“La fede per l’uomo biblico” con Rinaldo Fabris
Mercoledì 11 aprile si tiene, presso il Centro Culturale Veritas, l’incontro su: “La fede per l’uomo biblico” con don Rinaldo Fabris, biblista di Udine, che ci ha anticipato alcuni brevi spunti dal suo intervento.
Martin Buber afferma che la fede ebraica -’emunàh – è un rapporto di fiducia incondizionata e totale in Dio; mentre la fede cristiana è un incondizionato riconoscimento del vero. Per Buber, Gesù è radicato nella fede ebraica, mentre Paolo propugna la pístis di matrice greca. Il filosofo e filologo poliglotta Martin Buber, che nel 1938 lascia la Germania per stabilirsi a Gerusalemme, traccia un profilo storico Gesù, ricostruendo la sua esperienza religiosa come vertice della “fede dei profeti” (M. Buber, Due tipi di fede. Fede ebraica e fede cristiana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1995).
Molti equivoci e fraintendimenti, anche in tempi recenti, si radicano in una concezione “illuministica” della fede cristiana, spesso attribuita all’influenza greca di Paolo. L’esperienza di fede in Paolo rimanda a quella di Abramo e dei profeti, precisamente alla fede biblico-ebraica di cui parla M. Buber. Anche se Paolo adopera il lessico greco pistéuein e pístis, “credere-fede”, egli pensa con categorie bibliche. Paolo vive e riflette sulla fede come relazione vitale con Dio, che implica un totale coinvolgimento della persona nel suo modo di pensare e di operare. L’esperienza della chiamata di Damasco, nella quale Dio gli ha rivelato il suo Figlio, fa capire a Paolo che l’incontro con Dio non dipende dalle prestazioni umane, rituali o morali, ma dalla sua libera e gratuita iniziativa.
Partendo dall’esperienza della fede di Abramo, che Paolo chiama “il padre di credenti”, attraverso l’esperienza dei profeti, in particolare Geremia e Isaia, si arriva alla “fede di Gesù”, il Nazareno. Prima di parlare della fede “in Gesù” è indispensabile parlare della sua esperienza di fede, che si esprime nella preghiera e nelle sue prese di posizione, in un confronto dialettico con le credenze e le pratiche religiose del suo ambiente ebraico.
Il confronto con la fede dell’uomo biblico può aiutare i credenti o i cercatori di Dio nel nostro tempo a superare la contraddizione tra fede e ragione, oppure l’identificazione tra fede ed etica. Il legame inscindibile dell’esperienza di fede dell’uomo biblico con la storia umana, è un sano antitodo contro l’intimismo di una spiritualità autoreferenziale. La parola del profeta Isaia al re Achaz, che si affida ai patti militari più che all’alleanza con Dio, è ancora attuale: «Ma se non crederete, non resterete saldi” (Is 9,9). Il futuro della vita umana dipendono dalla relazione con il Vivente che sta prima e oltre la storia umana, ma si manifesta e opera nella trama dei rapporti delle persone libere e responsabili. (Rinaldo Fabris)
“La fede per l’uomo biblico”
(Rinaldo Fabris – Trieste, Centro Veritas, 11 aprile 2012)
1. Abramo
Dio chiama Abramo promettendogli una terra, una discendenza e la benedizione (Gen 12,1-7.8-9). Abramo risponde alla chiamata di Dio con la fede: “Abramo credette – in ebraico he’emȋn, dal verbo ’amân, “fidarsi di…, fondarsi su.., mettere la propria fiducia, trovare la propria stabilità su qualcuno” – al Signore che glielo accreditò come giustizia” (Gen 15,6). Il figlio promesso tarda a venire; Abramo cerca di avere un figlio, legittimo erede, dalla serva Agar (Ismaele). Il Signore gli rinnova la promessa della nascita di un figlio da Sara, sua sposa. La nascita di Isacco porta a compimento la promessa di Dio. A questo punto Dio mette alla prova Abramo, che riavrà il figlio come un dono rinnovato attraverso la sua fede.
2. Isaia
Nel “Libro dell’Emmanuele” si promette un re ideale, il messia, discendente davidico, che instaurerà il regno di Dio di giustizia e di pace universali. Il nome ‘imma-nu-el, “Dio-con-noi”, dato al figlio di Acaz, è il “segno” della fedeltà di Dio che ha promesso la perpetuità della casa-stirpe di Davide (cf. 2Sam 7,1-17). La parola di Isaia si colloca nel contesto della guerra tra i regni di Israele, di Siria (Aràm) con la Pentapoli filistea, contro l’impero assiro (734 – 732 (cf. 2Re 16,5-19). Al re Achaz, che sta ispezionando le fortificazioni di Gerusalemme, il profeta annuncia la stabilità del regno di Giuda, perché il re di Gerusalemme è costituito dal Signore non dalle manovre politiche dei re della terra. La frase: «’im lo’ ta’amînu, kî lo’ te’amênu, se non crederete, non resterete saldi», fa leva sul verbo ’aman: “credere//essere stabili”. La fede in Dio è la piattaforma sicura su cui si fondano l’esistenza e il futuro della comunità e delle persone (Is 7,1-9).
3. La fede di Gesù
(cf. Eb 12,1-3, Fil 2,6-11)
Gesù vive e interpreta la sua esperienza di rapporto filiale con Dio nel contesto della fede ebraica: Dio è il Padre creatore, che dona liberamente i suoi benefici a tutti i suoi figli, li protegge e li salva (Mt 5,43-48). Nell’ambito familiare e nella comunità, che si riunisce al sabato in assemblea, Gesù impara a conoscere e praticare l’esperienza di fede ebraica biblica che si riassume nello Šemà‘ (Mc 12,28-34). Nella sua attività itinerante tra i villaggi della Galilea, Gesù benedice e loda Dio Padre creatore perché ha scelto i “piccoli” (Mt 11,25-27 // Lc 10,21-22). Alla sera dell’arresto, nella relazione con il Padre – Abbà – Gesù trova la forza e la libertà di affrontare da “figlio” la minaccia di morte (Mc 14,32-34: preghiera del Getsèmani).
4. Paolo di Tarso
Il lessico della fede predomina nell’epistolario paolino: il verbo pisteúein, “credere”, ricorre 42 volte nelle lettere protopaoline, di cui 21 nella sola Lettera ai Romani su 241 ricorrenze del NT; il sostantivo pístis, “fede”, ricorre 91 volte, di cui 40 in Romani, su un totale di 243 del NT. Nella fede l’essere umano si apre all’amore fedele di Dio rivelato e comunicato per mezzo di Gesù Cristo (Rm 1,16-17, cf. Ab 2,4). L’espressione “obbedienza della fede” (Rm 1,5; 6,17; 15,18; 16,19), letta sullo sfondo dello shema‘, “ascoltare-obbedire”, esprime l’accoglienza pronta e l’adesione profonda alla parola di Dio-vangelo (cf. 1Ts 2,13). Di fronte all’iniziativa gratuita di Dio, proclamata nel vangelo, la risposta dell’essere umano consiste nell’affidarsi al suo agire, ponendo la propria esistenza nelle sue mani e riconoscendo ciò che egli ha operato. La fede è il fondamento del giusto rapporto con Dio – “giustificazione” – che lo rende partecipe della sua “giustizia” e della vita. L’autore della Lettera di Giacomo afferma che “la fede senza le opere è morta” (Gc 2,14-26). Egli propone la coerenza tra fede in Gesù Cristo e la vita pratica, soprattutto nell’impegno sociale e nei rapporti solidali con i poveri.
Documentazione – testi
Dalla Lettera agli Ebrei (Eb 11,1-2;12,1-2)
1La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. 2Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. 3Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile…
1Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, 2tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Dal libro della Genesi (Gen 15,1-6)
1Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». 2Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». 3Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». 4Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». 5Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». 6Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
Dal libro di Isaia (Is 7,7-9)
7Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà! 8aPerché capitale di Aram è Damasco e capo di Damasco è Resin. 9aCapitale di Efraim è Samaria e capo di Samaria il figlio di Romelia. 8bAncora sessantacinque anni ed Efraim cesserà di essere un popolo. 9bMa se non crederete, non resterete saldi”».
Dalla Lettera ai Romani (Rm 1,16-17)
16Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. 17In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà.
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 1,1.10-12; 6,24-29.43-46)
1In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… 10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati…
24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. 25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». 26Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». 29Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato»…43Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.