secondro incontro Lectio divina. Relazione
Centro Veritas – Lectio divina 17.3.2011
L’ADULTERA (Gv 8, 1-11)
(Ilaria Arcidiacono e Caterina Dolcher)
Questo brano lo troviamo in Giovanni, ma la sua collocazione è controversa ed ha, come dice p. Silvano Fausti s.j., “un sapore sinottico, di stile lucano”. E’ comunque uno dei passi più commentati dai Padri latini ed uno dei più densi del significato di mostrare come Gesù dona lo Spirito e fa nuove tutte le cose. Allo stoppino dalla fiamma smorta Gesù dona lo Spirito che la rianima. Nel Suo perdono conosciamo chi è il Signore: è colui che apre le nostre tombe, ci resuscita dai nostri peccati e ci dona il suo Spirito (Ez 37, 13) .
Il racconto dice bene e in breve ciò che conosciamo come di più caratteristico dell’atteggiamento di Gesù verso i peccatori: Egli è amico di pubblicani e peccatori (Lc 7,34) , accusato di bestemmia perché perdona i peccati (Lc 5,21) , accoglie una peccatrice e mostra al fariseo Simone che l’importante non è essere giusti, ma amare di più e amerà di più colui al quale è stato perdonato di più (Lc 7, 47) . Dato che siamo peccatori, il nostro peccato non è da nascondere, ma da scoprire come luogo di perdono e di conoscenza profonda di sé e di Dio.
Normalmente pensiamo che Dio perdoni perché siamo pentiti, in realtà noi possiamo pentirci perché Dio perdona sempre e comunque. Egli non si rivolge a noi perché noi siamo rivolti a Lui, è Lui che sente il dolore del nostro male perché ci ama e continuamente ci cerca.
Gesù perdona il peccatore e il suo perdono gli costerà caro: sarà ucciso, Lui innocente per salvare dalla morte il colpevole, per salvarci tutti dalle nostre morti nel peccato.
Questo brano è un annuncio di gioia per tutti noi perché il Signore, di fronte alla nostra debolezza non viene con esigenze, ma con amore ed il bello è che non abbiamo fatto nulla per meritarlo, ma Lui ci dà questo amore e ci fa la proposta di provare ad essere felici e non più peccare.
Vediamo ora passo per passo i versetti del brano.
1. Gesù andò al monte degli Ulivi. All’alba però si presentò di nuovo al tempio… Anche Luca ci dice la stessa cosa (Lc 21,37-38) : Gesù, nell’ultima settimana a Gerusalemme, passa la notte fuori città per tornare al mattino ad insegnare nel tempio dove il popolo accorre presso di lui.
2. Conducono, gli scribi e i farisei, una donna sorpresa in adulterio. Secondo la legge questa donna doveva essere uccisa, ma non solo lei, anche l’uomo colpevole con lei. In questo caso, però, c’è solo la donna. Perché? La legge viene manipolata in funzione del potere perché non viene usata integralmente, ma solo per la parte che interessa.
3. postala in mezzo. La legge, con i suoi divieti e comandi, rischia di porre al centro dell’attenzione il male, da denunciare e punire. Non di rado, così facendo, lo moltiplica, lo perpetua. In realtà Dio aveva posto al centro del giardino l’albero della vita (Gen 2,9.17) e fu il nemico a porlo al centro (Gen 3,3) . La croce riporterà al suo posto l’albero della vita, sempre fecondo in ogni stagione e capace di sanare ogni ferita (Ap 22,2) .
4. Maestro, questa donna ecc. Il capo d’accusa non ha nulla di problematico: la legge ordina di sopprimerla.
5. nella legge Mosè ordinò di lapidare… La lapidazione è una forma di assassinio collettivo del quale nessuno si sente responsabile. Tutti collaborano e sfogano la loro aggressività contro il trasgressore che raffigura ciò che tutti travaglia e che si vuole togliere di mezzo. Il risultato è quello di sentirsi tutti uniti, rappacificati e ripuliti dal male permettendo alla società di andare avanti: è l’effetto del capro espiatorio. Per vincere l’insopportabile senso di colpa che il male produce, invece di riconoscerlo in sè stesso, lo si attribuisce all’altro che viene soppresso. Così, confermati nella propria falsa innocenza, non si può vincere il male che sta nel cuore di ciascuno. Questo, nei momenti di crisi riesplode provocando come risposta lo stesso meccanismo in una coazione a ripetere senza via d’uscita. Così la società legittima e contiene la violenza che minaccia la sua esistenza e rende possibile la convivenza tra gli uomini che ritrovano la loro coesione contro il nemico comune identificato nel malvagio. Così si sta tranquilli fino a quando un nuovo momento di lotta fa riemergere l’aggressivuità che è sempre latente, anche se controllata dal potere.
6. Tu che ne dici? Dicevano questo per tentarlo, per avere di che accusarlo. Gli uomini della legge interrogano Gesù non per conoscere veramente il suo pensiero, ma per tendergli una trappola. Il trabocchetto è chiaro: o Gesù è costretto a negare la legge o a negare la sua misericordia. Le pietre degli scribi e dei farisei sono mirate contro di lui che è al centro della legge e dei profeti. Eppure Gesù riesce a trasformare questo tranello in un incontro umano ed umanizzante.
7. chinatosi scriveva col dito per terra. E’ un dettaglio non trascurabile perché è ripetuto due volte nel brano. Ci sono varie spiegazioni. Anzitutto, Gesù non provoca, non sfida la folla a viso aperto. Si rende, invece, assente e si china su sè stesso, come in una pausa riflessiva, per non farsi travolgere dalla violenza collettiva. C’è poi chi ritiene il gesto di Gesù un’allusione a Geremia 17,13 che dice: “Quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato la fonte di acqua viva, il Signore”. P. Fausti dice che Gesù scrive sulla pietra del lastricato del tempio, non sulla sabbia. La legge fu scritta dal dito di Dio su tavole di pietra (Es 31,18; Dt 9,10) . I profeti hanno promesso che verranno giorni in cui Dio ci toglierà il cuore di pietra e ci darà un cuore di carne: inciderà la sua legge non con il dito sulla pietra, ma con lo Spirito nel nostro cuore che finalmente sarà un cuore nuovo (Ger 31,31-34; Ez 36, 26-27) . Allora saremo noi stessi la lettera di Dio, scritta con lo Spirito di Dio non sulle tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei nostri cuori. Enzo Bianchi pure ricorda che la Legge di Mosè fu scritta su tavole di pietra, ma interpreta la terra su cui scrive Gesù come la terra di cui noi uomini siamo fatti e ci indica che la Legge va inscritta nella nostra carne, nelle nostre povere vite segnate dalla fragilità, dalla debolezza, dal peccato.
8. si drizzò e disse: chi di voi è senza peccato, per primo getti la pietra su di lei. C’è una verità nascosta in ciascuno che Gesù ci ricorda: ognuno guardi in se stesso e veda con onestà nel suo cuore. Con queste parole Gesù chiama ciascuno alla responsabilità e alla coscienza personale così da accorgersi del proprio male per scoprirsi bisognoso di perdono. Gesù non nega la legge ed il giudizio. Si appella però a colui che dà la legge e si riserva il giudizio perché è venuto a salvare il mondo, non a giudicare (Gv 8, 15) o condannare. Gesù non è venuto a spezzare la canna incrinata o a spegnere la fiammella smorta.
9. di nuovo chiantosi scriveva per terra. Attende che ognuno prenda coscienza di sé e del suo peccato.
10. se ne andarono uno per uno, cominciando dai più vecchi. Tutti abbiamo peccato e nessuno può mentire a sé stesso. Se ne vanno, ma le pietre restano pronte per essere scagliate contro Gesù (Gv 8, 59) .
11. rimase solo e la donna che era nel mezzo. La donna è rimasta sola con Gesù, nel mezzo della sconfinata misericordia di Dio. Il valore che Gesù dà alla vita è al di sopra di ogni legge. Il peccato è il luogo dove si manifesta la sovrabbondanza della sua grazia (Rm 5, 20) . Alla fine ciò che resta di ogni uomo è l’incontro della propria miseria con la misericordia di Dio. Misericordia nel senso di farsi prossimo al “cuore dei miseri”: Gesù non parte dal peccato, non va a fare il punto su quello che non va. Gesù, l’unico uomo che ha raccontato in pienezza Dio, che ne è stato l’esegesi vivente, di fronte al peccatore non vuole il castigo, ma desidera che si converta e viva.
12. Gesù drizzatosi: donna dove sono? Gesù la chiama donna come Maria (Gv 2,4; 19,26) , la Samaritana (Gv 4,21) e la Maddalena (26,15) . Le restituisce la sua identità di donna, la sua piena dignità, la fa risaltare davanti a sé per quella che è. Colui che doveva giudicarla non è seduto come un giudice, ma le sta davanti ed in piedi davanti a lei: così è possibile l’incontro vero.
13. “Nessuno Signore”. “Neppure io ti condanno”. Rispondendo “Oudeis, Kyrie” la donna fa una grande confessione di fede: Colui che è davanti a lei “è il Signore”. Ed Egli, che è l’unico giusto, la giustifica! E’ rimasto colui che la ama di amore eterno (Ger 31, 3) , nel quale riconosce il suo Signore che la perdona (Ger. 31, 34) e la fa uscire dalla morte (Ez 37, 12) . Si stabilisce tra i due la nuova alleanza, scritta ormai non più sulla pietra, ma nel cuore (Ger 31, 31-33).
Noi invece siamo pronti a condannare il peccatore e giustificare il peccato, almeno il nostro. Non abbiamo, invece, il diritto di continuare a “lanciare pietre” contro coloro che continuano ad essere esclusi da un sistema legalista che non privilegia le persone, ma le norme. Il solo giusto, invece, perdona il peccatore e porta su di sè la condanna del peccato. Il peccato degli accusatori della donna si riverserà presto su di lui: tenteranno di lapidarlo (Gv 8, 59) e lo eleveranno poi sulla croce.
14. Và e da ora non peccare più. Questa donna è perdonata senza previo pentimento. Egli ci offre gratuitamente il suo perdono in vista di una nostra possibile conversione. Il pentimento segue l’incontro con Gesù e il perdono porta a non chiudersi dentro la gabbia delle proprie colpe. Il perdono è un atto creatore: schiude un nuovo futuro, nella libertà di non peccare più e di amare di più. E’ un’esperienza di amore che può cambiare completamente la vita di una persona. L’amore che la peccatrice riceve la “giustifica”: la rende giusta. Allora può amare come è amata. E’ l’amore il pieno compimento della legge (Rm 13, 10) . L’incontro con Gesù ti riporta sempre a quello che sei e ad un amore per quello che sei. Ci è chiesto di riconoscere la nostra miseria e di accettare che il Signore la ricopra con la sua misericordia: aderendo a tale misericordia potremo a nostra volta diventare capaci di compassione verso tutti gli uomini e le donne nostri fratelli e sorelle, amandoli con le viscere di misericordia di Cristo Gesù (Fil 1,
.
Adesso abbiamo compreso perché Ilaria ha pensato a questo brano: il Signore non spezza la canna incrinata. Nel nostro peccato siamo tutti “incrinati”, come l’adultera che gli uomini, in base alla Legge, vogliono spezzare. Il peccato fa vacillare la fiamma della nostra fede. Gesù non spegne e non spezza, ma resuscita. Di fronte al nostro peccato possiamo essere tentati di spegnere del tutto la nostra fiamma, di sentirci “spezzati” definitivamente. In ciascuno di noi c’è non solo l’adultera, ma anche lo scriba e il fariseo che accusa e vuole distruggere, la coscienza del male che vuole lapidare. L’incontro col Suo perdono, con Gesù che resta solo con noi, ci consente di non darci per vinti, di ritrovare noi stessi e la bellezza della Sua creatura che siamo noi; ci giustifica e ci riempie di gratitudine per il Suo amore. Egli ridona sempre, col suo perdono, nuove possibilità di vita, nuove opportunità di salvezza. Egli, col perdono, ci riapre a noi stessi affinché ci ritroviamo quali Lui ci ha creati, ci riabilita (Gv 21, 15) al meglio di noi stessi perché la nostra fiamma si riaccenda. L’azione di Dio è un’azione che ci fa andare verso la libertà. A fronte del nostro perbenismo e della logica dei benpensanti, che tende a “spezzare” il debole che sbaglia (il drogato o il bevitore senza dimora, il rom che ruba, la prostituta); a fronte della nostra prospettiva si contrappone (per nostra fortuna!) quella delle “viscere” di Dio, Signore della Misericordia che ci riabilita sempre nella nostra identità, bella anche se incrinata. Così Gesù si comporta con Pietro, quando Gesù risorto gli chiede per tre volte se lo ama e poi lo invita a pascere il suo gregge; o con la prostituta nella casa di Simone che lava con le sue lacrime e bacia i piedi di Gesù che l’accoglie con le parole che “a chi molto ama molto sarà perdonato …”; e così il padre misericordioso accoglie e riabilita il figliol prodigo (a differenza del figlio maggiore). Amore che non spegne lo stoppino e rinnova anche la nostra capacità di amare. Il dialogo e l’incontro si innerva sulla potenzialità, su quanto di buono c’è, anche se sembra spegnersi: la capacità di amare, l’identità di creatura, questo viene valorizzato, senza ulteriori recriminazioni.
Vi lasciamo con alcune domande su cui poter meditare:
“Quale legge mi abita?”
“Quale accoglienza, sguardo, benevolenza, misericordia mi anima?”
“Quali pietre uso?”