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Immigrati in Italia e rapporto con le istituzioni

Autore // veritas
Postato il // 25 lug 2011

Sabato 9 luglio 2011
ore 10 – 13
con il patrocinio del Comune di San Pietro al Natisone, in collaborazione con la Forania di San Pietro al Natisone e con l’ Associazione don Eugenio Blanchini di Cividale del Friuli,

giornata di studio:”Una panoramica delle religioni immigrate in Italia
e loro rapporto con le istituzioni e con la società”.

Relatore: p. Giovanni La Manna s.j.,direttore del Centro Astalli di Roma.

Moderatore: Simone Bordon, direttore del Consiglio pastorale foraniale

Sala consiliare del comune (g.c.) – Via Alpe Adria, 56 – S.Pietro al Natisone

Da alcuni mesi l’Associazione Centro Veritas sta indagando sul fenomeno delle migrazioni, in particolare sulle religioni di cui sono portatori i migranti. Mentre in Occidente si sta verificando un calo e un indebolimento dell’appartenenza religiosa i migranti fanno del fatto religioso una loro caratteristica identitaria. E forse stanno avvicendando e/o alimentando – anche con i numerosi figli – le nostre stanche comunità cristiane.

Abbiamo già fatto tre incontri su questa questione: uno in ottobre sulle religioni immigrate in Friuli VG con il prof. Bruno Tellia dell’Università di Udine, un altro (in Capitaneria di Porto a Monfalcone) sulle religioni immigrate in Italia con il prof. Enzo Pace dell’Università di Padova, e il 30 aprile scorso abbiamo incontrato a Trieste alcuni rappresentanti delle religioni immigrate nel territorio regionale che hanno presentato le loro esperienze.

Il IV° incontro si svolgerà a San Pietro al Natisone (Ud) sabato 9 luglio con p. Giovanni La Manna del Centro Astalli di Roma che parlerà del rapporto delle religioni immigrate con le istituzioni civili e religiose in Italia (cfr allegato).

L’incontro si farà nella Sala consiliare del comune di San Pietro al Natisone (g.c.) a partire dalle ore 10 e il pranzo sarà consumato alle 13.30 circa nel vicino hotel Belvedere.

«Prolungare il trattenimento nei Cie è per noi assurdo. È un modo per esasperare ulteriormente gli animi. Qual è il senso di queste iniziative, che mirano a mortificare la dignità delle persone? Si tratta di un ulteriore segnale che indica la mancanza di volontà di governare responsabilmente la situazione. La mia esperienza personale mi porta ad affermare che nei Cie è possibile incontrare persone che non sono colpevoli di aver commesso reati».
È questo il commento di padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli (Servizio dei Gesuiti per i rifugiati) di Roma, a proposito del decreto approvato di recente dal governo, con cui si prolungano i tempi di trattenimento degli immigrati irregolari nei Centri di identificazione ed espulsione – Cie da 6 a 18 mesi, in attuazione di una direttiva europea.
P. Giovanni La Manna sarà nella sala consiliare del comune di San Pietro al Natisone, sabato 9 luglio, a partire dalle 10.00, in qualità di relatore al quarto e ultimo convegno che il Centro culturale Veritas di Trieste, presieduto da p. Mario Vit, a partire dall’ottobre dello scorso anno ha dedicato al mosaico di religioni nel Friuli – Venezia Giulia, arricchito negli ultimi decenni da quelle praticate dai migranti. Nell’ottobre scorso, a Spessa di Cividale, Bruno Tellia dell’Università di Udine ha affrontato il tema «Immigrazione e religioni»; nel mese di gennaio a Monfalcone, Vincenzo Pace dell’Università di Padova ha fatto una panoramica sulle religioni immigrate in Italia, mentre alla fine di aprile, presso la sede del Veritas di Trieste, si è svolto un incontro con i rappresentanti delle religioni presenti in Regione e precisamente delle comunità shik, evangelica (anche cinese e pentecostale), ortodossa romena, islamica e cattolica.
L’intervento di p. La Manna a San Pietro al Natisone, sul tema «Una panoramica delle religioni immigrate in Italia e loro rapporto con le istituzioni e la società», si inserisce nella ormai lunga serie di incontri estivi su temi religiosi e culturali che p. Mario Vit organizza nelle Valli del Natisone, denominati Terentius day dal nome di un singolare personaggio, scomparso di recente, che incarnava un modo di affrontare la vita non convenzionale. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con la forania e l’associazione don Eugenio Blanchini di Cividale con il patrocinio del Comune di San Pietro al Natisone.
In questo particolare momento, in cui il tema dell’immigrazione risveglia immotivate paure e fa assumere alle autorità provvedimenti contradditori quando non del tutto inutili e lesivi della dignità umana, l’intervento di p. La Manna nelle Valli offrirà una lettura ponderata del fenomeno migratorio e delle sue conseguenze anche in materia religiosa, basata sulla sua lunga esperienza a guida del Centro Astalli di Roma. Questa associazione ha iniziato la sua attività nel 1981, dopo la fondazione del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati ad opera di p. Pedro Arrupe, allora superiore generale dei Gesuiti. Accompagnare, servire, difendere i diritti dei rifugiati e degli sfollati di tutto il mondo: questa è la missione che il Centro Astalli ha scelto di portare avanti nella realtà italiana.
In totale, considerando nell’insieme le sue differenti sedi territoriali (Roma, Vicenza, Catania e Palermo) il Centro Astalli vede ogni anno accedere ai propri servizi circa 20.000 persone.
Rispetto ai primi anni di attività, il Centro ha ampliato e diversificato la propria offerta, che si è andata strutturando in servizi di prima accoglienza (per chi è arrivato da poco in Italia), servizi di seconda accoglienza (per facilitare l’accesso al mondo del lavoro e accompagnare le persone nel loro percorso di inserimento nella società italiana) e attività culturali, in collaborazione con la Fondazione Centro Astalli.
Giorgio Banchig

RELAZIONE DELLA GIORNATA DI STUDIO CON P. LA MANNA
P. La Manna del Centro Astalli relatore al convegno del Veritas a San Pietro al Natisone (Ud)
Accoglienza è in primo luogo attenzione alla persona
«Noi non possiamo sottrarci all’incontro, alla conoscenza dell’altro. È la mancanza di conoscenza a creare i conflitti»

Perché nessuno spiega che le ultime migrazioni dalla Libia sono avvenute in seguito alla guerra, alla quale partecipa anche l’Italia, e sulle nostre coste arrivano lavoratori costretti a scappare dalle bombe e a causa della chiusura delle imprese? Quali messaggi si vogliono far passare o quali interessi si nascondono dietro le situazioni di emergenza a Lampedusa con migliaia di immigrati mostrati in televisione che potrebbero essere smistati in altri centri? Non sono forse la politica dei respingimenti, il «pacchetto sicurezza» e le disposizioni sulle regolarizzazioni dei migranti a creare situazioni di clandestinità con tutte le conseguenze che ciò comporta? Perché si raccomanda ai migranti di non accettare lavoro in nero e non si interviene nei confronti dei datori che sfruttano i lavoratori spesso clandestini? E alla fine, aggiungiamo noi provocati dall’intervento del vicesindaco di Drenchia, Michele Coren, per quali motivi ed interessi si bolla come «promiscuità», un termine che evoca le leggi razziali fasciste, l’inserimento nella scuola Dante Alighieri di San Pietro degli alunni delle medie della scuola bilingue?
Nel suo appassionato intervento al convegno sul tema «Una panoramica delle religioni immigrate in Italia e loro rapporto con le istituzioni e la società», svoltosi il 9 luglio a San Pietro al Natisone, organizzato dal Centro culturale Veritas di Trieste, con il patrocinio del comune e in collaborazione con l’associazione «don Eugenio Blanchini» e la forania, p. Giovanni La Manna ha affrontato questi interrogativi da esperto del settore ed operatore in prima linea nel mondo dei migranti in quanto presidente del Centro Astalli (Servizio dei Gesuiti per i rifugiati) di Roma che accoglie, come ha ricordato p. Mario Vit, presidente del Veritas, migliaia di migranti e si avvale della collaborazione di 300 volontari e di 15 operatori fissi.
Dopo l’introduzione del direttore del consiglio foraniale, Simone Bordon, e il saluto del sindaco, Tiziano Manzini, p. La Manna si è prima di tutto chiesto qual è l’approccio da avere nei confronti di questa gente che abbandona tutto, affronta viaggi estenuanti, lunghissimi e pericolosi per approdare magari in terre che nutrono pregiudizi nei loro confronti. La risposta non è stata teorica. Il gesuita si è riferito alla sua esperienza quotidiana che è quella di stabilire prima di tutto una relazione con le persone che il Centro Astalli accoglie. Il primo passo è offrire loro la possibilità di sedersi e di parlare, riprendendo in questo modo a fidarsi degli altri anche perché «il 50 per cento dei rifugiati – ha rivelato p. La Manna – sono stati oggetto di tortura, che mira ad annientare le persone. È necessario, quindi, stabilire una relazione con la persona che arriva con il suo bagaglio di studi, cultura e religione e soprattutto con la speranza di rimettersi in piedi». I rifugiati meritano rispetto, ha sostenuto con forza, perché lasciano le loro sicurezze molte volte a causa della loro fedeltà, alla loro religione e alle loro idee politiche. In questo senso essi rappresentano una testimonianza di coerenza e una ricchezza, non certamente perché sono disposti a fare lavori che gli italiani non vogliono fare più. La persona in se stessa è ricchezza, il lavoro viene dopo.
Perché, allora, c’è questo senso di paura, di prevenzione nei confronti del migrante? «Ci hanno inculcato la paura dell’altro, l’idea che nelle moschee si incontrano i terroristi, che le migrazioni rappresentano invasioni o esodi biblici», ha denunciato p. La Manna. «Invece noi non possiamo sottrarci all’incontro, alla conoscenza dell’altro. Non ha senso ignorarci – ha esortato il gesuita –. È la mancanza di conoscenza a creare i conflitti».
Per questo il Centro Astalli accoglie le persone in maniera organica offrendo assistenza legale, la possibilità di frequentare corsi di studi che li inseriscano nel mondo del lavoro ed anche spazi di preghiera. Dall’altra parte opera nelle scuole per allargare, con l’aiuto dei rifugiati stessi, per fornire ai giovani strumenti giusti per leggere il fenomeno delle migrazioni, conoscere le culture e le religioni dei migranti. Quindi non solo vitto e alloggio, come fanno i centri istituiti dal governo che per ogni profugo giunto a Lampedusa spende 40 euro al giorno, ma attenzione alla persona riconoscendola come portatrice di diritti. E qui p. La Manna ha puntato il dito contro la mancanza di una legge organica sui rifugiati politici e di un coordinamento tra enti statali ed associazioni per affrontare i relativi problemi.
E l’intervento di Coren che ha denunciato l’ostracismo da parte dell’amministrazione comunale nei confronti degli alunni delle medie dell’istituto bilingue che non si vogliono accogliere nell’edificio delle medie italiane per non creare «promiscuità» tra bambini dello stesso paese? Del tutto giustificato e contestualizzato nel tema del convegno. La presa di posizione della maggioranza di centrodestra di San Pietro è erede delle politiche nazionalistiche del passato che hanno portato alle leggi razziali e alla discriminazione di tutte le diversità. Ed oggi a quella dei migranti.
G. B.

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