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22/04/2015 – Conferenza: “Dio, dopo Dio”

Autore // veritas
Postato il // 14 mar 2015

Mercoledì 22 aprile 2015 alle 18.30 conferenza su: “Dio, dopo Dio”, relatore p. Roberto Riccio S.I. professore di Teologia Dogmatica della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sezione San Luigi

Nel suo intervento sul tema “Dio, dopo Dio”, il padre Roberto Del Riccio S.I. si focalizzerà soprattutto sul metodo di fare teologia, cioè appunto di “tenere un discorso su Dio”. Il suo proposito è  presentare sinteticamente la situazione della teologia prima del Concilio Vaticano II, per poi affrontare la svolta compiuta dal Concilio ed infine passare alla ricezione delle istanze conciliari nella teologia attuale. Padre Del Riccio circoscriverà la sua riflessione alla teologia di area cattolica e alla teologia accademica, senza prendere direttamente in considerazione autori come, per esempio, Vito Mancuso o Kearney, non solo a causa della vastità del tema che si trova a dover affrontare, ma anche perché uno degli elementi determinanti nell’attuale contesto culturale è – a parere del nostro conferenziere – il confronto con la “pretesa” autoritativa delle religioni, che per lui emerge in modo esemplare in aerea accademico-cattolica, nella quale il teologo nel suo indagare il Mistero deve esplicitamente fare i conti con il Magistero. (Ruggero Marchetti)

Relazione dell’incontro

 Nel suo intervento sul tema della discontinuità teologica dal titolo  “Dio, dopo Dio”, il padre Roberto Del Riccio S.I., docente di Teologia Dogmatica della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ha parlato del cambiamento del modo di fare teologia, e perciò del modo di parlare di Dio, con le conseguenze che questo ha anche sul nostro “pensare Dio”, determinato dalla svolta del Concilio Vaticano II.   

Ha perciò descritto sinteticamente la  situazione della teologia cattolica prima del Concilio, per poi affrontare la svolta conciliare, ed infine passare alla ricezione delle istanze conciliari nella teologia attuale. 

 A) Prima del Concilio. In una teologia dominata dal neotomismo, l’idea era quella di una teologia e una filosofia al servizio della teologia, ambedue caratterizzate dall’idea della perennità. Perciò teologia come formulazione di verità eterne ed immutabili, e un insegnamento di tipo dottrinale, che non ammette cambiamenti neanche nel linguaggio, perché – in questa impostazione come non mai – la forma è sostanza. Tutto questo caratterizzato da una netta distinzione fra dottrina e pratica, quest’ultima regolata dal diritto canonico e dalla pastorale.  

 B) Il Vaticano II cambia le carte in tavola: a) introduce un modo nuovo di rapportarsi alla verità e ai dogmi, determinato dal fatto che adesso la Rivelazione si comprende come dono di Dio nella storia, e non più come sistema di verità; b) ci si rende conto della formulazione storica dei dogmi, i quali hanno un linguaggio appunto legato alla storia e al contesto culturale in cui sono stati pensati e definiti, un linguaggio perciò relativo, che non si identifica più necessariamente con il contenuto del dogma, che è ciò che solo conta. Questo significa che adesso Dio si può esprimere sincronicamente nelle varie culture, lingue, categorie mentali; c) si riscopre l’autonomia degli ambiti del mondo, che viene vista teologicamente: è la Rivelazione stessa infatti, che ci dice che il mondo è autonomo. 

 C) Dopo il Concilio, viviamo oggi una situazione tutta nuova. Siamo nella postmodernità, caratterizzata dal distacco dell’oggi dalle epoche del passato prima invece considerate esemplari.  In questa congiuntura, i problemi che la teologia deve affrontare sono essenzialmente due: il suo voler essere scienza; il suo voler essere scienza confessante. Tre invece le sfide: nella realtà variegata di oggi, vincere la tentazione di occuparsi solo di chi è interno alla Chiesa; vincere anche l’ulteriore tentazione rappresentata dal fatto che questa posizione di chiusura è favorita dal laicismo di oggi che spinge per una privatizzazione della fede; sapere allora parlare di Dio e del mondo, in un atteggiamento di apertura, “da scienza”.

Quest’approccio aperto e scientifico deve poi andare lungo tre direttive: a) l’autorivelazione di Dio e l’autonomia delle creature: Dio si rivela nel mondo, che lascia libero di essere mondo, e allora ogni realtà del mondo ha qualcosa da dire su Dio e sull’essere umano; b) manifestare Dio favorendo un libero accesso alla fede cristiana: oggi non conta il maestro e la sua autorità, ma la testimonianza. Occorre confrontarsi con tutti sul bene comune e sulla trasformazione del reale, e lì si può porre la questione di Dio; c) ripensare la trasmissione di Dio nella storia: Dio noi lo riceviamo da una generazione che lo passa all’altra (c’è allora una spetto normativo, di fedeltà), ma poiché questo passaggio avviene nel tempo, anche la storia incide su di esso. Tutte le formulazioni teologiche e dogmatiche vanno allora viste alla luce della loro storicità.

Fin qui il padre Del  Riccio: un’esposizione densa, sistematica, chiara e coinvolgente, che ha stimolato nel momento di dibattito che come di consueto ha chiuso la serata, alcune domande (e relative risposte) molto interessanti per tutti i presenti.  

Ruggero Marchetti

                                                                            

 

 

 

 

 

 

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