Le religioni immigrate del FVG si presentano
LE RELIGIONI IMMIGRATE IN FRIULI VG SI PRESENTANO
Centro Veritas – sabato 30 aprile 2011
10.00 – 17.00
Continuando il percorso di conoscenza delle religioni immigrate abbiamo chiesto ai responsabili di alcune comunità religiose presenti in Friuli Venezia Giulia di presentare le rispettive esperienze. Eccoli:
1. sikh (Pasiano di Pn) – Bajwa Stawinder Singh
2. evangelica (Ts) – David James Bormann
3. evangelica cinese (Ts) – Daniele Hu
4. evangelica pentecostale (Pn) – Giuliano Soveri
5. ortodossa serba (Ts) – Rasko Radovic
6. islamica (Ts) – Saleh Igbaria
7. buddista (Ts) – Ani Sherab Choden
8. cattolica (Ts) – Giampaolo Muggia
Li ringraziamo fin d’ora della loro disponibilità.
10.00 – 12.30 le prime 4 comunicazioni. Interventi
13.00 – pranzo a Villa Ara (g.c.). Ciascuno è invitato a portare qualcosa da condividere:
provenienti da Udine e Pordenone: bibite e vino ref. Anna Maiolatesi 0432.691409
provenienti da Gorizia: dolci ref. Orietta Baldo 0481.483196
provenienti da Trieste: secondi e verdure reff. Caterina 348.4947808 o Lisl 349.0982612
il Centro prepara per tutti la pastasciutta
14.30 ¬- 17.00 le seconde 4 comunicazioni. Interventi
Moderatori: al mattino Dario Grison; al pomeriggio Fabiana Martini.
Per la partecipazione alla giornata iscriversi al Centro Veritas (Isabella) 040.569205 (ore 9-12.30)
LE RELIGIONI IMMIGRATE IN FRIULI VG SI PRESENTANO
CENTRO VERITAS – SABATO 30 APRILE 2011
10.00 – 17.00
Il percorso di approfondimento promosso dal Centro Veritas sul rapporto fra religioni ed immigrazione ha avuto inizio a Villa Rubini di Spessa il 23/10/2010 con l’intervento del prof. Bruno Tellia dell’Università di Udine, è proseguito nella sede della Capitaneria di Porto di Monfalcone l’8/01/11 con il prof. Vincenzo Pace dell’Università di Padova, e si è poi declinato in un più diretto confronto con i rappresentanti di diverse confessioni religiose presenti sul territorio regionale nel convegno del 30 aprile presso la sede del Centro Veritas.
Il programma del convegno prevedeva quattro comunicazioni da parte di esponenti di diverse confessioni religiose al mattino, con la conduzione di Dario Grison; poi un momento conviviale a Villa Ara, e infine la ripresa dei lavori con altre quattro comunicazioni introdotte e seguite da Fabiana Martini.
Come da consolidata tradizione nei convegni in cui sono coinvolti molti relatori, si è reso necessario qualche aggiustamento nella scaletta degli interventi, ma tutti sono stati fedeli all’appuntamento, offrendo contributi significativi, che hanno costituito oggetto di domande di approfondimento e di condivisione di punti di vista.
INTERVENTI DEL MATTINO
La prima ad intervenire è stata Ani Sherab Choden, monaca, presidente del Centro Buddhista Tibetano di Trieste.
Il Centro tibetano di Trieste non raccoglie stranieri. C’è solo una donna tibetana che ha sposato un triestino la quale frequenta il Centro con la figlia. Così è in tutta Italia: gli stranieri che frequentano i nostri centri sono pochissimi. Alcuni Lama vengono ogni tanto in Italia per insegnare, ma poi tornano in patria. I tibetani stessi sono ormai una popolazione ridotta poiché sono stati sterminati in varie ondate di violenza da parte dei cinesi. I tibetani all’estero sono per lo più in Svizzera e negli Stati Uniti.
I tibetani non fanno proselitismo.
Il Centro di Trieste è stato da me fondato nel 1989. Mediante il “Progetto India” Onlus ci occupiamo anche di adozioni a distanza di bambini tibetani emigrati in India.
Secondo il Dalai Lama l’obiettivo più importante è che le religioni preghino insieme.
Interviene poi Giuliano Soveri, Pastore della Chiesa Cristiana Evangelica Comunità Pentecostale di Pordenone.
“Per noi la verità non è un insieme di dottrine, ma è una persona, Gesù Cristo, Dio fatto uomo. La fede è un’esperienza ed è intorno alla conoscenza di questa persona che si costruiscono la fede e l’esperienza cristiana.” Riferisce di essere figlio di profughi istriani emigrati in Sicilia e pertanto di aver vissuto l’esperienza dell’emigrazione. Nelle loro comunità vi è una crescita di stranieri, specie ghanesi, congolesi e rumeni. Nel pordenonese vi sono ben 40 chiese evangeliche sul 16 % di popolazione immigrata: il 6% sono evangelici, ma tutti i dati sono approssimativi e questa stima è arrotondata per difetto. Perciò, la maggior parte degli immigrati sono cristiani, non musulmani.
Le chiese possono svolgere un’efficace mediazione. Sul punto egli consiglia il libro: “Gli altri nella mia vita” di Elio Madonia.
Ritiene molto valida la politica del Comune di Pordenone e rileva come vi sia una grande necessità di luoghi di riunione.
La testimonianza della comunità è iniziata nel 1981 quando alcuni credenti che provenivano dalla Sicilia, hanno deciso di cominciare a tenere delle regolari riunioni in casa.
Il gruppetto iniziale si consolida ed aumenta di poche unità, quanto basta comunque per far sentire la necessità di trovare un locale di culto e dar vita ”ufficialmente” ad una testimonianza evangelica che vada ad unirsi a quella della Chiesa Battista di Viale Grigoletti ed alla Chiesa Evangelica di via Chiesa.
Nel 1983 viene inaugurato un piccolo locale di culto a Pordenone in via Marostica dove la Comunità conosce un piccolo ma costante incremento numerico che porterà nel 1997 alla necessità di trasferirsi a Cordenons in via Nogaredo 11, dove rimane sino al gennaio 2001, quando le mutate esigenze inducono a trasferirsi più volte, fino alla sede attuale di via Castelfranco Veneto, 77/6 zona Comina. Vi è una consistente presenza di africani dal Congo, Angola, Ghana, diversi sud americani, ed altri cosiddetti extra comunitari.
Dottrinalmente, in estrema sintesi, la comunità si colloca nel solco dei Pentecostali Classici, è aperta e sostiene l’ecumenismo tra evangelici, mentre, pur essendo disponibile al dialogo con tutti, non partecipa ad attività ecumeniche con la chiesa romana.
La struttura è congregazionalista e la conduzione affidata ad un consiglio di Chiesa composto da Anziani con compiti ministeriali e Diaconi.
La Chiesa è membro effettivo della Chiesa Cristiana Pentecostale Italiana e per suo tramite aderisce alla Federazione delle Chiese Pentecostali.
A livello mondiale le chiese pentecostali sono nate dai Metodisti. Il tratto tipico è il Battesimo e la Cena è un memoriale.
Spiega che nelle chiese pentecostali si può trovare tutto e il suo contrario perché non solo non c’è un’unica guida come nella Chiesa cattolica, ma per loro chiunque voglia fondare una chiesa può farlo mettendo semplicemente fuori il suo nome.
Spiega la cd. “dottrina della prosperità”: enfatizza l’aspetto che se uno è nei piani di Dio, Dio lo benedice con beni anche materiali e quindi questa dottrina si presta ad abusi di chi approfitta dell’ingenuità altrui per farsi versare somme e così poter affermare di essere benedetto da Dio.
Sat Winder Singh Bajwa, dell’associazione Gurdwara Guru Nanak Devji Singh Sabha, spiega che tutti hanno lo stesso cognome Singh per significare che sono tutti fratelli. Quella Sikh è una religione molto diffusa nel mondo, la quinta per diffusione. Il loro luogo più sacro è il Tempio d’oro di Amritsar in India. La presenza a nord-est è significativa, ci sono molti gruppi, ma non sa dare cifre precise.
La diversità è un valore: si tratta di cogliere gli aspetti che uniscono. Bisogna avere grande rispetto per tutte le religioni, cosa diversa da movimenti come la New Age nati sull’onda emotiva di una visione che unisce tutto.
La religione Sikh, come l’induismo, crede nella reincarnazione. Anzi Sat Winder Singh Bajwa afferma che oggi i 2/3 dell’umanità credono nella reincarnazione e che vi credevano anche i cristiani prima del Concilio di Trento. Ciò che conta è cogliere la forma umana che abbiamo per unirsi al divino senza sprecare questi doni nella ricerca di beni superflui e transitori. Il nostro futuro dipende da ciò che siamo oggi. L’etica non dev’essere fondata sul principio della ricompensa. Nel Sikhismo non c’è alcuna differenza fra uomini e donne.
Ad alcune domande risponde che anche il Sikhismo contempla il battesimo, mentre non prevede forme di incarnazione umana del divino, in quanto siamo tutti divini. Cita per analogia la creazione dell’uomo nella Genesi: l’alito divino insufflato in Adamo indica che ognuno di noi è divino.
Invita a fare una gita a Pordenone per visitare una gurdwara, immergendosi nell’India.
La curiosità dei partecipanti verte poi sul possibile significato del colore dei turbanti: sono infatti presenti tre Sikh con turbanti diversi. Con un po’ di ironia Sat Winder Singh Bajwa risponde che, all’inizio c’era un significato, ora è solo questione di vanità.
Per quanto riguarda la presenza in regione, questa è molto forte in provincia di Pordenone. Nonostante ciò, nessuno parla mai dei Sikh e questo è un vanto, perché non costituiscono un problema per le comunità dove sono insediati. Purtroppo i mass-media diffondono solo le notizie negative, mentre il mondo è più bello di come viene rappresentato.
Si chiedono poi chiarimenti sull’interpretazione del Libro Sacro. Nel Sikhismo non esistono mediatori, il Libro Sacro è di per sé il guru. Al mattino lo si apre a caso e lo si legge: costituisce il consiglio per la giornata. Lo si interroga su problemi particolari. Esistono però i garanti, i lettori del Libro Sacro.
Colpisce l’aspetto del dichiarato monoteismo, in quanto l’India è conosciuta per le molteplici divinità dell’Induismo. Sconfinando nel campo di un’altra religione indiana, ben più antica del Sikhismo (nato nel XVI sec. con il guru Nanak che, secondo alcune interpretazioni, attuò una fusione dell’Induismo con il monoteismo islamico), Sat Winder Singh Bajwa precisa che il termine indù fu adottato dagli inglesi con atteggiamento spregiativo e che, nonostante l’apparente pletora di divinità, il brahmanesimo è una religione monoteista, fondata sull’unico Brahman da cui si dipartono tre forme del divino (alcuni parlano di “trinità indù”): Brahma, il creatore, Vishnu, il conservatore, Shiva, il distruttore. Dio è infinito, mentre la nostra mente è finita: sopra il Brahman, che noi identifichiamo, c’è il Parabrahman, l’assoluto inconoscibile. Questa però non è la religione Sikh.
Ad Ani Sherab Choden viene rivolta una domanda sul buddhismo tibetano. Risponde che costituisce il ramo più alto del buddhismo, nato dagli 84.000 insegnamenti che Buddha ha lasciato come via verso l’illuminazione. In Tailandia il buddismo è quello del Piccolo Carro o Hinayana, che prevede il monachesimo come via per la purificazione ed è fondamentalmente ateo. La corrente Mahayana o Grande Carro è quella cui fa riferimento il buddhismo tibetano, che aggiunge l’immagine del Bhodisattva (l’illuminato), essere umano che sceglie di reincarnarsi per aiutare tutti. Un Bhodisattva è il Dalai Lama. Il buddhismo tibetano non è ateo, ma religioso, il Buddha costituisce una rappresentazione divina.
Per quanto riguarda il rapporto uomini-donne, in India 2500 anni fa esisteva la legge Manu (le Manusmriti, le leggi di Manu, erano un’importante fonte del diritto nella società indiana tradizionale: prevedevano distinzioni di casta e di genere nel diritto), secondo cui la donna doveva essere sottoposta al padre, al fratello, al marito. Il Buddha ha invece parificato la donna all’uomo.
Sia i buddhisti che i sikh non fanno opera di proselitismo.
Per i buddhisti ogni religione è santa e significa amore, compassione, saggezza.
Interviene nuovamente il rappresentante della religione sikh per dire che il sikhismo è una religione relativamente giovane (500 anni) e che sull’aspetto spirituale tutti i leader religiosi sono concordi. Se coltivassimo solo la dimensione spirituale e non quella del territorio, saremmo davvero tutti fratelli.
Ad un’ulteriore domanda sull’influenza del contesto consumistico sulla religiosità delle nuove generazioni, risponde Giuliano Soveri, affermando che le loro Comunità sono Chiese di militanza. Il problema dell’influenza consumistica esiste, ma ci sono anche segni di scelte consapevoli da parte dei giovani. Le difficoltà derivano dal fatto che noi cristiani abbiamo paura del confronto.
Sul quesito se le comunità immigrate chiedano alle Chiese più senso di appartenenza che fedeltà a Gesù Cristo, commenta che forse è più importante individuare ciò che proponiamo noi.
Si chiudono così gli interventi del mattino per continuare uno scambio ed un confronto a livello conviviale durante il sontuoso pranzo apparecchiato dagli amici del Veritas a Villa Ara.
INTERVENTI DEL POMERIGGIO
Con il coordinamento di Fabiana Martini, inizia il suo intervento Saleh Igbaria, presidente del Centro Islamico di Trieste, che per altri impegni non ha potuto essere presente al mattino.
Tutti facciamo parte di una grande famiglia: l’identità di credente e praticante si realizza dentro la comunità.
A Trieste negli ultimi 30 anni sono arrivati studenti dal Nord Africa che hanno sentito il bisogno di costituire una comunità per la preghiera del venerdì, per il ramadan e la festa del pellegrinaggio. È Dio a chiedere questa dimensione comunitaria. Inizialmente questi studenti si incontravano nella stanza di uno di loro, poi hanno chiesto all’Università di concedere loro uno spazio, infine, nell’ottobre del 1988, hanno preso un appartamento per farne un centro islamico. Si trattava di un’associazione di volontariato. Dopo la guerra nella ex Iugoslavia, sono arrivate molte famiglie islamiche e altri studenti e ricercatori. La comunità si è estesa, arrivando nel 1995 a 1.000 persone. Nel 2002 il Centro islamico si è perciò trasferito in una sede più grande. È nata anche l’esigenza di fare scuola. I musulmani, infatti, per le loro esigenze si rivolgono più ai luoghi di culto (eventualmente anche cattolici) che alle istituzioni civili. La nostra scelta è quella di essere solo una comunità religiosa e non politica, dato che i partecipanti arrivano da realtà politiche, culturali e linguistiche molto diverse: il fattore di unità, oltre alla religione, diventa così la lingua italiana. Se nel 1990 in Italia c’erano 15 centri islamici (in Veneto solo Padova), adesso nella sola provincia di Trieste ci sono 3.000 musulami di 18 nazionalità diverse ed esistono centri a Trieste, Gorizia, Monfalcone, Udine, Pordenone, Tolmezzo.
L’associazione risulta iscritta nel registro regionale del volontariato e deve seguirne le regole: perciò gli organi sono elettivi, l’imam è nominato dal direttivo e votato dall’assemblea generale.
Per i musulmani la vita è impegno, missione perché Dio mette continuamente l’uomo alla prova.
Mons. Giampaolo Muggia, Incaricato Vescovile per la formazione spirituale e culturale del clero.
È stato missionario in Africa, parroco, vicario generale della Diocesi fino allo scorso anno. Introduce il suo discorso citando la Lettera a Diogneto: vivono nella loro patria come forestieri, ogni patria è straniera. Generalmente i cattolici a Trieste si sentono a casa in quanto eredi di una tradizione. L’Impero austro-ungarico si poneva come cristiano e non a caso i Gesuiti furono chiamati dall’imperatore per difendere il cattolicesimo contro la riforma. Il cristianesimo a Trieste ha radici antiche che derivano da Aquileia e dal martire San Giusto.
Il segno della croce esprime i due misteri fondamentali della fede cristiana: unità e trinità di Dio, passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
La comunità cristiana a Trieste si è costituita a partire dal VI sec. sotto il primo vescovo Frugifero. Durante l’impero ci furono parecchi vescovi tedeschi o slavi, nel 1919 il primo vescovo di Trieste italiana. Attualmente la Diocesi ha 60 parrocchie ed ha sperimentato, come momenti forti, due convegni ecclesiali. Adesso si sta preparando al Sinodo della Chiesa tergestina. Ha inoltre un forte impegno missionario.
Padre Rasko Radovic, parroco della Comunità serbo-ortodossa di Trieste.
Si trova a Trieste dal 1990. All’inizio era l’unico parroco dei serbi in Italia. Ma la storia dei serbi in Italia è piuttosto antica. Cita a tale proposito Belgrado di Varmo, dove, dopo la caduta di Costantinopoli per mano dei Turchi, l’ultimo despota serbo Štefan Branković con la moglie Angelina e l’aiuto della sorella Katarina cercò rifugio. (cfr. Una dinastia serba in Friuli in http://www.isonzo-soca.it/rivista.php?id=18&lang=ita) Molti serbi allora trovarono rifugio in Italia e particolarmente in Molise.
Dopo la 2° guerra mondiale Trieste divenne un punto di transito per serbi che volevano emigrare in altri Paesi. Altri ne arrivarono dopo il terremoto del 1976 in Friuli per lavorare, spesso in nero e lasciando la famiglia a casa. La maggior parte è però arrivata dopo la disgregazione della ex Iugoslavia e ancora nel 1995, dopo l’intervento dell’esercito croato. Gli ultimi sono arrivati dal Kosovo. Dal 1994 c’è stato un cambiamento nelle diocesi serbe e tutti i fedeli italiani sono stati affidati al metropolita di Zagabria. Nel 1993, con l’aiuto del vescovo Bellomi, è stata aperta una parrocchia a Vicenza.
Daniel Hu, Rappresentante della Chiesa cristiana evangelica cinese, per difficoltà con la lingua italiana, fornisce ben scarne informazioni. Quelle che seguono sono tratte dal sito http://www.cecn.it/ (Chiesa cristiana evangelica cinese in Italia) e dalle informazioni del CESNUR.
In seguito alla riforma economica negli anni ’70, in Cina si diffuse un fenomeno migratorio: tra i tanti emigranti che soggiornavano nell’albergo “DaShanLan” a Pechino in attesa del visto, vi erano i servi di Dio, fondatori dell’attuale Chiesa Cristiana Cinese in Italia.
Nel 1981 la Chiesa formatasi a Roma si riunisce per studi e letture bibliche e ci fu molta gioia quando nel 1983 si venne a sapere che stava per arrivare in Italia un Predicatore dalla Cina. Il Signor Pan Xizheng da Wenzhou, che arrivò nel 1983 a Livorno, ed in seguito guidò il gruppo nello studio biblico.
Nel Marzo del 1984 a Roma ci fu il primo vero culto. A Settembre dello stesso anno venne fondata la Chiesa cinese di Pisa; il 3 settembre vi si radunarono i membri della Chiesa cristiana cinese d’Italia.
Il nome scelto fu Chiesa Cristiana Evangelica Cinese in Italia, e si decise di festeggiare il Natale del 25 dicembre 1985 a Pisa.
Di seguito l’elenco delle nuove chiese fondate ogni anno:
1986: Genova, Firenze.
1987: Milano, Pescara (luogo di culto), Grosseto (ogni stagione).
1988: Pisa, Milano.
1989: Napoli, Pistoia, Prato.
1990: Mestre, Rimini, Trieste. Fu organizzata la riunione dei giovani di tutta l’Italia e la prova di predicazione.
1991: Salerno
1992: Modena
1993: Ferrara, Bari (stagionale)
1995: Reggio Emilia
1996: la Chiesa di Roma si divise in due: una per ovest e una per est.
1997: La Spezia
Nuove Chiese costruite negli ultimi anni: Brescia, Catania, Civitanova, Empoli, Forlì, Latina, Palermo, Udine.
1999: a questa data, in tutta Italia ci sono 29 Chiese, inclusa la SI’EN’TANG di Roma e le Chiesa greche di Atene e Salonicco. Ci sono 75 Servi di Dio e 18 in prova (in cui 9 predicatori a tempo pieno). 10 locali adibiti alle nostre Chiese sono stati acquistati a: Roma Est, Prato, Rimini, Trieste, Milano, Reggio Emilia, Roma Ovest, Roma Si’en’tang, Catania, Palermo.
2000: nuova Chiesa di Roma est.
2001: nuova Chiesa di Prato
La Chiesa Cristiana Evangelica Cinese in Italia in questo ultimo ventennio ha fronteggiato diverse difficoltà. Nonostante le nostre debolezze e la nostra non alta istruzione, abbiamo ricevuto grande Grazia da parte del Signore e questo ci è bastato.
La nostra speranza è che aumentino i Servi di Dio, soprattutto tra i giovani. Fra 10 anni, diventino pietra della Chiesa, una nuova generazione. Sia onorato il nome di Dio e sia la pace con voi!
“L’Unione delle Chiese Cristiane Cinesi in Italia è un organismo di comunione, sostegno e assistenza alle Chiese cinesi presenti sul territorio italiano. Le origini dell’Unione sono di radice battista anche se – nella difficile situazione che incontrano sia in patria, sia all’estero – i cristiani evangelici cinesi tendono a riunirsi al di là delle distinzioni di denominazione e di teologia. In Italia, la prima comunità cinese organizzata nasce a Roma nel 1984, fondata per iniziativa di un nucleo di tre famiglie.
Il 25 dicembre 1984 si riuniscono i gruppi di Roma, Bologna e Pisa e si forma ufficialmente la Chiesa Cristiana Cinese in Italia, poi Unione Cristiano-Evangelica Cinese in Italia. Altre comunità si formano in seguito in altre città italiane. Si stabilisce un incontro, ogni tre mesi, di tutti i responsabili delle comunità. Ogni anno ad agosto si riuniscono anche i membri e si celebrano i battesimi. A questi incontri sono invitati pastori di altri paesi.
Attualmente si contano alcune decine di Chiese cinesi, che si trovano principalmente nel Centro e Nord Italia. Vi sono, fra l’altro, due comunità a Roma, e una in ognuna delle seguenti città: Milano, Prato, Firenze, Pisa, Pistoia, Empoli, Genova, La Spezia, Torino, Reggio Emilia, Bologna, Mestre, Trieste, Rimini, Pescara, Bari, Napoli, Salerno e Pompei. I membri in Italia sono circa tremila. Le comunità più numerose sono a Roma, con seicento membri complessivi nelle due sedi; a Milano, con trecento membri; e infine a Bologna e a Prato, con duecento membri. I pastori responsabili delle Chiese maggiori curano anche le comunità minori nelle altre città.
La dottrina delle Chiese è battista, anche se alcune Chiese sono pentecostali. L’Unione ha rapporti organici con l’U.C.E.B.I. e sporadicamente partecipa alle attività insieme con altre Chiese battiste italiane, ma l’impedimento maggiore è costituito dalla lingua. A livello europeo è in contatto con la Chinese Overseas Christian Mission, COCM, di Londra. Ogni due anni si realizza un incontro di pastori cinesi in Europa. A livello mondiale, l’Unione Cristiano-Evangelica Cinese in Italia è in contatto con l’Unione Mondiale delle Chiese Cinesi.”
(http://www.cesnur.org/religioni_italia/p/protestantesimo2_02.htm)
David James Bormann, della Comunità cristiana evangelica di Trieste (anch’essa brevemente recensita dal CESNUR all’url http://www.cesnur.org/religioni_italia/p/protestantesimo3_05.htm) ha inviato uno scritto della sua relazione, che presentiamo in versione un po’ ridotta.
“Cari fratelli, sorelle e amici in Cristo, la prima cosa che vorrei fare oggi è di ringraziarvi per l’invito di intervenire in questa giornata per presentare la nostra comunità.
Il fatto che circa 2011 anni fa è venuto tra gli uomini “un immigrante” è più importante del vostro invito. La Sua venuta ha cambiato tutto la storia dell’umanità.
Quando Egli entrò nel mondo non c’era posto per lui, né per i suoi genitori. Quest’uomo è, era e sempre sarà importante per tutta l’umanità. Egli era Dio fatto uomo. Egli lasciò un’impronta così forte che nessun altro potrà mai essere paragonato a Lui.
Egli visse in mezzo a tante difficoltà e incomprensioni. Egli ci fece conoscere meglio “Dio, Padre”. Egli prese su di sé la nostra ribellione e peccato, e il tuo e il mio posto di condannato. Morì al posto nostro, liberandoci dalla nostra condanna. Dà ad ognuno di noi la possibilità di avere pace con il nostro Creatore. Versò il suo sangue come unico sacrificio per soddisfare la legge di Dio, Padre, e per perdonare noi ribelli e disubbidienti. Egli dà a noi la possibilità di diventare figli di Dio. non per quello che siamo o facciamo, ma perché Egli pagò con la Sua vita il nostro riscatto. La Sua risurrezione è la prova e dimostrazione che era colui che diceva di essere. Gesù fu rifiutato dal suo popolo, ma anche da tanti altri popoli. Prego e spero che non sarà rifiutato da qualcuno qui presente tra noi oggi.
Per ricevere la vita eterna che Egli ha conquistato per noi, l’unica cosa che ci richiede è di credere nel Suo sacrificio e di ricevere Lui nella nostra vita per mezzo della grazia. Non è per opera perché nessuno di noi potrà credersi così importante da aver ottenuto con le sue opere o capacità il perdono e la misericordia di Dio. Sono convinto che nessun altro “immigrante” potrà mai essere così importante come Gesù. Egli ci richiama alla necessità di amare, di accettare e di aiutare non solo i nostri “fratelli” ma anche il nostro prossimo o chiunque abbia dei bisogni.
Per me è una grande gioia quando vedo in una chiesa persone di tante lingue e nazionalità. Ognuno dà qualcosa di vivo e siamo una espressione della Sua varietà e la Sua capacità meravigliosa di renderci uniti. Attraverso il Suo corpo tutti siamo portati a glorificare e lodare Dio per la Sua opera. Per mezzo di ogni credente ci dà la opportunità d’accogliere e apprezzare l’altro; anche di essere amato e accolto dall’altro. Il mondo vedrà che Gesù è in mezzo a noi, quando ci amiamo l’un l’altro veramente.
La “Comunità cristiana evangelica” è stata avviata nel 1964 come un’opera missionaria evangelica, opera autonoma e indipendente. In principio operava sotto il nome di “Centro culturale evangelico -La Verità” in collaborazione con una missione internazionale chiamata “Send the light” che aveva la sua sede negli Stati Uniti. Oggi tale opera è conosciuta con il nome “Operazione Mobilitazione” con sede in molte nazioni.
Siamo una “comunità”, o chiesa, autonoma che vuole mantenere rapporti fraterni con le varie chiese evangeliche locali e desidera essere un mezzo d’incoraggiamento per tutti i credenti. mettiamo a disposizione delle varie chiese e ai loro amici la nostra biblioteca attraverso la quale possono conoscere i vari libri editi dalle molte e varie case editrici evangeliche.
La comunità cristiana evangelica offre corsi di corrispondenza sulla Bibbia e sui Vangeli per fare conoscere meglio il messaggio di Dio per noi oggi. Naturalmente, come comunità offriamo varie attività ogni settimana:
un incontro di lode e preghiera ogni domenica mattina alle ore 10:30,
un tempo di preghiere e/o studio biblico ogni mercoledì alle ore 20:00,
un incontro per adolescenti ogni martedì sera alle 18:30,
un incontro per giovani adulti il sabato sera alle ore 20:00.
Nel 2005 la “comunità cristiana evangelica” è stato registrata come una associazione religiosa, civile e privata con la sua sede in via Genova 23 a Trieste, dove si svolgono le attività.
Pratichiamo il battesimo per immersione dei convertiti, cioè di coloro che hanno fatto una chiara scelta e impegno ad accettare e seguire Gesù; e la commemorazione della cena del Signore offerta a tutti i convertiti.
Gli iscritti:
credono che la Bibbia è la parola ispirata da Dio, unica base ed autorevole regola di fede e di condotta
credono in un solo Dio, Padre eterno, onnipotente, creatore di tutte le cose; in Gesù Cristo, l’unigenito figlio di Dio; e nello Spirito Santo
credono che la salvezza dell’anima si ottenga soltanto per grazia mediante la fede nell’ opera redentrice di Cristo
credono che la purificazione dal peccato si ottenga unicamente per mezzo del sacrificio espiatorio compiuto da Gesù Cristo sulla croce
credono nel ravvedimento e nella rigenerazione per opera dello Spirito Santo
credono che ogni giorno il credente manifesterà la sua fede con la condotta cristiana
credono nella risurrezione dei morti
credono nel battesimo del credente praticato dalle persone mature che lo richiedono, da attuare per immersione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
credono che tutti i credenti nati di nuovo e che hanno una condotta cristiana consona alla fede evangelica hanno il diritto di partecipare alla celebrazione della Santa Cena mediante il pane ed il vino.
Rapporti con altre chiese: la “comunità cristiana evangelica” rimane indipendente e autonoma, ma vuole essere in comunione spirituale con tutte le varie chiese, le opere cristiane e con tutti i movimenti cristiani che proclamano e riconoscono Gesù, quale Signore e Salvatore.
La “comunità cristiana evangelica” viene guidato dal pastore e dal collegio degli anziani.
L’opera cominciò a Trieste nel 1964 per lavorare maggiormente tra le decine di migliaia di jugoslavi che venivano quotidianamente per le loro gite e spese. Si distribuivano volantini e opuscoli vari che offrivano la possibilità di conoscere le cose elementari del Vangelo e di fare dei corsi di corrispondenza sul Vangelo di Giovanni, sugli Atti degli apostoli, l’epistola ai Galati, e si offrivano anche molti libri gratuitamente per la crescita della loro fede.
Dopo vari anni abbiamo sentito la necessità di fare qualcosa anche per tutti coloro che vivevano qui a Trieste, perciò cercavamo di aiutare le varie chiese evangeliche a Trieste ad evangelizzare la nostra città. In tale periodo abbiamo iniziato a tenere delle serate di evangelizzazione e istruzione, poi un’attività, al sabato, di insegnamento religioso per i bambini.
Verso il 1970 abbiamo ravvisato la necessità di formare una propria comunità evangelica, perché certe persone volevano identificarsi a noi come loro comunità. Non abbiamo mai voluto fare proselitismo, ma raggiungere persone che non conoscevano ancora Gesù quale loro personale Signore e Salvatore.
Non volevamo chiamarci “chiesa” e per tanti anni usammo il nome “Centro Culturale Evangelico” (anche con il titolo “La Verità”). Qualche anno dopo abbiamo capito che il titolo “La Verità” che avevamo aggiunto era concepito da molte persone come rifiuto verso le altre e perciò come settarismo. Lo abbiamo quindi abbandonato.
Abbiamo sempre avuto molti stranieri con noi forse perché anche noi siamo stranieri. In realtà siamo diventati una “famiglia” per molte persone che non avevano parenti o famiglia a Trieste.
Nel luglio del 2005 abbiamo finalmente scelto di formare un’associazione religiosa, privata e civile, chiamata “comunità cristiana evangelica”. Abbiamo scelto la parola “comunità” perché ci ricordava la nostra fede comune nel cristianesimo evangelico. Vogliamo essere semplicemente una comunità di credenti che seguendo Gesù, rimane aperta al reciproco rispetto e amore verso gli altri credenti nelle varie chiese già esistenti. Abbiamo rapporti fraterni con le chiese storiche, come con le altre chiese formate più recentemente, piccole o grandi che siano. Vogliamo essere per loro un incoraggiamento e un aiuto, e, quando possibile, desideriamo innalzare insieme il nome di Gesù.
Non siamo ecumenici e non abbiamo nessuna volontà che le altre chiesa diventano come noi, né noi come loro. Siamo tutti membri e organi di quel corpo meraviglioso che Egli sta formando. Non tutti fanno le stesse cose e non tutti hanno le medesime funzioni, ma desideriamo insieme a loro mettere Cristo a capo della nostra vita e del nostro movimento. Il nostro concetto di “chiesa” è un organismo vivente che è sottomesso a Gesù e agli insegnamenti degli apostoli. Dobbiamo rimanere elastici o malleabili nelle sue mani, pronti per i cambiamenti che Egli vuole darci. Desideriamo proclamare a tutti che Egli è il Signore, il vivente risorto e che Egli ritornerà, ci sta trasformando quotidianamente; liberandoci dal nostro peccato, misfatti, ribellione e disubbidienza. Ci insegna ad amare e aiutare tutti gli uomini, quelli di ogni nazione, lingua, e cultura. Ci farà nuove creature!
La nostra comunità è in crescita: è composta ora da circa 50 adulti più una decina di bambini, dei giovani adulti e anche degli adolescenti. Veniamo da varie nazionalità: tra di noi ci sono italiani dal nord e anche da altre parti d’Italia, svizzeri, rumeni, moldavi, cinesi, brasiliani, camerunensi, statunitensi, e talvolta anche tedeschi o altre nazionalità. Siamo una comunità che vede molte persone solo di passaggio, ma siamo uniti in Cristo per formare una Sua famiglia.
A conclusione degli interventi emergono alcune domande sui rapporti con le altre religioni e l’ecumenismo, sul proselitismo, sui luoghi di culto, sui sommovimenti in Nord Africa, sull’unicità di Cristo come mediatore della salvezza, sull’Intesa fra Stato italiano e religione islamica.
Daniel Hu dichiara che la comunità evangelica cinese ha comprato un locale a Trieste per il culto. Il rappresentante dei Sikh interpreta l’art. 19 della Costituzione (Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.) come un diritto delle minoranze religiose a rivendicare la concessione di luoghi di culto da parte dello Stato.
Più di qualcuno interviene per manifestare il suo disaccordo sia con l’interpretazione del testo costituzionale sia con il principio di commistione fra Stato e religioni.
Saleh Igbaria afferma che i musulmani non possono vivere in un Paese che non riconosca la libertà religiosa. In Italia si sentono cittadini italiani di religione islamica. Ritiene però che nel Paese ci sia un processo di arretramento: il cammino dell’Intesa iniziato nel 1990 è stato bloccato, anche se i musulmani sono disposti a rinunciare all’8 per mille pur di arrivare alla firma.
Secondo mons. Muggia, non c’è conflitto fra l’unicità di Gesù Cristo e il dialogo interreligioso perché Gesù è verità e salvezza anche per chi non lo conosce.
Tanti interrogativi rimangono in sospeso perché il tempo non è sufficiente per riuscire ad esaurirli.
Padre Mario Vit conclude ringraziando tutti, sottolineando quanto tutti siamo immersi in un universo simbolico di interpretazioni ed invitando a continuare il percorso sabato 9 luglio a San Pietro al Natisone.
Gabriella Burba
Il prossimo (e ultimo) incontro si terrà a San Pietro al Natisone sabato 9 luglio con Giovanni La Manna sj, responsabile del Centro Astalli di Roma, su Una panoramica delle religioni immigrate in Italia e loro rapporto
con le istituzioni e la società.
I precedenti incontri si sono svolti:
• Il 23 ottobre 2010 in Azienda agricola Villa Rubini a Spessa di Cividale, con il prof. Bruno Tellia (Univ. di Udine) su Le religioni immigrate in Friuli Venezia Giulia.
• L’8 gennaio 2011 in Capitaneria di Porto a Monfalcone, con il prof. Enzo Pace (Univ. di Padova) su Le religioni immigrate in Italia.
Le relazioni di questi incontri si possono trovare sul nostro sito www.centroveritas.it (vedi Archivio news)