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8/04/2015 – Seminario: “Continuità e discontinuità dell’insegnamento del Buddismo tra discepoli orientali e occidentali”

Autore // veritas
Postato il // 10 mar 2015

Il Centro Veritas, in collaborazione con il Centro Buddhista Tibetano organizza un seminario sul Buddhismo che avrà luogo al Centro Veritas (in via Monte Cengio 2/1 a- Trieste) nelle giornate di mercoledì 8 aprile; mercoledì 15 aprile e venerdì 17 aprile alle ore 18.30.

Il primo incontro del seminario sul Buddhismo (mercoledì 8 aprile) verterà su: Continuità e discontinuità dell’insegnamento del Buddhismo tra discepoli orientali e occidentali, relatrice ani Sherab Choden (Malvina Savio), presidente del Centro Buddhista Tibetano Sakya e del Progetto India Onlus.  Ani Sherab si occupa sia della parte religiosa in quanto dichiarata dal Ven. Khenchen Sherab Gyaltsen Amipa Rinpoché come ministro di culto, sia, grazie al Progetto Indi Onlus, delle adozioni a distanza dei profughi tibetani in esilio in India, in modo particolare si dedica all’educazione dei bambini e dei ragazzi, sia monaci che laici. Per l’ordine dei Sakya, è l’unica persona religiosa a rappresentarla in Italia.

La relatrice introdurrà il tema facendo un breve cenno della storia tibetana  e poi passerà  ad informare sulle modalità di insegnamento del Buddhismo per i discepoli nel mondo orientale e quelli da noi in Occidente e per comprendere come si vive il Buddhismo in Asia e come è stato recepito in Occidente.

Clicca qui per visualizzare:Locandina Seminario Buddismo 8 aprile

Relazione dell’incontro

Buddismo religione di pace

L’8 aprile si è svolto al Centro Culturale Veritas il primo incontro del seminario su “Il discepolo del Dharma in Occidente”.

Ani Malvina Savio, presidente del Centro Buddhista Tibetano Sakya e del progetto India Onlus, in apertura del seminario, ha salutato i presenti con la formula tibetana: “Che la pace e la benedizione sia su di noi”.

Ani Malvina ha avviato la sua relazione citando le parole del principale maestro europeo del buddhismo, Gyalwa Shamarpa Rinpoché, scomparso lo scorso anno, che fu anche suo maestro. Il buddhismo è una religione di pace; per il maestro, ogni persona che desidera la pace dovrebbe intraprendere un cammino spirituale, perché è dallo spirito che dipende la pace. L’essenza dell’insegnamento del Buddha è la compassione piena di amore. Da essa si sviluppa la saggezza, l’illuminazione.

Ani Malvina ha quindi introdotto i presenti ai fondamenti della religione buddhista, iniziata con gli insegnamenti del Budda Shakyamuni nel 566 A.C. Dopo aver raccontato in sintesi la storia dello storico fondatore, ani Malvina ha tratteggiato i punti salienti del buddhismo. Buddha vuol dire “totalmente illuminato”; il Buddha storico, Siddharta Gautama Sakyamuni, dopo un percorso di ricerca personale, elaborò le “quattro nobili verità” necessarie per liberarsi dalle sofferenze e giungere all’illuminazione; in Occidente si direbbe “giungere alla santità”. Al termine delle sue meditazioni iniziò la sua predicazione, il “Dharma”.

I tre veleni che provocano sofferenza sono: ego, attaccamenti e ignoranza, intesa quest’ultima come non conoscenza. Occorre trovare un metodo per allontanarci da essi. Buddha ha lasciato 84mila insegnamenti. Ciò vuol dire che non c’è un metodo unico che funziona con tutti.

Ci sono tre vie o scuole principali del buddhismo: il piccolo carro, il grande carro (o via di mezzo) e la scuola di diamante, più alta, quella conservata nei monasteri tibetani.

Il buddhismo fu diffuso in Tibet nel 700 D.C. da un principe indiano, e fu recepito così bene in quei luoghi da trasformare i tibetani da guerrieri a monaci. Questo è il motivo per cui i monasteri tibetani hanno l’aspetto di fortezza: e sono effettivamente fortezze, poiché le caserme dei soldati furono trasformate in luoghi di preghiera.

Collegandosi al tema del progetto del Veritas “Continuità-Discontinuità”, ani Malvina ha ricordato come il buddhismo in Tibet abbia conosciuto fasi di cancellazione; l’ultima discontinuità è quella attuale, in cui il regime comunista cinese ha rimosso quasi del tutto la cultura buddhista ed anche la lingua tibetana, tanto che i monaci – che studiano in India – imparano anche il cinese per riportare, a rischio della loro vita, la tradizione in Tibet.

Un altro fenomeno storico di continuità e discontinuità nella diffusione del buddhismo è l’interessante storia delle sue relazioni con la Mongolia. Fu Kublai Khan ad introdurre il buddhismo nell’impero mongolo e per lunghi secoli vi fu una forte tradizione in tal senso. Anche qui però negli anni Trenta del secolo scorso vi fu una cesura, il buddhismo fu contrastato fino a farlo quasi sparire.

Sul caso della Mongolia, ani Malvina ha invitato a parlare dal tavolo dei relatori il prof. Aldo Colleoni, console di Mongolia in Italia (il consolato ha sede a Trieste), presente tra il pubblico. Il dr. Colleoni ha spiegato come attualmente vi sia una ripresa del monachesimo buddista nel vasto Paese delle steppe, ed anche come siano stati promossi e riavviati grazie alla sua mediazione i rapporti tra la Santa Sede e la Mongolia negli anni Novanta, tanto da portare i Gesuiti in quei luoghi con una propria università. Vi è un vescovo mongolo ed alcuni sacerdoti e suore.

Venendo al cuore del seminario, la continuità e discontinuità tra Oriente e Occidente, ani Malvina ha spiegato come la tradizione Kagugpa – una delle quattro scuole del buddhismo (le altre scuole sono: Samye, Nygmapa e Sakya) – sia giunta in Italia, tra gli anni Sessanta e Settanta.

L’incontro di due monaci buddhisti di tradizione tibetana Sakya con il mondo del disagio legato alla droga fece sì che un piccolo gruppo di italiani volle approfondire gli insegnamenti del buddhismo; a tal fine venne fondato un Centro di studi nel castello di Pomaia (PI). Questo è ancora oggi un centro molto importante dove sono presenti monaci e monache anche occidentali.

Il maestro di Ani Malvina, Shamarpa Rinpoché, giunse invece in Europa chiamato, assieme ad altri Lama, alla fine degli anni Sessanta per seguire i profughi tibetani che sempre più numerosi arrivavano in Svizzera grazie alla Croce Rossa. I Lama vissero per alcuni anni in grande povertà nel Paese elvetico, ospitati da famiglie, fino a quando non ricevettero in regalo un pezzo di bosc, dove sorse un Centro di buddhismo “ecumenico” in cui sono rappresentate scuole diverse.

Per comprendere il buddhismo in Occidente occorre tenere ben presente che nel buddhismo non si possono fare proseliti: questa è una regola che non può essere infranta. A tale proposito, il Dalai Lama ha scritto che “È meglio seguire la propria religione tradizionale” per non incorrere in difficoltà emotive e intellettuali. Per il Lama, ogni religione ha il potenziale per formare uomini spirituali, gentili, dotati di un cuore compassionevole.

L’adesione al buddhismo non è – per il Lama – da preferire alla propria religione d’origine, perché le radici sono importanti. Tuttavia, meglio aderire alla filosofia buddhista che non avere alcuna religione.

Ani Malvina ha concluso la prima parte del seminario citando ancora un testo del Dalai Lama sulla comprensione reciproca tra le religioni del mondo. Ha quindi ringraziato il Centro Veritas per l’ospitalità ed ha rivolto un pensiero di particolare gratitudine a padre Mario Vit, che con mente aperta ha fatto sì che le porte del Centro si aprissero a voci diverse.

Tiziana Melloni

 


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