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Presentazione del libro “Suore”

Autore // veritas
Postato il // 28 ott 2011

Venerdì 14 ottobre alle 18.30 presso il Centro Veritas presentazione del libro di Mariapia Bonanate “Suore”. La tavola rotonda ben si inserisce nel programma generale delle proposte di riflessione e di testimonianza dei “Nuovi linguaggi della fede”.
Parteciperanno: don Mario Vatta, fondatore e attuale animatore della Comunità San martino al Campo e sr. Ilaria Arcidiacono, elisabettina, che fungerà da moderatrice.
Sarà presente l’Autrice.Scrive Dacia Maraini nella Prefazione al libro “Suore”:
“Suore? Donne straordinarie. “Donne di Dio” che si dedicano alle povertà dei nostri tempi: dalla tratta delle “nuove schiave” alla prostituzione in terra di camorra, dall’emarginazione di coloro che vivono nei sotterranei della storia a chi è stato costretto ad emigrare per sopravvivere. A riprova del genio femminile che con impegno, coraggio e fantasia costruisce speranza. “Un mondo rovesciato quello che si presenta ai nostri occhi di lettori. Un mondo talmente estraneo e lontano dalle volgarità a cui siamo abituati da chiedersi se esista davvero. Nessuno ci racconta mai le loro storie, considerate evidentemente poco interessanti. Meno male che c’è chi ha sentito il bisogno di farlo. Donne come queste rappresentano il sale della terra e il loro esempio è una grande ricchezza per tutti. Oggi, con umiltà e ammirazione, Mariapia Bonanate ci racconta le loro vite, soffermandosi sul fatto che ciascuna di loro, in modi e tempi diversi, con risolutezza gentile, ha voluto, non insegnare, ordinare, decidere, ma difendere, aiutare, comprendere”.Al Veritas è stato presentato il libro “Suore. Vent’anni dopo”, la riedizione arricchita di nuovi capitoli del libro uscito nel 1991 dalla penna della scrittrice e giornalista Mariapia Bonanate.
L’opera è frutto di un viaggio nel mondo religioso tra le vite e le storie di donne consacrate a Dio, donne che hanno colto in sé il bisogno di vita e di amore e vi hanno dato voce. Donne che guardano con gli occhi e i cuori di Dio i nuovi scenari interni ed esterni alla loro storia e a quella delle Congregazioni cui appartengono e della Chiesa, quelli noti e quelli emergenti, per coglierne la domanda espressa e non espressa e fare scelte profetiche e coraggiose.
E questo perché, come afferma una delle protagoniste, “oggi più di ieri la profezia passa anche nella Chiesa attraverso la parte debole dell’umanità, attraverso la donna che, secondo quanto ci insegna la Rivelazione, è la più disponibile all’incontro con Dio. È anche la realtà più vitale e feconda”.
Donne consacrate, “fiere corsare dell’amore più difficile” secondo Claudio Magris, intervenuto all’incontro, a ricordare come la vita di queste donne si dipani tra santità e avventura.
Donne che con la loro scelta ci parlano di un Dio che, come ha ricordato don Vatta, continua a chiamare e a nutrire questa chiamata, facendosi compagno di strada. Una fedeltà questa che incuriosisce e desta stupore nello scoprirsi coinvolti e partecipi di una chiamata a lasciarsi penetrare dalla Sua misericordia, per essere a nostra volta capaci di com-passione, di essere sempre al servizio degli altri, “mangiati” da quanti incontriamo sulla strada che ogni giorno calchiamo. Forse è per questo che in fondo in ciascuna delle religiose descritte, ognuno se vuole può cercare e riconoscere aspetti della personale esperienza di fede, di inquietudine, di appagamento, di ricerca.
È in questa prospettiva che può essere compresa anche la selezione di alcune figure proposta da don Vatta: Carla degli Zingari, la suora Orsolina che ogni giorno mette le proprie mani nelle ferite di questo popolo per accarezzarle, senza parlare molto di Dio, “perché non si parla dell’aria che si respira”. Sono queste mani che prendono le nostre per condurci tra i Rom e i Sinti e ridurre al silenzio pregiudizi e battaglie antisemite con una semplice provocazione, risuonata attraverso le parole di don Vatta: quale diritto abbiamo di distorcere la vita di un popolo?
Cristiana Dobner, non solo per omaggio ai natali triestini, ma per il suo essere lei stessa, monaca che immagina il Paradiso come un’immensa biblioteca, un “libro” di sentimenti forti, memento a incarnare nella quotidianità il colloquio ininterrotto con Dio vissuto nella clausura e nello studio.
Le Piccole Sorelle di Gesù che nella verità di sé, vera umiltà, accolgono la chiamata ad accogliere ogni talento come dono di Dio e ad aprire gli occhi per vedere tutte le miserie e anche le bellezze della vita umana, anteponendo al di sopra di ogni prescrizione quella della carità fraterna.
Tre figure paradigmatiche, che pur nella varietà dei destini e della dimensione spazio-temporale in cui hanno incarnato l’incalzante desiderio di Dio, sono accomunate dalla passione per la vita che in loro non è mai rinnegata, neppure nelle sue pieghe più faticose e nelle sue ferite. Sono donne che non scappano, neppure davanti alla riprovazione sociale, alla malattia, alla fatica della ricerca.
È questa passione che ha colpito l’Autrice, una passione che le rende capaci di esserci con amore e con ascolto, con semplicità e coraggio; di incontrare la storia degli altri con la pienezza del loro essere donne; che dona un senso di liberazione e il gusto della gioia, perché incontrandole scopri che loro per prime sono donne liberate, che vivono questa condizione nella letizia.
È questo che le rende autentiche. E consente di vivere l’Eterno nel quotidiano.

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