Ritiro pasquale con Bruno Secondin
Venerdì 30 marzo (ore 18.00-20.00) e sabato 31 marzo (ore 15.00-17.00) ritiro pasquale presso il Centro Veritas (via Monte Cengio 2/1 a- Trieste) con Bruno Secondin su: “Bisogni inquieti di spiritualità”.
INQUIETI DESIDERI DI SPIRITUALITÀ
La ricerca spirituale nella postmodernità
Bruno Secondin ocarm.
Pontificia Università Gregoriana
Dentro di me c’è una sorgente molto profonda.
E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco
a raggiungerla, più sovente è coperta di pietre
e di sabbia: in quel momento Dio è sepolto,
bisogna allora dissotterrarlo di nuovo.
(ETTY HILLESUM, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 2001, 60)
La crisi della modernità ha consentito il riemergere della spiritualità come forza redentiva e non più come sfogo irrazionale. Ma la postmodernità sembra incapace di creatività, perché sa solo trasformare i linguaggi del vissuto in calligrafie vuote di senso dentro la sovranità del presente. Di spiritualità si parla in ambiti vari: dalla letteratura all’arte, dalla sociologia alla psichiatria, all’economia e alla biologia. La forbice tra i desideri e la realtà nell’attuale società ha dato spazio alla ricerca del sé, al bisogno di un benessere che non è solo materiale, ma psicologico ed emotivo, alla ricostruzione di una identità gratificante in contesti di vite di scarto e di bulimie: questo melting-pot appunto in tanti chiamano spiritualità, mettendoci dentro di tutto. Bisogna essere criticamente presenti, intercettare e accompagnare, per distinguere vacue irridescenze e vere illuminazioni. Appunto disseppellire Dio, da mille ingorghi nefasti e profanatori.
Si tenterà di riconoscere le inquietudini da interpretare, ascoltando gli ultrasuoni dell’anima in bilico, per reimparare a vivere, tra ferite, feritoie e scorciatoie. Ma soprattutto alla luce della simbolica biblica si esplorerà la possibilità di elaborare un nuovo paradigma di spiritualità come stile. Si tratta di reinstaurare una nuova alleanza nel tempo e nel corpo, provando a riconoscere i nuovi percorsi epifanici di mistica e di santità come resilienza solidale. Insomma anticipando quanto abbiamo scritto per un prossimo libro (esce a maggio, EDB, Bologna) parleremo di una spiritualità che sappia dare dignità a questo mondo un po’ sgualcito, con particolare ascolto delle migliori pulsioni culturali in atto.
Ritiro pasquale
“Inquieti desideri di spiritualità” con p. Bruno Secondin
Esplorare gli spazi di possibilità di una spiritualità nel post-moderno è impresa rischiosa, azzardata, eppure necessaria.
Certa afasia ecclesiale dipende proprio dal venir meno del linguaggio appropriato che sappia decodificare le grammatiche del frammento.
Padre Bruno Secondin, teologo carmelitano e docente di Storia della Spiritualità Moderna alla Gregoriana, ha disegnato al Centro Veritas, nei pomeriggi di venerdì 31 marzo e sabato 1 aprile, le coordinate di una sosta spirituale agli incroci della postmodernità, in preparazione alla Pasqua. Risurrezione come disseppellimento di Dio che però può ripresentare, semplicemente, il volto religioso della Divinità conosciuta e non la presenza silenziosa della parola biblica che si interrompe, si interroga, persino in apparenza si contraddice, che dunque si incarna inculturandosi.
Tempo e corpo diventano chiavi grammaticali di questo nuovo linguaggio, del tutto inedito, appena tracciato, un po’ preoccupante per l’establishment manageriale.
Diventare carne di fraternità, medita Secondin, far venire alla luce un cristocentrismo intriso di carnalità. Una pneumatologia che fa vibrare la carne, mentre la spiritualità tradizionale poco o niente aveva di liturgico – laddove i corpi danzano – o di ecclesiale – laddove i corpi parlano -.
Non è l’eroe ad essere figura realizzata di Cristo, bensì il povero. Finire tradizionalmente in gloria può esonerare dal confronto con il fallimento della croce. Solo che questa nuova mistica, di cui c’è disperato bisogno, non trova collocazione negli schemi consolidati.
“Reqobot”: parola ebraica per designare gli ampi spazi, gli squarci di luce, gli orizzonti aperti, attraverso cui ascoltare gli ultrasuoni dell’anima. Poiché non sarà più salvifica la prassi del modello, quanto, capovolgendo completamente la prospettiva, il modello della prassi. E qui la parresìa confermerà che o la spiritualità si riempie di libertà, o defunge. Inseguendo tanti suoi cascami, pare addirittura già defunta, ma non può essere così.
Sulla frontiera, sul non-luogo, come è Trieste, come non sempre vuol essere Trieste, lo Spirito parla. Il ritorno di Dio spesso non avviene in periferia, non attraversa i non-luoghi, si arresta prima o dopo la soglia. E così propone un Dio che non è né quello biblico, né quello di Gesù di Nazaret, anche se, magari, canta perfettamente il gregoriano.
Così Secondin propone immagini, anzi meglio “icone”, perché solo la narrazione simbolica, potentemente euristica e non ermeneutica, può dare significato al dire postmoderno: il cieco di Bethsaida che non ha nome ed è passivo ed è visitato nella sua inerzia; il cieco Bartimeo che invece sperimenta una forza sovversiva; Antiochia multiculturale e non Gerusalemme devota; Filippi, dove Lidia, commerciante di porpora, costringe a venire a casa propria l’apostolo riottoso. Lungo il fiume si affollano le donne: sarà quello il luogo della preghiera, pensano i primi “ecclesiastici” e l’Europa cristiana nasce nella casa di Lidia.
Resta così davanti a noi la sfida dell’alterità, che postula una spiritualità sulla soglia, al contempo olistica e agonica nelle nuove frontiere.
Niente paura: il prossimo libro di padre Secondin, che esattamente dei “desideri inquieti di spiritualità” si occuperà, come ha fatto nella due giorni, avrà la prefazione del Card. Ravasi.
St.S.