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“La fede come paradosso” con Roberto Tagliaferri

Autore // veritas
Postato il // 02 apr 2012

Mercoledì 8 febbraio alle ore 18.30, presso il Centro Veritas in via Monte Cengio 2/1 a, conferenza su: “La fede come paradosso”, con Roberto Tagliaferri (Parroco – Salsomaggiore)
L’itinerario dei Mercoledì del Veritas ci porta in questo appuntamento ad esplorare la dimensione paradossale della fede, quella per cui Tertulliano diceva Credo quia absurdum (credo perché è assurdo). Il paradosso della fede si può intendere in diversi modi. Ad esempio sostenendo che tanto la fede è irrazionale, quanto è efficace. Molti neuroscienziati giustificano la sopravvivenza delle credenze religiose proprio per questo marchingegno adattativo della mente. Un’altra versione del paradosso della fede di tipo epistemologico tende a sottolineare l’infinita differenza qualitativa tra i pensieri di Dio e i pensieri degli uomini. Una terza narrazione sostiene che il rovesciamento dei termini operato dalla kenosi (svuotamento) di Dio è l’essenza del mondo, ma è controintuitiva, difficile da sostenere dalle stesse religioni e sembra una scommessa senza speranza.
Che cosa significa dunque che vi siano uomini che nonostante tutto dicono con Giobbe: “Anche se Dio mi ammazzasse io continuerò a credere in Lui!”?
A guidarci in questa esplorazione sarà don Roberto Tagliaferri, parroco di Scipione Castello, una piccola frazione del Comune di Salsomaggiore (PR) e di Vigoleno (PC) . Don Roberto dirige il Circolo Culturale “Scipione Castello 56″ (www.scipionecastello.it) che promuove iniziative culturali, artistiche, di accoglienza, ricreative come il Memorial Stratos, le Mostre d’Arte, i Libri d’Arte.
E’ docente di teologia della liturgia presso l’Istituto di liturgia pastorale di S. Giustina a Padova. Si occupa di problemi epistemologici e di linguaggi del rito, con particolare attenzione alla dimensione estetica dell’esperienza religiosa. Ha scritto numerosi articoli e saggi teologici. Tra le sue pubblicazioni: La violazione del mondo (1996), La magia del rito (2006), Percorsi d’arte. Per non morire di verità (2007), Il matrimonio cristiano. un sacramento diverso (2008), Liturgia e immagine (2009), La tazza rotta. Il rito risorsa dimenticata dell’umanità (2009), Saggi di architettura e di iconografia dello spazio sacro (2011).

La fede come paradosso nella conferenza di don Tagliaferri al Veritas
Imparare a vivere anche il sabato santo
rispettando il silenzio e il mistero inviolabile di Dio

Quando si parla della fede nei termini di un paradosso, si sottintende una tensione tra l’atto di abbandono cieco nel divino e la possibilità di approdare a questo stesso abbandono attraverso un processo conoscitivo sorvegliato dalla ragione. A partire da questa premessa don Roberto Tagliaferri, docente di teologia della liturgia presso l’Istituto di liturgia pastorale di San Giustina a Padova, invitato mercoledì 8 febbraio dal Centro culturale Veritas a parlare sul tema “La fede come paradosso”, ha incentrato la sua riflessione sopra un concetto molto radicale di fede ampiamente testimoniato dalle Scritture: una fede che accetta di sostare nel grande silenzio di Dio del sabato santo e in questo immenso doloroso mistero a sua volta tace, evitando di coprire l’abissale profondità di questo silenzio con la consolante parola umana. Troppo spesso infatti il credente risolve il paradosso della fede scavalcando la teologia crucis per aggrapparsi alla sola teologia della Resurrezione. Alla luce di questo trionfo assoluto della luce in cui il Verbo sembra risolversi in perfetta trasparenza latrice di incrollabili certezze, la fede dimentica volutamente il momento dell’eclissi di Dio e la propria tragica condizione di naufragio in un universo che non sempre obbedisce a una logica a noi accessibile.
L’atto stesso della creazione, il sacrificio di Abramo e l’incarnazione del Figlio, acme della storia della salvezza, ci pongono al cospetto di un Dio che gioca contro se stesso, che addirittura sembra rimangiarsi le proprie promesse entrando nella vita dell’uomo in modo paradossale. L’autolimitazione del Creatore per fare spazio alla propria creazione, il sacrificio di Abramo che prima riceve da Dio stesso il figlio Isacco e poi viene richiesto di offrirlo in olocausto, e infine l’incarnazione del Figlio consegnato al mondo perché muoia in croce: alla classica visione teleologica che individua nell’esistenza un ordine preciso e soprattutto l’adempimento di una promessa, questi eventi cardine della fede giudaico-cristiana contrappongono una teologia perturbatrice che elimina ogni garanzia e cancella l’omega in cui l’universo dovrebbe compiersi al termine del suo cammino di evoluzione dall’originario punto alfa.
Questo non significa che Dio sia un essere irrazionale che ama il paradosso per confondere il cuore dell’uomo né che l’universo da Lui creato sia imperfetto e privo di una sua armonia: il misterioso apparente paradosso dell’agire di Dio rinvia alla sua intangibile trascendenza e alla sua insondabile profondità, cifre di una gloria che a noi non è dato profanare con parole o logiche semplicemente umane. Il peccato originale, in questa luce, è la non accettazione della nostra condizione creaturale e della nostra finitezza, la nostra pretesa di conoscere con la ragione ciò che Dio stesso ci ha inibito di conoscere. Come canta il Salmo 44 (vv. 25, 27), Dio spesso sembra ritirarsi dal mondo e abbandonarlo a se stesso, così che altro non ci rimane che onorare anche la sua apparente eclissi: «Perché nascondi il tuo volto / e non ti curi della nostra afflizione? /… Sorgi in nostro soccorso; / riscattaci per la tua misericordia».
Alessandra Scarino

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