Fede e fedi nel cambiamento di paradigmi culturali
Per il ciclo di incontri e testimonianze del mercoledì, dedicato quest’anno alle crisi contemporanee ed ai nuovi linguaggi della fede, il prossimo 23 novembre (ore 18.30) sarà ospite del Centro Veritas Alessandro Castegnaro, presidente dell’Osservatorio Socio-religioso del Triveneto, che affronterà il tema “ Fede e fedi nel cambiamento di paradigmi culturali”.
Il credere è di solito considerato la dimensione più stabile della religiosità. Alcuni studiosi sostengono che, mentre il senso di appartenenza alle Chiese e la pratica religiosa si sono profondamente modificati nel corso tempo, così non è avvenuto ad esempio per la credenza nel fatto che Dio esiste; questa, anche nella ipersecolarizzata Europa, sarebbe rimasta sostanzialmente stabile. Altri sottolineano come, al contrario, il mutamento nelle forme del credere sia uno degli aspetti più evidenti oggi, tanto da indurli a ridefinire su questa base il paradigma della secolarizzazione. Altri ancora prospettano un quadro pessimistico: l’esito dei processi in corso non sarebbe altro che una diffusa incredulità o un indifferentismo generalizzato.
Muovendo da queste diverse letture, la serata cercherà di fare luce sulle trasformazioni in atto, sulla base di un complesso di ricerche condotte nel Nord Est, interpretate alla luce dell’ipotesi che oggi il modello di credere prevalente sia il risultato del convivere dentro i medesimi individui di spinte contrastanti, contemporaneamente operanti. Come ha sostenuto il regista francese – Xavier Beauvois – noto per essere stato l’autore di “Des hommes et des Dieux”: “Quanto alla fede, ho metà cervello che non crede in niente e l’altra metà che crede in tutto, perciò cerco di adattarmi”. Tutto ciò dovrebbe indurre a modificare il modo in cui si guarda agli individui dal punto di vista spirituale – storie e non definizioni – e a ridurre l’enfasi con cui il mondo dei “credenti” viene contrapposto a quello dei “non credenti”.
Fede e fedi nel cambiamento di paradigmi culturali.
Alessandro Castegnaro (Presidente OSReT – Vicenza)
Relazione di Francesco Longo
Il cammino delle chiese del Triveneto in preparazione al convegno interdiocesano di Aquileia2 sta entrando nelle sue fasi decisive. Il Convegno si svolgerà infatti a Grado e Aquileia dal 13 al 15 aprile 2012. Già da ora le 15 diocesi, da Bolzano a Trieste, si stanno impegnando a rileggere il loro vissuto per scoprirvi i segni del passaggio dello Spirito Santo e per individuare possibili nuove strade per un rinnovato annuncio del Vangelo. A questo scopo molto utile saranno le analisi condotte sulla popolazione residente nel territorio del Nord Est svolte dall’Osservatorio Socio Religioso del Triveneto, presieduto dal prof. Alessandro Castegnaro, professore di Sociologia e religione presso la facoltà teologica del Triveneto e membro del comitato scientifico della sezione di Sociologia della religione dell’Associazione di Sociologia Italiana. Il prof. Castegnaro è intervenuto presso il Centro Veritas ad un incontro nella giornata di mercoledì 23 novembre, con una provocante relazione incentrata sulle attuali modalità del credere. Il Nord Est, fino a pochi anni or sono ritenuto territorio di compatta adesione alla fede, non presenta infatti più le caratteristiche di un tempo. Il prof. Castegnaro ha descritto con passione l’attuale situazione di fronte all’atto del credere, approfondendo la lettura dell’attuale contesto sociale nei confronti della credenza religiosa e evidenziandone le prospettive di sviluppo. Così scriveva infatti in occasione della visita del S. Padre alle nostre terre, “Emergono dunque molti cattolicesimi: quello di chi riesce a credere ancora con semplicità, come nelle numerose forme di religiosità popolare; quello di chi sperimenta direttamente una presenza, magari mediata dall’adesione a un movimento o a un culto particolare; quello di chi, oggi come un tempo, ritiene che l’essere religiosi sia essenzialmente una questione di andare in chiesa e comportarsi bene; quello di chi crede e prega, ma non va a messa e non si sente molto parte della Chiesa; quello di chi va in chiesa ma non prega; quello di chi cerca nella religione la propria identità culturale, un baluardo a difesa delle tradizioni locali, un antidoto contro lo spaesamento, lasciando sullo sfondo la questione del credere; quello, infine, di chi non può evitare le domande dell’uomo contemporaneo e vive sul crinale di una instabile ricerca. Tutto questo dice in sostanza che nel Nord Est si è usciti da un cristianesimo socialmente determinato, di tradizione, «assorbito con il latte materno», nutrito dalle tradizioni comunitarie e nel quale l’identità religiosa appare data per scontata. E che si sta andando verso un cristianesimo scelto, di elezione, un cristianesimo nel quale l’identità religiosa sarà sempre più il frutto di una scelta e di una appropriazione personale. Qui, come altrove, il futuro della religione sarà sempre più una questione di fede; di generazione della fede più che di una sua automatica trasmissione. Proporre la fede in un contesto di libertà: è questo oggi il fascino per l’annuncio cristiano nel Nord Est.” Il futuro delle nostre comunità si deciderà, ha concluso il relatore, nei prossimi dieci anni, decisivi per accorgersi di quanto il mutato contesto socio-religioso stia in effetti toccando gli animi dei cristiani di queste nostre terre e della conseguente necessità per la comunità di farsi compagna del cammino personale di ognuno di essi.