“I passaggi della vita” con Bruno Forte
Conferenza al Centro Veritas su “I passaggi della vita” con Bruno Forte.
Sintesi dell’incontro
La metafora interpretativa della vita potrebbe esprimersi in quella del viaggio, del cammino formato da tanti passi condivisi all’interno della comunità umana, percorso sempre vissuto e condiviso con altri “compagni di viaggio”
L’autorealizzazione costituisce una vera “trappola della modernità”, meccanismo devastante che ha prodotto una generazione incerta, nervosa e depressa. Il sistema ha bisogno di una massa di individui centrati su sé, abitati da un homo consumens, videns, demens, più che sapiens e vivens.
Non c’è nessuna parte di me che non sia arrivata da qualcuno e che aspetti di arrivare da qualcuno. E allora va coltivato il senso della relazione, della condivisione e della soddisfazione : l’ho aiutato a crescere. L’ho aiutato a guarire…Sono felice, questo appartiene alla dimensione della gratuità, del dono, ma diviene anche il miglior modo per prendersi cura di sé, mediante il prendersi cura degli altri. Anche la cultura del legame svanisce perché costituisce una minaccia per l’autorealizzazione. Nell’autorealizzazione, nonostante gli altri o, più spesso ,contro gli altri, si sperimenta una lenta erosione di se stessi,un narcisismo strutturale mortifero che ci fa perdere le generazioni.
La vita è scambio e relazione, rispecchiamento reciproco in un volto.
Edoardo Boncinelli si rivolge così ai bambini di questo tempo: “Tu che ti sei affacciato alla vita in questi giorni hai una probabilità su due di vivere oltre i cent’anni..Vivrai una vita molto diversa da quella dei tuoi genitori e dei tuoi nonni.”
E’ un fatto che oggi viviamo più a lungo, purtroppo più in Occidente che nel resto del mondo; in Italia nell’ultimo secolo la lunghezza della vita si è raddoppiata. Negli ultimi quarant’anni si è allungata di dieci anni e negli ultimi dieci anni di due anni e mezzo, con il risultato che ogni anno che passa ci porta almeno un trimestre in più: In questo momento l’aspettativa di vita è di quasi ottantacinque anni per le donne e di quasi ottanta per gli uomini.
Non c’è dubbio che un tale scenario cambi radicalmente il rapporto delle persone con la propria vita: l’uomo si è sempre lamentato di vivere poco, ma se rapportata agli altri esseri viventi, quella dell’uomo non è poi così breve. Lo è solo in rapporto a tutto il tempo che ci è richiesto per arrivare all’età dell’adultità, tempo che non ha l’eguale in nessun’altra specie vivente.
Invecchiamo meglio e più lentamente poiché sono cambiate le condizioni di vta , dall’igiene, all’alimentazione, alla riduzione della fatica fisica e perché la medicina complessivamente ha fatto progressi notevoli.
Viviamo mediamente meglio, fin dalla prima infanzia, in un contesto di sicurezza che non ha mai visto precedenti nella storia eppure ci lamentiamo e siamo impauriti.
Gli esseri viventi per esistere devono continuamente cambiare; non sappiamo il perché, ma il cambiamento che noi spesso chiamiamo evoluzione, è la condizione necessaria per l’esistenza della vita in tutte le sue forme.
In tale quadro di riferimento esistenziale, la vita va riletta e reinterpretata nelle sue fasi e nel suo dispiegarsi. E’ opportuno far riferimento alla concezione dei “cicli vitali” nel senso della loro profonda interconnessione e circolarità sistemica; ad una visione segmentale e stadiale si va sostituendo una rappresentazione “ecologica”segnata maggiormente dalla continuità piuttosto che dalla discontinuità
Di contro tutto si “liquefa”per dirla con Zygmunt Bauman e le storie di vita si volatilizzano esse stesse:l’orizzonte ideale assomiglia a Eutropia, una delle Città invisibili di Italo Calvino, i cui abitanti, nel giorno in cui”si sentono assalire dalla stanchezza, e nessuno sopporta più il suo mestiere, i suoi parente, la sua casa e la sua via, i debiti, la gente da salutare o che saluta, (decidono) di spostarsi nella città vicina…(dove) ognuno prenderà un altro mestiere, un’altra moglie, vedrà un altro paesaggio aprendo la finestra, passerà le sere in altri passatempi amicizie maldicenze.”
Abitanti materialmente benestanti, ma immiseriti ed affamati sul piano spirituale, un “sottoproletariato dello spirito” le cui fila si ingrossano rapidamente poiché ciò che conta è la velocità del consumo,l’accelerazione e la momentaneità del presentismo, non la durata.
I passaggi ,ma anche i paesaggi della via cambiano, ma importante è vivere in pienezza ogni fase del processo: Gianni Rodari provocatoriamente sintetizza l’assurdità del concetto di preparazione: “ A tre anni non si vive per prepararsi ad averne sei , dieci…., ma per avere la piena soddisfazione dei bisogni che maturano a tre anni. Ad ogni età la sua pienezza. Il verbo prepararsi è pericoloso…Se si deve vivere in funzione degli anni che verranno dopo, si finisce con il vivere solo per il proprio funerale…”
Sono interrogativi che emergono dalla vita sociale e costituiscono altrettanti interrogativi alla pedagogia che riflette sulle diverse stagioni della vita – comprensiva dell’andragogia che si occupa degli adulti- e sulle politiche educative, utilizzando anche apporti derivanti da altre discipline quali: la psicologia (concetto di “età evolutiva” e di “lungo periodo”); la sociologia (concetto di partecipazione ai mondi vitali e ai contesti); l’antropologia culturale (concetto di iniziazione e di ritualizzazione)…
Verrà illustrati il pensiero di alcuni autori con particolare riferimento a Erikson che ha sistematizzato la sua riflessione circa l’evoluzione della vita umana nel concetto di “ciclo vitale”, per cui gli stadi risultano profondamente interconnessi, in cui l’ultima fase , quella della senilità, si salda alla prima, l’infanzia, in un ideale “anello vitale”. L’anziano “rimbambisce” nel senso che ritorna bambino.
La sapienza indiana sintetizza in un proverbio, riportato dal cardinale Martini, i quattro stadi della vita dell’uomo. Il primo è quello nel quale si impara,; il secondo è quello nel quale si insegna e si servono gli altri mettendo a punto ciò che si è imparato; nel terzo stadio si va nel bosco, e questo è molto profondo, significa che si sperimentano il silenzio, la riflessione ed il ripensamento; il quarto tempo è significativo per l’ascesi e la mistica indù:si impara a mendicare. Quest’ultimo tempo porta alla mendicità,al dipendere da altri, quello che non vorremmo mai, ma che viene.
Alcuni riferimenti bibliografici
- Z. Bauman, Vita liquida, Laterza, Bari 2005.
– E. Boncinelli,Lettera a un bambino che vivrà 100 anni. Come la scienza ci renderà (quasi) immortali,Rizzoli, Milano 2010.
– U. Brofenbrenner, L’ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, Bologna 1986,
– E. Bianchi,Ogni cosa alla sua stagione,Einaudi,Torino 2010.
– E.H. Erikson, I cicli della vita. Continuità e mutamento,Armando, Roma 1984.
– C.M. Martini, Le età della vita, Mondadori, Milano 2010.