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Ora di adorazione: “Ospiti dell’umano”

Autore // veritas
Postato il // 22 giu 2012

OSPITI DELL’UMANO

(Ora di Adorazione – 15 giugno 2012 – 16.30-17.30)

Canone: Ubi caritas et amor

Dal libro della Genesi (4, 8-17)

Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”. Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”. Disse Caino al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà”. Ma il Signore gli disse: “Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!”. Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.
Caino si allontanò dal Signore e abitò nella regione di Nod, a oriente di Eden. Ora Caino conobbe sua moglie, che concepì e partorì Enoc; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoc, dal nome del figlio.

Pausa di interiorizzazione della Parola

Dal Vangelo secondo Luca (10, 30-37)

Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.

Pausa di interiorizzazione della Parola

L’uomo che incappa nei briganti si sta allontanando da Gerusalemme. E con lui il sacerdote e il levita. È un mondo che non cammina verso Gerusalemme, ma se ne allontana. Invece che progetti di fraternità coltiva progetti di ostilità e divisione.
“Invece un samaritano …”, un ‘invece’ interrompe la serie di quelli che sono in fuga. C’è un uomo che sta salendo verso Gerusalemme. È un eretico, uno scomunicato, un escluso… Ma sta salendo alla città. È un pellegrino. E ha occhi per vedere, orecchi per udire il lamento dell’uomo ferito, piedi per farsi “prossimo”, mani per curarlo. Gli offre la sua cavalcatura e per lui anche paga. Gesù è questo pellegrino che “sale” a Gerusalemme, facendosi carico di tutti i feriti della storia. In questo pellegrino “eretico” che sale sulla croce c’è il futuro che la città sembra non voler cogliere. E Gerusalemme si rivela ancora una città percorsa ed abitata dalla logica di Caino, incapace di aprirsi alle logiche della fraternità che Dio vi vuole immettere.

Breve pausa di silenzio

Il Nuovo Testamento indica le condizioni perché la città abbia a vivere. Solo nella logica della fraternità e della condivisione la città dell’uomo può avere solidità e futuro. Solo nella logica del samaritano essa può trovare futuro sconfiggendo la “logica di Caino” per entrare nella “logica di Gerusalemme”. Alle parole “potere, forza, massa, prestigio” il Nuovo Testamento sostituisce quelle di “impopolarità, farsi piccolo, farsi servo”. Solo i valori “ultimi” possono dare il vero senso dei valori “penultimi”.
I valori necessari al vivere sociale non sono frutto di strategie, organizzazione, potere. Sono dono dello Spirito da accogliere, fanno appello alla responsabilità umana.

Pausa di riflessione personale

Canone: Misericordias Domini (p. 68)

La prima e fondamentale esigenza dell’opera missionaria della chiesa e di ogni credente è abitare le piazze delle odierne città, dove gli uomini si incontrano, dibattono, cercano nel confronto il senso della propria esistenza e dello stare al mondo. Questo richiede sia un decentramento fisico – uscire cioè dai luoghi ristretti delle comunità costituite per tuffarsi nel grande mondo di quanti non condividono le nostre opinioni – sia un decentramento spirituale – una capacità cioè di farsi attenti alle opinioni altrui, di conoscere ed approfondire le tematiche della vita degli uomini, di acquisire competenze riguardo ciò che abita il cuore degli uomini.
Ciò suggerisce una dimensione pedagogica fondamentale: ogni dialogo sincero nasce dal riconoscimento della ricerca dell’altro, da un’apertura di credito e dal tentativo di incontrare gli uomini là dove si trovano, e non dove vorremmo incontrarli.

Pausa di riflessione personale

Canone: Nada te turbe (p. 68)

La prima città, quella di Caino, era nata all’insegna della paura verso il fratello, dal rifiuto dell’alterità e della diversità. La nuova Gerusalemme è invece abitata da un popolo di fratelli, riuniti attorno all’Agnello. In essa sono abbattute tutte le barriere, nazionali e razziali, religiose e culturali. Questa città è insieme opera dell’uomo e di Dio. Una città ove si fondano in maniera mirabile l’opera di Dio e l’opera dell’uomo, la storia e l’eternità, la fatica umana e il paziente lavoro di Dio.
In essa niente della fatica umana e dell’impegno di costruire fraternità andrà perduto. Grandezza della storia e dell’impegno umano, ma anche stimolo a cercare i germi della nuova Gerusalemme nella opacità dei giorni della storia; a vedere i segni di un Dio che non si stanca di condurre l’umanità verso traguardi di fraternità.

Breve pausa di silenzio

La storia è ormai incamminata a passi decisi verso il suo traguardo finale, quello che Gesù ha inaugurato con la sua morte e risurrezione. Quanti lo seguono, anche se apparentemente sconfitti, sono realmente fecondi e fanno camminare la storia verso il suo traguardo, alla maniera del piccolo chicco di grano che cade in terra per portare molto frutto. È questa la vocazione del cristiano: seminare nei solchi della storia dei germi di eternità … anticipare nella precarietà quello che fiorirà nella pienezza.

Canone: Magnificat (p. 68)

E noi? Nella città dove abitiamo ci sentiamo ospiti o padroni? La viviamo come dono o come possesso? La Bibbia presenta molti personaggi che hanno avuto continuamente bisogno di essere ospitati e che hanno interiorizzato l’arte di ospitare.
Ospitalità è parola pregnante di ricchezza ma anche di fatica, di arricchimento e di perdita. Vivendola impariamo a sentirci ospiti dell’umano che è in noi; ospiti e non padroni. Questo ci allena ad abitare insieme ad altri, che equivale ad averne cura.
La Bibbia ci offre, inoltre, storie che segnano itinerari umani alla ricerca di senso e di possibilità. Anche noi siamo in cammino, il cristiano lo è da sempre verso una città conviviale, e camminare vuol dire soprattutto entrare dentro noi stessi, interiorizzare i vissuti, approfondire le connessioni, custodire le memorie di quanto si è visto, ascoltato e vissuto per generare, più liberi ed essenziali, nuove modalità umane e nuovi modelli del vivere.

Canto: Symbolum 77 (p.56)

Testi tratti dal calendario 2012 “Cittadini e città” dei missionari clarettiani, a cura di Ilaria Arcidiacono e Rossella Crevatin.

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