppi cristiani armati, che si fronteggino da un lato e dall’altro dello schieramento.

Per il Papa “invece di importare le armi che è un peccato grave, dovremmo importare idee di pace, creatività, trovare soluzioni per accettare ognuno nella sua alterità”. Come si applica questa frase riferita alla Siria?

Il problema non è quello di vendere o meno le armi, bensì che il popolo ha diritto a difendersi e quindi ha bisogno di armi per farlo. Il Papa ha perfettamente ragione a dire che il mondo doveva occuparsi in modo ben diverso di questa crisi, molto prima e con una capacità diplomatica molto più efficace. Non posso non condividere quanto affermato da Benedetto XVI, ma forse la sua è anche una critica alla diplomazia del Vaticano per la sua inerzia. (Pietro Vernizzi)

 

“La rivoluzione siriana ci interpella”: l’incontro con p. Paolo Dall’Oglio

Nelle scorse settimane p. Paolo Dall’Oglio è tornato al Veritas, per raccontarci il suo amore per la gente di Siria e della violenza di cui è stato a sua volta vittima, espulso la scorsa estate da quel Paese. Così lo ha presentato Lucio Bernetti,  già suo ospite al monastero di Mar Musa.

 Padre Paolo dall’Oglio, ospitandomi per un mese, due anni fa, nell’antico monastero di Mar Musa in Siria mi ha donato l’opportunità di conoscere l’Islam e i motivi che lo hanno appassionato alla sua missione.

Innamorato dell’Islam, credente in Gesù è il titolo del libro che la esemplifica.

Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1975, Paolo Dall’Oglio ha praticato il noviziato in Italia, prima di intraprendere gli studi universitari a Beirut, capitale del Libano.

Nel 1982 scopre i ruderi del monastero cattolico siriaco Deir Mar Musa al-Habashi, costruito nell’XI secolo attorno a un antico romitorio occupato nel VI secolo da San Mosè l’Etiope, e vi si insedia per un ritiro spirituale dal mondo in un posto di grande solitudine religiosa.

Nel 1984, Dall’Oglio è ordinato sacerdote del rito siriaco cattolico e decide di ricostruire le mura del monastero.

Nel 1992 vi fonda una comunità spirituale ecumenica mista, la comunità al-Khalil

(l’amico di Dio, in lingua araba, con cui s’indica per antonomasia il patriarca Abramo), che promuove il dialogo islamico-cristiano.

Nel 2009 ha ricevuto la laurea honoris causa dall’Università cattolica di Lovanio.

L’anno scorso ha scritto un testo nel quale proponeva una soluzione pacifica ai problemi posti dalle sommosse popolari scoppiate in Siria, indicando la strada di una transizione politica verso una forma istituzionale democratica, basata sul consenso delle diverse componenti e sensibilità sociali e religiose che coabitano in Siria. Ne è seguita la reazione del regime di Asad che, impegnato in un’aspra repressione delle proteste, ha decretato l’espulsione di Dall’Oglio dalla Siria. Dall’Oglio non ha ottemperato all’ordinanza, continuando a risiedere in Siria. A seguito di una lettera aperta spedita all’inviato speciale in Siria delle Nazioni Unite, Kofi Annan, il 12 giugno 2012 Dall’Oglio ha dovuto lasciare la Siria ma continua a perseverare nel suo intento in diversi paesi.

Due cose brevemente ricordo con piacere di lui.

La capacità di dialogare con il diverso con rispettoso amore e la forte ma dolce autorevolezza nel far rispettare le regole della comunità.

Due cose brevemente ricordo del monastero e della Siria.

L’accoglienza sincera dello straniero e la sciolta condivisione delle letture delle messe alle quali ho visto partecipare e cantare anche islamici.

(Lucio Bernetti)

 

Pensieri ex post

Tanti anni fa visitai il papà del dottor Michel. Cristiano arabo, già sul letto di morte, si alzò per offrirmi un caffè. Era il mukhtar, una specie di sindaco di quartiere. Parlammo delle rovine di Mar Musa. «Se sei venuto a predicare lascia perdere, ma se vuoi dare la vita, ecco le chiavi del monastero!».

Queste parole, incise nel cuore di Paolo, iniziano l’articolo pieno di speranza pubblicato nel 2009 da ‘Popoli’ la rivista dei gesuiti anche on line insieme a tutti i suoi articoli (http://www.popoli.info/EasyNe2/Ricerche/Nel_sito.aspx: Speranza 2009).

Ma quella speranza nel potere del dialogo e della diplomazia è ora legata alla necessità di un intervento di forze equilibrato per impedire la continuazione della strage di 25700 civili, uomini, donne e bambini (che continua nell’ignoranza o indifferenza dei paesi (pseudo?)democratici (http://www.sirialibano.com/info).

Ho raccolto le notizie date da Paolo che hanno colpito alcuni miei amici presenti:

-L’operazione mediatica di Assad è stata molto incisiva ed è riuscita nel suo intento: far apparire i membri della resistenza siriana come esponenti delle cellule terroristiche; il fatto che padre Dall’Oglio è stato accusato di essere un affiliato di Bin Laden ne è un altro esempio;

-Suor madre Agnès – Mariam de la Croix, : esempio di un pacifismo/immobilismo che favorisce chiaramente Assad (su internet ci sono vari articoli che la riguardano, vedi http://www.you-ng.it/blog/2291-la-monaca-di-assad-a-roma.htm)

-L’ONU con la sua politica di non intervento sta favorendo Assad

-Necessità di intervenire, oramai il tempo delle parole è passato

-Il benessere del regime di Assad era solo apparente: in realtà, vi era una completa manipolazione di tutti i media. La libertà di espressione e di pensiero non era tollerata. Padre dall’Oglio fa un esempio molto calzante: se vi erano delle conquiste da parte dei sindacati degli operai, nell’ambito ad esempio dell’aumento degli stipendi, sui giornali venivano rimarcate come semplici esempi della benevolenza del regime, non come delle conquiste per le quali ci si era battuti per lungo tempo.

Ciò che mi ha colpito personalmente è l’impellenza di agire informandomi ed agendo nel mio ambito come dovere cristiano per riparare ingiustizie realizzando quel comandamento dell amore dell’altro come di me che riassume tutta la legge, compreso l’amore di Dio che ne è la fonte.

(Lucio Bernetti)

 

 

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