“Nuove questioni morali”, seminario con don Gismano
7.07.2012:”Nuove questioni morali” seminario con F. Gismano
Seminario sul tema: “Nuove questioni morali”, guidato da don Franco Gismano.
Sabato 7 luglio 2012, a partire dalle ore 10.00 nella Sala Consiliare del Comune di San Pietro al Natisone (UD), il Centro Veritas, in collaborazione
con la Forania di San Pietro, il Centro culturale Blanchini e il patrocinio del comune, organizza il convegno di studio sul tema “Nuove questioni morali”, guidato da don Franco Gismano, docente alla Facoltà teologica di Udine e direttore dell’Ufficio pastorale diocesano di Gorizia.
7 luglio 2012
NUOVE QUESTIONI MORALI
convegno a San Pietro al Natisone
Sono Isabella Pugliese, segretaria del Centro culturale Veritas di Trieste e oggi volevo presentarvi il quadro di riferimento teorico del convegno che il Centro Veritas organizza a San Pietro al Natisone sabato 7 luglio di quest’anno a partire dalle ore 10.00 nella Sala consiliare del comune, in collaborazione con la Forania di San Pietro, il Centro culturale Blanchini e il patrocinio del comune.
Lo farò con le stesse parole che il relatore del convegno, il teologo morale Franco Gismano, docente alla Facoltà teologica di Udine e direttore dell’Ufficio pastorale diocesano di Gorizia, ci ha mandato.
Oggi si parla molto di ‘questione morale’: con ciò si intende riferirsi sopratutto alla crisi di comportamenti sociali e politici che si devono registrare a tutti i livelli. A ben guardare però tale crisi di comportamento è configurabile più precisamente come ‘crisi di legalità’ ovvero di (in)coerenza tra una indicazione normativa socialmente stabilita e il comportamento di chi è tenuto a seguirla. Anche nel campo delle scelte personali la ‘questione morale’ è normalmente identificata come questione di ‘coerenza’ tra ciò che si dice di voler essere o fare (momento normativo-progettuale) e ciò che poi concretamente si sceglie e si realizza.
Identificare la ‘questione morale’ con il valore della ‘coerenza’ o ‘rettitudine’ è certamente cosa importante, ma rischia di non evidenziare la vera questione morale che non si identifica nella rettitudine di un comportamento ma nella sua bontà. La saggezza del noto proverbio sottolinea infatti come “tra il dire e il fare c’è di mezzo il … mare!” e spesso l’uomo non ha la forza di attraversarlo completamente.
La riduzione del problema morale a problema di coerenza non tiene conto di chi è il soggetto che agisce, ovvero della natura dell’uomo e della sua intrinseca debolezza. Inoltre i valori che l’uomo dovrebbe coerentemente perseguire e persino realizzare (!) in realtà vengono spesso compresi come degli ideali universali cui l’uomo tende ma che, proprio per la loro caratteristica ideale, non solo rimangono irrealizzabili (l’ideale è, per sua natura, un non-reale) ma nemmeno pienamente comprensibili nella loro astratta articolazione. Un esempio lampante di questa impostazione è riscontrabile nel processo (tendenzialmente infinito perché idealistico) di determinazione dei diritti fondamentali dell’uomo (le successive ‘Carte’) che pure dovrebbero costituire il fondamento di tutte relazioni tra gli uomini.
La questione morale, per poter essere realmente vissuta e adeguatamente compresa, deve perciò recuperare il suo vero fondamento che è una concezione realistica della persona umana. Persona, si sa, dice relazione molteplice: con l’(A)altro che la pone (l’altro come prossimo ma anche come Dio) e con sé (come realtà che non si auto-pone ma che si auto-interpreta grazie alla relazione con gli altri). Il Bene ovvero la questione morale è il frutto di questa molteplicità di relazioni il cui momento conoscibile è espresso «nell’intimo della coscienza». È in essa (non al di fuori di essa) che «l’uomo conosce una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa questo fuggi quest’altro…» (Gaudium et spes). Fuori metafora conciliare, il cuore dell’uomo ha orecchie per sentire una voce che non è lui a darsi che gli proviene da altri e, ultimamente, dall’Altro e che costituisce la dimensione intima della sua liberà responsabile. Scoprire una voce che risuona nel cuore significa nient’altro che scoprire ciò che realmente desidero essere e fare. Imparare ad ascoltare se stessi e la verità che è in noi è il Bene, principio primo dell’agire («fai questo, evita quest’altro..») rivelatore di quella triplice relazione che costituisce la persona umana e che chiamiamo amore.
Il valore costitutivo di tutti i valori è dunque la persona, l’uomo; l’unico soggetto capace di relazione di amore con il prossimo e di conseguenza con sé. La persona è un individuo concretissimo, non un ideale, la cui costitutiva alterità gli permette di essere signore di sé (cioè libero) e responsabile del mondo se si riconosce quale debito originario cui corrispondere con la propria originalità. Responsabilità rimanda infatti a respondeo, è risposta nei confronti di una chiamata. Qui trova origine il bene umano, il bene morale. Sintonizzarsi sulla voce dell’(A)altro che parla è il primo dovere che la tradizione consegna a noi con il termine di conversione ovvero di crescita educativa. La conversione – intesa come processo educativo istituito dalla realtà che mi fa essere ed agire (il Volto del prossimo ma anche la natura di cui sono composto) – è la possibilità della coerenza e non vice versa. La scelta buona non è il risultato di una volontà di coerenza ma di una crescita umana nelle relazioni di comunione che rispondono alla mia identità personale.
Il primato dell’educazione, come cammino di progressiva acquisizione della verità di sé, è l’unica garanzia per l’atto buono, morale, la cui caratteristica non è la perfezione ma il miglioramento possibile. La misura del bene è la risposta grata, riconoscente, di ciò che si ha ricevuto. Se gli antichi filosofi avevano intuito che l’etica è questione di felicità e di autorealizzazione e non di semplice conformità ad una norma, i moderni filosofi ci ricordano che la norma non si comprende e non si realizza se non attraverso un processo di autointerpretazione. E l’atto interpretativo richiede che il tutto di sé, nella misura del possibile, sia ascoltato.
Nel corso del convegno che – come dicevo – verrà fatto sabato 7 luglio a San Pietro al Natisone in provincia di Udine, affronteremo questioni meno astratte e preliminari, come: pluralismo morale e fondamenti morali; coscienza morale e modelli culturali; ammissibilità o meno dei cosiddetti principi non negoziabili, quali: morale e ricerca scientifica; bioetica; senso della “legge naturale” (matrimonio omosessuale, fecondazione assistita ecc.).
Ringrazio tutti gli ascoltatori dei Programmi dell’accesso.
Vi aspetto, come dicevo, il 7 luglio a San Pietro al Natisone.
Questo intervento potete leggerlo sul nostro sito www.centroveritas.it oppure, se volete altre informazioni, potete telefonarci al n. 040.569205 oppure scriverci all’indirizzo centroveritas@gesuiti.it
Buona giornata a tutti.