“Chi impugna la croce. Lega e chiesa” di R. Guolo
Il Centro Veritas riprende l’attività con un’iniziativa non compresa nel calendario, ma che si inserisce bene nei percorsi del Veritas, la presentazione del libro di Renzo Guolo: “Chi impugna la croce. Lega e Chiesa” (Laterza 2011). L’incontro, moderato da Carlo Beraldo, sociologo, e con l’intervento di Giovanni Miccoli, storico, si farà venerdì 23 settembre alle ore 18.30 presso il Centro Veritas con la presenza dell’Autore.
Nelle terre un tempo bianche le camicie verdi hanno impugnato il crocefisso. In quello che fu il regno della Dc sembra vincere un cristianesimo senza Cristo agitato da un partito che perfino la Chiesa, dopo aspri conflitti, ritiene ormai un legittimo interlocutore.
Perché il Carroccio si espande in quella Italia bianca in cui il cattolicesimo ha sempre avuto un peso rilevante? Perché incontra a lungo una sola resistenza nel territorio: quella della Chiesa? Perché, dopo il periodo neopagano, la Lega riscopre il cristianesimo? Perché oggi Carroccio e vertici ecclesiali sembrano avviati verso strade meno conflittuali?
«Quella tra Lega e Chiesa non è certo una sfida per la salvezza delle anime, quanto per la definizione di un’identità strettamente legata alla religione, a un cattolicesimo che il Carroccio vuole locale e localista e declinato in chiave etnoidentitaria, in antitesi al messaggio universale della Chiesa. Un conflitto che si alimenta anche perché entrambe ambiscono, in maniera diversa, a dare forma a una società locale che di cattolicesimo si è nutrita per secoli e che della religione ha fatto uno strumento di orientamento e di senso.» (dalle copertine del volume)
Articolo di Dario Grison
Venerdì 23 settembre, la stagione 2011-12 del Veritas ha avuto avvio con un importante anteprima fuori programma: la presentazione del libro “Chi impugna la croce” (Laterza, 2011) del prof. Renzo Guolo, sociologo dell’Università di Padova.
Il libro è dedicato al rapporto che la Lega Nord ha recentemente stabilito con alcuni settori della Chiesa specie in un alcune regioni del Nord Italia, un tempo connotate come regioni “bianche”, per la loro forte cultura cattolica e perché bacino elettorale della Democrazia Cristiana.
L’autore ha sottolineato come la Lega sia passata, da un originario neo paganesimo celtico dal vago sapore new age, ad esprimere sempre più una forma di cristianesimo a carattere etnico localistico, meglio rispondente alle caratteristiche socio religiose del suo ambiente di riferimento.
Un cristianesimo giocato soprattutto sulla differenziazione identitaria, intesa quale argine di fronte ai mutamenti di scenario sociale, religioso e antropologico imposti dalla globalizzazione e dai fenomeni migratori alle grandi città, ma soprattutto ai territori della provincia italiana.
Un’identità cristiana nella quale i riferimenti valoriali e simbolici vengono giocati contro l’irruzione dell’altro, avvertito come minaccia estranea e contro i settori più aperti e dialoganti della Chiesa stessa, ai quali la Lega, erigendosi a maestra, rimprovera pericolosi cedimenti sul piano della difesa della tradizione.
Tale tipo di cristianesimo ha poi di recente trovato anche forme di avvallo nella gerarchia cattolica. Fece scalpore, un paio di anni fa, la dichiarazione di monsignor Fisichella, allora presidente della Pontificia accademia per la vita, che invitando a prendere atto dell’affermarsi della Lega, affermava che quanto ai problemi etici essa manifestava una piena condivisione con il pensiero della Chiesa.
Tale posizione fu poi contrastata sulle colonne del Corriere della Sera da Claudio Magris, che evidenziava come i tratti xenofobi, razzisti e antiunitari e antisolidaristici della Lega male si coniugassero con i valori della Chiesa e del Vangelo.
Lo storico Giovanni Miccoli, che ha presentato il libro assieme all’autore, ha evidenziato come tale atteggiamento di settori importanti delle gerarchie cattoliche si inserisca nel processo di restaurazione conservatrice in atto, volto a rivedere anche le posizioni del Concilio Vaticano II maggiormente disponibili ad un dialogo con la società e con il mondo.
L’incontro ha costituito un importante prologo al ciclo del Veritas di quest’anno dedicato alla comprensione dei mutamenti indotti nei linguaggi della fede dalle crisi contemporanee, rendendo il pubblico, numeroso, qualificato e attento, maggiormente consapevole dei rischi che si corrono quando la Chiesa e la cultura cattolica si rinchiude in una difesa identitaria e dimentica l’eccedenza, lo scarto e la conversione cui sempre la chiamano il Vangelo e Cristo.
Articolo di Alessandra Scarino
Presentato al Veritas un saggio di Renzo Guolo sui rapporti tra Chiesa e Lega
La Chiesa non cerca un partito esclusivo
ma tanti collaboratori nella casa del bene comune
Nel processo socio-politico e culturale che ha visto, alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, la dissoluzione dei grandi partiti, ha assunto un rilievo particolare la nascita e l’affermazione di una nuova forza politica, la Lega, che nella sua evoluzione ha seguito una serie di tappe molto significative soprattutto per la modulazione del suo rapporto con la Chiesa.
La storia di questo rapporto è al centro del saggio “Chi impugna la croce. Lega e Chiesa”, presentato dal suo autore, il sociologo e docente universitario Renzo Guolo, venerdì 23 settembre presso il Centro culturale “Veritas”. Mentre lo storico Giovanni Miccoli, anche lui al tavolo dei relatori, ha incentrato il suo discorso sulla storia politica del nostro Paese dalla seconda metà del ‘900 ad oggi, Guolo ha ricapitolato in modo limpido e sintetico gli snodi principali del dialogo tra Lega e Chiesa, cercando di chiarire il significato ideologico che di volta in volta ha sotteso le prese di posizione leghiste in ambito religioso. Certamente l’approccio iniziale, non è dei più pacati se un leghista come Mario Borghezio nel 1995, parlando di Roma e facendosi interprete delle turbolenze secessioniste e anticlericali di certe punte del suo partito, dichiara senza mezzi termini che è ora di finirla con la Chiesa dei preti grassi e trafficoni.
Al suo primo affacciarsi sullo sfrangiato e frammentario orizzonte politico italiano, la Lega cerca di accreditarsi nel mondo ecclesiale diffondendosi nei vecchi serbatoi nordici della Democrazia cristiana e accreditando come propri alfieri alcune personalità legate al ferreo tradizionalismo dei lefebvriani. Questo disegno tuttavia si rivela subito molto angusto e vacillante: il riferimento infatti si riduce ad una versione strettamente locale del cattolicesimo concepito come un dato culturale incardinato nel territorio e dunque privo di tutte le potenzialità necessarie ad acquisire un respiro nazionale.
Questa fase si conclude presto, cedendo il passo ad una nuova temperie ispirata al paganesimo celtico e venata di vaporosi e indeterminati echi new age. La Lega, per differenziarsi, cerca la sua identità in contrapposizione a Roma, simbolo dell’unità e del cattolicesimo. Questo orientamento, che recupera antichi rituali nordici e simboli religiosi pagani, viene abbandonato dopo l’attentato alle Torri Gemelle: ora il serbatoio a cui attingere per ridefinire e rafforzare il proprio profilo identitario diviene lo scontro di civiltà. I leghisti infatti sono consapevoli che, ad una religione monoteista così possente e simbolica come l’Islam, non possono contrapporre l’arcano ed evanescente fascino dei celti: è necessario un competitore storico all’altezza del proprio avversario, un patrimonio simbolico armato e presidiato con tutta una serie di elementi evocatori dell’antico grande scontro tra croce e mezzaluna. La Chiesa e il cattolicesimo divengono per la Lega – e in alcuni casi lo sono tuttora – gli alleati principali nella sua lotta agli estremismi musulmani e ai disordini conseguenti alle tante ondate immigratorie non disciplinate che di continuo si riversano nel Paese. Ma la Chiesa da parte sua non ha mai alimentato né oggi alimenta alcuna connivenza esclusiva con le forze leghiste e mal sopporta che esse cerchino di dettare legge anche in materia dottrinale e socio-organizzativa (una sorta di cesaropapismo in salsa verde). Al di là delle molteplici e diverse posizioni assunte da cardinali e vescovi nei confronti della Lega, ciò che ancora agisce da collante tra le tante prospettive è il fatto che la Chiesa, dopo il crollo della Democrazia cristiana che fungeva da ponte tra i più alti valori cristiani e la loro proposizione in ambito politico, cerchi, senza faziosità o identificazioni forzate con questo o quel partito, dei punti di riferimento nel suo concreto impegno per i cosiddetti valori non negoziabili. Essa semplicemente dialoga con quegli interlocutori politici maggiormente sensibili alle questione care al mondo cattolico come l’educazione e la bioetica. Che poi alcuni esponenti della Lega – in questo loro richiamo ad una religione senza fede, ad un cristianesimo senza Cristo e senza alcun legame con il messaggio evangelico –, impugnino il crocifisso alla rovescia, come una spada da brandire contro l’altro, non è certo un suggerimento cristiano.