6/03/2015 – Primo incontro di Lectio di Quaresima: Matteo 21, 33-45
Venerdì 6 marzo 2015, dalle 18.30 alle 19.30: Primo incontro di Lectio di Quaresima su Continuità e discontinuità tra morte e resurrezione.
Matteo 21, 33-45. L’incontro è guidato da don Fabio Gollinucci
Relazione della prima lectio di quaresima di venerdì 6 marzo 2015
A cura di don FABIO GOLLINUCCI, parroco della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, sul testo di MATTEO 21, 33 – 45.
Il 6 marzo ha avuto luogo la prima delle lectio di Quaresima che quest’annosi confrontano col tema promosso dal Centro Culturale Veritas su“Continuità e discontinuità”. Don Fabio Gollinucci ha guidato la lectio approfondendo il Vangelo del giorno, la parabola della vigna e dei vignaioli malvagi. La Parola produce libertà – dice don Fabio – e ci aiuta a vivere. Questa è una parabola per i capi, il riferimento è agli scribi e ai farisei e si colloca al centro tra la parabola che racconta la storia dei due figli, di cui solo uno fa la volontà del padre, e la parabola del banchetto di nozze che si conclude con l’invito alla gente di strada: un’allegoria del popolo d’Israele che si allarga alla Chiesa e al popolo di Dio.
Gesù intende trasmettere il senso di ciò che è venuto a fare: è già entrato in Gerusalemme a dorso di un’asina, è venuto a servire in umiltà. E’ un’immagine in contrasto con la visione degli scribi, che è la visione di un Dio potente. Dio non è quello che noi pensiamo – discontinuità religiosa e culturale -. Lo sguardo di Dio sull’uomo è immagine, figlio, posto in un ambiente ideale, un giardino. Siamo fatti per la gioia e l’armonia. Il peccato viene a rovinare quest’armonia. Resta il desiderio di felicità, di pienezza, di senso del vivere! Caduto il suo riferimento che è Dio, l’uomo si ritrova perso, fuori dalla verità di figlio. La vita è fatta per essere vissuta in pienezza e diffonderla intorno a sé. Gesù è il Dio della storia. “Cosa significa dire: ‘Ho avuto una storia?’ – continua don Fabio – La storia c’è,quando uno si mette in gioco, è coinvolto pienamente!” Il cammino dell’uomo è la storia di un ritorno. La vigna è quel terreno delicato di cui Dio si prende teneramente cura, lo custodisce e lo porta in alto, ma l’uomo, il suo popolo, lo rifiuta e si ritrova nuovamente nel deserto, che è luogo di discontinuità. Solo qui l’uomo può ritrovarsi e incontra un Dio faticoso, perché sconosciuto, dal quale l’uomo schiavo cerca conforto, ma Dio non è questo! Dio vuole riconsegnare l’uomo alla sua piena dignità e libertà di figlio ed erede!
Gesù, legato al Padre da un’intesa infinita, ci indica il disegno di Dio sul suo popolo, la sua vigna, popolo scelto, curato, a cui l’uomo resiste: più Dio ama, più cresce la resistenza dell’uomo, che dapprima bastona i servi e poi li uccide. Ma Dio non si arrende: manda il figlio, il cui arrivo rivela infine la vera volontà dell’uomo: rubare a Dio ciò che Dio dona e appropriarsi della vigna. L’uccisione del figlio richiama l’uccisione di Gesù stesso che avverrà due giorni dopo. Ma anche uccidendo il Figlio, il dono arriverà all’umanità. Il Figlio smaschera la motivazione profonda dell’uomo, ma rivela l’amore totale di Dio. Come finirà la storia? La pietra scartata diventa la base su cui si costruisce il nuovo rapporto con Dio, un rapporto d’amore.
Dio non è geloso, il suo dono è per tutti. Fedele a se stesso, rinuncia a se stesso e si fa servo. Uccidendo la Vita, l’uomo si illude: Gesù, amando, fa morire la Morte. “Assorbe” il male e rompe la catena di violenza. Basta “occhio per occhio”! Nel sepolcro Gesù porta la vita, porta vita alla morte. Vita di Dio che non si presenta con potenza: Egli ci dà la vigna e se ne va! Noi possiamo farne ciò che vogliamo, è per noi, amando, noi possiamo farla fruttificare! Ma noi temiamo di essere servi, ci sentiamo servi (vedi il fratello maggiore della parabola del figliol prodigo). Invece siamo figli! Dio ci vuole figli! Dio non vuole sacrifici, vuole che entriamo nella realtà della vita. La provocazione che emerge allora è: dove sono i nostri frutti? Usiamo la nostra vita per la gioia nostra e degli altri? Abbiamo bisogno di surrogati per “tenerci su”? Gesù è esigente ma continua a fidarsi di noi. Egli ci invita ad uscire dalle regole verso l’incontro liberante con Dio. La pietra “scartata”, il Figlio crocifisso e risorto, è l’inciampo, ma è il fondamento del popolo che riuscirà a fruttificare per il regno di Dio. Il Regno di Dio avanza perché Dio è fedele. E noi come rispondiamo? Cosa ne facciamo di questo dono?
Elisabetta Brandmayr