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24.02.2016 Comportamento umano e animale: chi è il più cattivo?

Autore // veritas
Postato il // 18 feb 2016

Per il ciclo di conferenze del mercoledì intitolato L’Ombra di Caino vi ricordiamo l’appuntamento di mercoledì 24 febbraio 2016 alle ore 18.30 al Centro Veritas in via Monte Cengio 2/1 a – Trieste, con il prof. Pietro Brandmayr  che parlerà su “Comportamento umano e animale: chi è il più cattivo?”

Pietro Brandmayr è professore ordinario di Zoologia presso il DiBEST (Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra) dell’Università della Calabria. Ha svolto ricerche soprattutto nel campo dell’ecologia degli insetti e del loro comportamento; è stato membro del Comitato Direttivo della Società Italiana di Etologia, organizzando alcuni congressi nazionali per questa società. Svolge attualmente ricerche sull’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità e sulla conservazione della fauna nei parchi nazionali. E’ stato per molti anni presidente e prorettore delegato al Campus dell’Università della Calabria. Attualmente è presidente del Museo di Storia Naturale ed Orto botanico della stessa università. E’ autore di circa di circa 200 pubblicazioni scientifiche nel campo della Zoologia Generale ed Applicata.

Nella conferenza di mercoledì 24 febbraio parlerà di comportamento animale ed umano in modo comparativo, cosa che richiede di avvicinarsi ad una scienza che più di altre ha costruito un “ponte” fra scienze umane e mondo animale, l’Etologia. A partire dagli anni ’60 si è progressivamente risvegliato l’interesse per lo studio delle scimmie antropomorfe e lo studio del loro comportamento sociale ha portato a risultati sorprendenti, senza dei quali è molto difficile interpretare anche molte basi biologiche del comportamento umano. La prima parte dell’esposizione consiste quindi in un approfondimento, sempre divulgativo, dei tratti salienti che in parte ci avvicinano, in parte invece ci diversificano dai nostri “cugini” antropomorfi, spaziando dalle relazioni interindividuali a quelle di gruppo.

Scopriamo così che essi ci assomigliano in modo inaspettato e non sempre il confronto è a nostro favore. Frans de Waal, il maggiore studioso dell’argomento, sintetizza: “Le nuove acquisizioni della scienza hanno dunque un notevole impatto sul pensiero filosofico. L’acceso dibattito ci spinge a riflettere sul ruolo dell’evoluzione nello sviluppo della nostra stessa specie: ci obbliga a ridefinire la nostra idea di essere umano e ci spinge ad approfondire concetti come mente, altruismo, empatia, morale…”.

Scopriamo che ad esempio fra gli scimpanzé non esiste l’omicidio all’interno dello stesso gruppo sociale, che il perdono e la riconciliazione sono la regola, che le emozioni si trasmettono rapidamente da un individuo all’altro, che l’altruismo è diffuso, che esiste la politica e la lotta incruenta per il potere. Esiste però anche la guerra, fra gruppi diversi, generalmente innescata dalla scarsità delle risorse e qui si assiste a violenza e cannibalismo.

Una visione antropocentrica, rappresentata in origine soprattutto da Huxley, considera dunque la morale come una “patina” che ricoprirebbe un nucleo di istinti umani molto più violenti e propone una transizione dall’animale “amorale” all’essere umano morale. Una visione più evolutiva, sostenuta all’inizio già da Charles Darwin, vede nella moralità umana un fondamento emozionale ed intuitivo già ereditato dal mondo animale.

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