21/01/2015 – Presentazione del libro: “Nel sangue dell’agnello”
Mercoledì 21 gennaio 2015 alle ore 18.30: presentazione del libro “Nel sangue dell’agnello”. Continuità e discontinuità nella lettura simbolica cristiana. Rilettura del Battistero in fondo alla chiesa. Sono presenti don Paolo Iannaccone e Massimo Gnezda, curatori del libro.
“Non so se siete mai entrati nella chiesa di Santa Teresa a Trieste in via Manzoni.
Edificio degli anni 70 in cemento armato a taglio orizzontale e finestroni come si usava in quegli anni, incassata tra le case non sembra una chiesa e proprio per questo vien voglia di sbirciare all’interno. Accettando l’invito posto dalla curiosità appena varcata la soglia merita girare lo sguardo verso sinistra per fare un balzo spazio temporale e rimanere sospesi. Piccolo, tondo, lucido e riflettente, prezioso, raccolto, incastonato tra due diafane vetrate c’è non soltanto il battistero con il suo carico di bellezza mosaicata ma anche la riflessione pastorale di una chiesa che esprime l’accoglienza nel suo utero, l’accompagnamento verso gli altri sacramenti che conducono all’altare e al tabernacolo, la seduzione del rapporto di comunione che passa attraverso la contemplazione spalancata sul mistero.
Senza parole infatti si rimane davanti all’esplosione di tessere colorate ed all’agnello ritto che ti guarda da dietro un fonte battesimale panciuto che richiama il ventre di una donna gravida. Ed è proprio della vita e della morte, del senso del credere e dell’amore che parla il libro di don Paolo Iannaccone e Massimo Gnezda che a quattro mani hanno voluto mettere su carta un percorso lungo ed intrigante fatto di voglia di essere chiesa, di abbracciare attraverso la corporeità l’uomo che transita sul marciapiede di quella via del centro della nostra città, con l’architettura, i simboli, ma soprattutto il fascino della bellezza salvifica.
Si rimane ammaliati da quest’angolo mosaicato ma soprattutto nella difficoltà del togliere lo sguardo da quello dell’agnello si ha la sensazione di stare in apnea, si prova l’ esperienza che pretende il respiro a pieni polmoni , sintesi del gesto dell’immersione battesimale.
Impreziosito da foto a colori che descrivono la storia dell’opera il libretto edito dalla Cittadella d’Assisi ospita oltre alla prefazione dei due curatori anche le riflessioni di padre Alberto Maggi, di monsignor Giampaolo Crepaldi e di padre Marko Ivan Rupnik al quale si deve questa straordinaria produzione realizzata dal suo atelier del centro Aletti di Roma.
Sul retro della copertina si legge la sintesi di questo lavoro
“Questo battistero ci consente di immergerci nel mistero di Dio e del suo amore per l’umanità. Ci consente di scoprire attraverso il linguaggio simbolico dell’architettura e dell’ arte musiva il senso profondo della vita e della morte, il senso autentico delle relazioni vissute nell’amore e nella comunione “. (Anna Maria Rondini)
Articolo sull’incontro
C’è stata emozione durante la presentazione del libro sul battistero che dal 2011 può essere ammirato nella chiesa di S. Teresa di Via Manzoni a Trieste, con il suo straordinario carico musivo, non solo per l’assonanza e complementarietà degli interventi dei due curatori del testo, Massimo Gnezda e don Paolo Iannaccone, ma anche perché quel sangue e quell’agnello di cui il titolo narra toccano corde profonde legate alla ricerca del senso della vita e della morte, del male e del bisogno di salvezza, presenti in ognuno di noi. L’originalità dell’ evento può essere riconosciuta nel suo registro corporeo, nell’ elaborazione fisica, spaziale, simbolica e gestuale che il linguaggio liturgico esige.
I due interventi hanno posto proprio al centro del sentire e del vedere dei presenti gli spazi ed i tempi che oggi diamo al sacro, le precedenze e le attenzioni che gli rivolgiamo, che ci restituiscono problemi di qualità ed intensità dell’esperienza non legati solo al rischio di mutismo dei segni o linguaggi usati, per mancata conoscenza degli strumenti di decodificazione ma anche per crisi della dimensione del rapporto affettivo e profondo col divino. E se è vera l’affermazione di Joseph Sittler che “Il modo in cui il popolo cristiano celebra è esplicativo di ciò che crede” inoltrarsi nell’opera della chiesa di S. Teresa restituisce non solo quello che la comunità opera ma anche ciò che essa è, la maturità del popolo di Dio, la sua postura intima.
Nel tripudio d’oro e di luce che manda quasi in apnea, il rimando all’ acqua battesimale che porta da morte a vita è corporeo, così come la circolarità dello spazio vorticoso, ipnotico e vertiginoso. Ma è soprattutto nello sguardo dell’ agnello- Cristo che il l’opera esplode nel suo paradosso e trasmette ad ogni battezzato la sintesi dell’annuncio cristiano: l’incarnazione nella de-possessione, l’operare senza potere, la riconciliazione che esclude la vittoria sull’altro, la pienezza senza superiorità, il trionfo privo di aggressione, in una tenerezza senza fine. Come l’oro e il cerchio dei simboli, come il fonte a forma di pancia gravida, come l’agnello sacrificato e trafitto, ritto e vivo, espressione della carezza di Dio, sola bellezza che salverà anche noi, oltre al mondo intero. (Anna Maria Rondini)