Quinto incontro di Lectio di Quaresima
Venerdì 23 marzo 2012 (ore 18.30-19.30), quinto e ultimo incontro di Lectio di Quaresima su: “Dio e il mondo in un unico abbraccio” (cf.Lc 15, 1-32) a cura dell’ACCRI (Associazione di Cooperazione Cristiana Internazionale).
Lectio di quaresima: l’iniziativa si propone di presentare un brano biblico sul tema, molto generale, delle nuove parole, cioè dei linguaggi, dei concetti, delle esperienze nuove, delle nuove elaborazioni e dei nuovi progetti, dei nuovi scenari e delle nuove possibilità/opportunità che emergono oggi alla coscienza profetica, attenta cioè a cogliere i segni della luce nel grembo del buio, del giorno nell’oscurità della notte, della pasqua dentro la quaresima, della risurrezione quando tutto parla di sfacelo e di morte.
La lectio divina è un atto di lettura della Bibbia, lettura meditata e orante della Parola di Dio, chiamata appunto lectio divina da Origene (thèia anàgnosis) e indica l’applicazione quotidiana alla Scrittura per meditarla, pregarla e metterla in pratica. Può essere una lettura individuale o comunitaria della Scrittura che si svolge comunque in quattro momenti: lectio, meditatio, oratio e contemplatio (secondo la formulazione di Guigo il Certosino, del XII secolo).
Il primo momento della lectio divina è la lettura. Si legge la Bibbia nella fede che in essa Dio ci viene incontro ed entra in relazione con noi e non va confusa con un pio esercizio di lettura spirituale di un’opera edificante.
Occorre evitare il dilettantismo di chi sceglie soggettivamente i testi o la temerarietà di chi sceglie un brano a caso perché “mi dica qualcosa”. Criteri pratici di lettura sono: la lettura continua di un libro biblico oppure i testi (o il solo Vangelo) della liturgia del giorno.
Il secondo momento è la meditazione: la lectio divina cerca il volto del Signore liberando il credente da atteggiamenti autocentranti, di ascolto di se stesso. La meditazione è approfondimento del senso della pagina biblica, dunque «studio», sforzo per superare la distanza culturale che ci separa dal testo. Questo momento è importante per rispettare il testo e non «falsificare la Parola di Dio». Nella meditazione si fa emergere – magari con l’aiuto delle note o di un buon dizionario biblico – la punta teologica del testo, il suo messaggio centrale, o comunque un suo aspetto che in quella concreta lectio divina si rivela «parlante», “ci dice qualcosa”.
Con la preghiera la parola uscita da Dio ritorna a Dio in forma di ringraziamento, lode, supplica, intercessione: la lectio divina si apre al «colloquio tra Dio e l’uomo» e diviene familiare. È lo Spirito che guida questo momento, ma a ispirare la preghiera è anche la Parola di Dio ascoltata: la lectio educa a una preghiera non devozionale, ma biblica ed essenziale. «La Parola di Dio cresce con chi la legge», dice Gregorio Magno: se il testo biblico è immutabile, il lettore muta, cresce, e l’assiduità con la Scrittura gli fa vivere i passaggi della vita come relazione con il Signore. Analogamente all’amore, più lo si frequenta più arricchisce, si approfondisce.
E infine il quarto momento: la contemplazione. Che non allude a «visioni» o a esperienze mistiche particolari, ma indica la progressiva conformazione dello sguardo dell’uomo a quello divino, il quotidiano allenamento ad assumere lo sguardo di Dio su di noi e sulla realtà, la purificazione dello sguardo del cuore che arriva a discernere la terra, il mondo e gli uomini come templum, dimora di Dio.
Ci si può chiedere: “Come mai un centro culturale promuove la Lectio divina?” Proprio perché la Bibbia è un grande libro di cultura, che ha ispirato e orientato la vita di interi popoli per secoli, e continua anche adesso. Averla espulsa dalle nostre scuole e dalla nostra cultura – è un grande scrittore, ateo, a dirlo: Francesco De Sanctis – ha causato un grande impoverimento culturale.
Su quali testi si svolge la Lectio nel periodo quaresimale? Sulle nuove parole, cioè sui linguaggi, sui concetti, sulle esperienze nuove, sulle nuove elaborazioni e progetti, sui nuovi scenari che emergono oggi alla coscienza profetica, attenta cioè a cogliere i segni della luce nel grembo del buio, del giorno nell’oscurità della notte, della pasqua dentro la quaresima, della risurrezione quando tutto parla di sfacelo e di morte. (sr. Ilaria Arcidiacono)