06.04.2016 “La guerra del petrolio”
Per il ciclo di conferenze del mercoledì intitolato L’Ombra di Caino vi ricordiamo l’appuntamento di mercoledì 6 aprile 2016 alle ore 18.30 al Centro Veritas in via Monte Cengio 2/1 a – Trieste, con il p. Luciano Larivera S.I., che parlerà su: “La guerra del petrolio”. Questa conferenza, per il tema trattato e l’ottica in cui è inserita, rappresenta una tappa di avvicinamento all’evento MENS SANA del 6 – 7 maggio 2016, creato dai Gesuiti di Trieste.
Abbiamo più petrolio di quando dovremmo utilizzare, come fonte energetica, per rispettare i tetti alle emissioni dei gas serra e, per l’industria chimica, per mettere un freno all’inquinamento. Ma è aumentata la competizione per conquistare una domanda mondiale di petrolio ancora in crescita, anche perché aumentano i consumi per autotrazione dell’India. Questo però produce «distorsioni». Così l’OPEC (l’Arabia Saudita) e la Russia stanno negoziando il blocco agli aumenti produttivi per riconquistare i margini di profitto.
Si osserva inoltre che il crollo del prezzo del petrolio riduce gli investimenti, ingentissimi, in tale settore e nell’intero comparto minerario, con il rischio di improvvisa impennata dei prezzi quando i giacimenti utilizzati si esauriranno. Ma anche le borse dipendono grandemente dal prezzo del petrolio, sotto vari profili. Esso, infatti, è correlato all’andamento delle altre materie prime (anche alimentari) e al cambio del dollaro, con cui è «prezzato» il petrolio. E quindi si collega alla politica monetaria della Federal Reserve e al rischio di deflazione nell’Eurozona. Per di più, i prodotti finanziari, anche «derivati», collegati all’industria petrolifera, sono appetibili per speculazioni, al ribasso e al rialzo, ma anche per diversificare il rischio finanziario dei risparmiatori.
Da decenni i conflitti in Medio Oriente (e oltre) sono collegati allo sfruttamento degli idrocarburi e sul controllo dei territori, dei mari, degli stretti e dei porti da cui transitano gas e petrolio. Le flotte militari proteggono queste rotte, anche dai pirati dell’«oro nero». Lo «Stato islamico», nel 2015, avrebbe ricavato 450 milioni di dollari dal contrabbando di petrolio. In prospettiva, sia lo sfruttamento degli idrocarburi sia il loro trasporto, concertati e pacifici, nel Mar Caspio – quindi nell’Asia Centrale, sul Mar Nero e sulle rotte balcaniche –, nel Mar Cinese Meridionale e nell’Artico, dato il progressivo ritirarsi dei ghiacci, segneranno una tappa essenziale sul livello di sicurezza internazionale.
Le grandi potenze e quelle regionali si giocano una parte rilevante della loro coesione politica interna e dell’influenza internazionale sul controllo dell’offerta e degli approvvigionamenti degli idrocarburi, così come sull’impiego finanziario dei proventi e delle tasse dell’«oro nero» (e di quello «azzurro», il metano) così come sui sussidi agli idrocarburi. Anche le tangenti hanno una voce in capitolo. Ad esempio, gli scandali di corruzione collegati alla società petrolifera Petrobras, oltre alle sue perdite economiche, hanno fatto crollare la fiducia nel Governo brasiliano.
Ma la sfida che attende la famiglia umana, data la crescita demografica ed economica, riguarderà l’accesso e la gestione equa dell’«oro bianco»: l’acqua. Quale fonte energetica si userà per la sua desalinizzazione, depurazione potabilizzazione e trasporto?
Per l’Italia e l’Europa, la sicurezza energetica, non soltanto per rispettare i tetti alle emissioni, è un’opportunità per creare una comune politica estera (o l’opposto), e per rilanciare lo sviluppo industriale in una prospettiva veramente «sostenibile», cioè secondo i criteri anche sociali dell’Agenda 2030 dell’Onu e i dei suoi 17 Sustainable Development Goals (cfr www.asvis.it/home/46-81/lagenda-globale-per-lo-sviluppo-una-sfida-per-tutto-il-mondo). E non si dimentichi che, per Trieste, il 75% delle 57 milioni di tonnellate di merci movimentate nel 2015 al porto è petrolio; si costruiscono motori marini ecc.
Con l’aiuto di mappe e grafici, il prossimo 6 aprile, si «affrescherà» questo sistema competitivo/conflittuale, sostenibile soltanto per lo stretto tempo necessario a una transizione energetica a fonti energetiche non «clima-alteranti» (cfr www.asvis.it/home/46-372/una-ritardata-transizione-alla-sostenibilita-aumenta-i-rischi-di-crisi-finanziarie-dicono-gli-esperti-europei).