27/03/2015 – Quarto incontro di Lectio di Quaresima: Matteo 16, 21-26
Venerdì 27 marzo 2015 dalle 18.30 alle 19.30: Quarto incontro di Lectio di Quaresima su Continuità e discontinuità tra morte e resurrezione.
Matteo 16, 21-26. Via della croce. L’incontro è guidato da don Alessandro Cucuzza
Relazione della quarta lectio di quaresima di venerdì 27 marzo 2015
A cura di don ALESSANDRO CUCUZZA, Parroco della Parrocchia Beata Vergine Addolorata, sul testo di MATTEO 16, 21–27.
Matteo 16, 21-27.
21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». 24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Il passo del vangelo di Matteo si colloca verso la fine del ministero itinerante di Gesù in Galilea. Era stato evangelista del Regno, guaritore, esorcista; aveva manifestato vicinanza, prossimità e misercicordia nei confronti dei poveri, degli esclusi, dei peccatori suscitando entusiasmo e speranza nei non rappresentati.
Ora è prossimo il tempo di avviarsi verso Gerusalemme, dove Gerusalemme signifca la fine scandalosa e obbriosa della sua vicenda umana: la pena della croce era infatti infamante per il mondo greco-romano, addirittura maledizione divina per i Giudei del tempo. Nella narrazione dell’evangelista è prefigurato un/il tempo della spogliazione e dell’impotenza: nessuna risorsa su cui poter contare, nessuna via d’uscita: la persona di Gesù e la sua vita saranno interamente nelle mani di altri, che ne decideranno la morte.
È una prospettiva quella prefigurata ai discepoli (Gesù cominciò a spiegare…) che suscita in loro sconcerto e ribellione e che si esplicita nell’affermazione decisa e perentoria di Pietro: non ti accadrà mai! È lecito infatti pensare che in quell’anno di vita condivisa con Gesù i suoi discepoli si saranno pur fatta qualche idea su di lui, che presumibilmente era quella di un vincente, non certo quella di un perdente destinato a soccombere. Bastava anche solo pensare alle guarigioni compiute, certamente espressione di un “potere” che gli era riconosciuto: di liberazione, di perdono certo, ma pur sempre potere…
La manifestata prospettiva di una sconfitta definitiva non poteva dunque non essere respinta dai discepoli. Ma i pensieri degli uomini non sono quelli di Dio… La logica che invera quel “dovere” (andare a Gerusalemme,soffrire, essere ucciso) è quella di chi si mette al servizio: è la logica che non contempla l’affermazione di sé, ma la pratica che favorisce e promuove la vita degli altri; quella che mette in conto anche di perdere la propria nello spendersi per gli altri; quella che “trova” la propria vita nel promuovere la vita altrui. La sequela di Gesù, che i discepoli non avevano ancora capito, non contempla l’esercizio del potere ancorché libertante, ma la pratica della negazione di sé e l’accettazione della croce.
Il passo evangelico ci pone interrogativi inquietanti, che siamo portati a eludere, allontanare, o addomesticare in qualche modo… Siamo davvero consapevoli di cosa comporta la “logica”, la sequela di Gesù? E noi da che parte ci collochiamo? Anche in merito all’esercizio del potere ce la caviamo pensando che in fondo la cosa non ci riguarda perché il potere sia esso politico, religioso, economico ci è estraneo, appartiene ad altri…? Ma non è anche vero che frammenti di potere appartengono anche a noi? Nella pratica del nostro agire quotidiano lo usiamo per soffocare gli altri o per favorire la loro umanità, per promuovere relazioni armoniose o per privilegiare il nostro tornaconto?
Concludendo, questo brano può essere assunto come cifra del tema continuità-discontinuità che ha fatto da filo conduttore nelle nostre lectio di quaresima: continuità con un’immagine di un Dio potente o discontinuità del Messia spogliato e sconfitto?
Franco Marangon